Una recente ricerca di studiosi danesi e statunitensi prova che l’avvelenamento da libri è una possibilità reale e vanno intraprese azioni a tutela della salute di bibliotecari e lettori.
Una recente ricerca di studiosi danesi e statunitensi prova che l’avvelenamento da libri è una possibilità reale e vanno intraprese azioni a tutela della salute di bibliotecari e lettori.
Un anfiteatro romano non si trova tutti i giorni. Eppure quando un gruppo di archeologi la scorsa estate a Torreparedones, un’area situata nei territori di Baena e Castro del Río nella provincia di Cordoba nel sud della Spagna, ha estratto dalla trincea di scavo un elmo da gladiatore la conclusione è stata immediata.
Una ricerca geoarcheologica ricostruisce la storia del porto occidentale di Ostia e del suo definitivo insabbiamento in età tardo antica a causa di uno tsunami.
La colonia romana di Ostia sul mar Tirreno, alla foce del Tevere, fu per secoli il principale hub commerciale e di approvvigionamento di merci, provenienti da tutto il Mar Mediterraneo, dell’antica Roma, cui era collegata dalla via Ostiense con un percorso di 16 miglia. La città conobbe un periodo di straordinaria prosperità e di sviluppo delle attività commerciali nel II secolo d.C. testimoniata da un altissimo numero di magazzini e di granai.
Uno studio pubblicato da un gruppo di scienziati, storici e archeologi inglesi condotto nel ghiacciaio del Monte Rosa, mette in luce lo stato di inquinamento nell'Inghilterra medievale causato dal piombo. Le analisi condotte sono state svolte con una tecnologia alquanto innovativa, come la spettrometria di massa al plasma.
Hatra, un’antica città-stato immersa nel deserto iracheno a 120 chilometri a Sud di Mosul, colpita dalla barbarie della guerra. Questo gioiello archeologico del II secolo dopo Cristo, che solo tre anni fa venne usato dalle milizie dell’Isis come poligono di tiro o come sfondo per video di propaganda. Ora una missione archeologica, finanziata da Aliph Foundation di Ginevra e promossa dall'Ismeo di Roma ha raggiunto Hatra per catalogare, studiare e ricostruire i danni causati dai conflitti e comprendere come rimettere in sicurezza il sito.
E’ da poco uscito, con il Corriere della Sera del 17 marzo 2020, a cura di Philippe Daverio, il settimanale ‘Caravaggio. Canestra di frutta’. Doveroso far risalire al XX secolo, come ha fatto Daverio nella sua introduzione a quest’ultimissima edizione dedicata al pittore milanese, la rivoluzione critica legata al nome di Caravaggio e non invece l’apprezzamento controverso nei suoi confronti, appartenuto ad ogni secolo e non sempre da attribuirsi ai suoi detrattori in vita.
L’attività marittima nel mar Mediterraneo dal VII secolo a.C. al VII secolo d.C, un argomento di studio sterminato. Il progetto MISAMS (Modeling Inhabited Spaces of the Ancient Mediterranean Sea) si è rivolto a questo tema di ricerca modellizzando con un metodo innovativo su piattaforma Gis la densità dell’attività marittima per secolo.
Indubbiamente uno dei campi applicativi più stimolanti per l'utilizzo dei Sistemi Laser Scanner è quello archeologico.
Due studiosi spagnoli hanno sperimentato con risultati molto promettenti la possibilità di poter individuare in modo automatico la dispersione sul terreno di frammenti fittili archeologici, il rinvenimento più comune nelle operazioni di prospezione archeologica intensiva, utilizzando immagini ad alta risoluzione da drone, fotogrammetria e una combinazione di apprendimento automatico (machine learning, branca dell’Intelligenza Artificiale) e analisi geospaziale eseguite nella piattaforma di open cloud computing geospaziale di Google Earth Engine.
Un gruppo di geologi sta sperimentando con successo la tecnologia Internet of things (IoT) per monitorare e garantire la stabilità strutturale delle formazioni rocciose che sovrastano le Tombe dei Faraoni nella Valle dei Re in Egitto.
Un gruppo di studiosi cinesi ha ricostruito utilizzando ArcGIS e un DEM con risoluzione di 90 m il percorso dell'antica strada Tang-Tibet per l'altopiano del Qinghai-Tibet.
L'altopiano del Tibet, ai piedi dell'Himalaya, plateau gigantesco di oltre 2.600.000 km2, panorami grandiosi, il tetto del mondo. Un ambiente naturale estremo, un'altitudine che si impenna dal suo bordo nord-est rapidamente dai 2.000 m sino a guadagnare e superare i 4.000 m (con una altidudine media di 4.400 m).
Coraggiosa l’iniziativa dell’ICR di rilanciare uno studio tecnico sulle policromie e le dorature di arte del Gandhara, una delle espressioni culturali di intenso simbolismo che più abbiano suggestionato la tendenza all’astrazione dei movimenti artistici del Novecento, in un momento in cui il trattamento della documentazione fotografica di restauro è quanto mai soggetto alle alterazioni di software di fotoritocco, che rasentano la fotointerpretazione nella visibilità dell’oggetto artistico, al limite della fotografia artistica e della divulgazione pseudoscientifica.
Che cosa si mangiava, coltivava e allevava nel Mediterraneo occidentale, nel sud est della penisola iberica, tra 4.220 e 3.550 anni fa? E perché la cultura di quelle popolazioni protostoriche, l’argarica, tra le più progredite nell’Europa del tempo che conosceva una vivace attività metallurgica, agricoltura evoluta, grandi insediamenti, una società complessa e fortemente gerarchizzata scomparve quasi all'improvviso?
Qual è la risposta strutturale degli antichi monumenti megalitici? Come valutarla?
Una metodologia conoscitiva integrata per l'indagine numerica della risposta strutturale dei monumenti megalitici viene proposta in un articolo sul Journal of Cultural Heritage (vol. 41 January–February 2020) da un gruppo di ricerca internazionale di studiosi delle Università di KwaZulu-Natal, (Durban, South Africa), Tecnica ed Ellenica Mediterranea di Creta, e di Malta (Siphesihle Mpho Motsa, Georgios A. Drosopoulos, Maria E. Stavroulaki, Emmanuel Maravelakis, Ruben Paul Borg, Pauline Galea, Sebastiano d’Amico,Georgios E. Stavroulakis).
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