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Grande successo della mostra immersiva alla Arthur M. Sackler Gallery di Washington, D.C. su  Mosul, Aleppo e Palmyra

Prosegue con grande partecipazione di pubblico la mostra, inaugurata a gennaio e che rimarrà aperta sino ad ottobre, alla Arthur M. Sackler Gallery di Washington, D.C. su  Mosul, Aleppo e Palmyra.

Un viaggio virtuale tra tre grandi città del vicino oriente trovatesi nell’ultimo decennio tragicamente al centro di grandi sconvolgimenti politici e militari.  Siti archeologici e storici di enorme importanza i cui splendori hanno per secoli affascinato viaggiatori e studiosi e che sono stati inesorabilmente devastati dalla guerra. Tre siti storici emblematici di diversi tipi di  minacce al patrimonio culturale. Dai danni “collaterali" alle devastazioni pervicacemente perseguite e propagandate sui media dalle formazioni jihadiste e da parte di Daesh (Isis)che hanno cancellato dati storici e culturali secolari.

La mostra costituisce una pietra miliare per la potenza dell’esperienza virtuale immersiva  offerta, per la ricchezza di dati, proiezioni su larga scala di filmati e informazioni. Il tutto ricomposto per offrire una ricostruzione digitale dei siti ma soprattutto per diffondere la consapevolezza sull'importanza cruciale oggi della conservazione della storia. La mostra  comprende fotografie storiche, video interviste, conferenze e, una componente di realtà virtuale con modelli 3D   di siti del patrimonio culturale in Siria e in Iraq come il souk di Aleppo che il pubblico può “attraversare” e la sua cittadella patrimonio dell’umanità Unesco, o monumenti come Tempio di Baalshamin a Palmyra e  la Grande Moschea di al-Nuri di Mosul. Ricostruzioni digitali realizzate grazie ai progetti Iconem e Ubisoft con il sostegno dell'UNESCO e dell'Università di Losanna in Svizzera.

Modelli e informazioni che potranno essere utilizzate in futuro per   progetti di restauro.

Nelle intenzioni degli organizzatori "Age Old Cities” non intende fornire soluzioni, ma piuttosto sollevare questioni riguardanti il futuro del patrimonio mondiale", afferma la curatrice della mostra Aurélie Clemente-Ruiz.

La mostra si inserisce nel Smithsonian Cultural Rescue Initiative avviata in seguito al terremoto di Haiti per fornire aiuto in situazioni di calamità naturali o conflitti e certamente evidenzia il ruolo fondamentale che la ricostruzione digitale può svolgere nella salvaguardia del passato.

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