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Scoperto un nuovo anfiteatro romano a Torreparedones (Cordova, Spagna). Il contributo di telerilevamento e indagini geofisiche

Un anfiteatro romano non si trova tutti i giorni. Eppure quando un gruppo di archeologi la scorsa estate a Torreparedones, un’area situata nei territori di Baena e Castro del Río nella provincia di Cordoba nel sud della Spagna, ha estratto dalla trincea di scavo un elmo da gladiatore la conclusione è stata immediata.

L’edificio che stavano scavando era effettivamente, come supposto mesi prima in base una serie di analisi con tecnologie diverse, l’anfiteatro della Colonia Iulia Virtus Ituci. Virtus è una città romana, ancora da esplorare: dei circa 11 ettari che occupava ne sono stati scavati infatti appena il 10%. Con un impianto urbano articolato in terrazze sul versante di una collina a 569 m s.l.m. la colonia fu dedotta tra il 30 e il 27 a.C. a Ituci, un insediamento fortificato dei Turdentani, una popolazione iberica. 

Oltre 30 anni, anche se con varie interruzioni, di ricerche archeologiche hanno accertato che Virtus aveva mura, porte urbiche imponenti e monumentali, una rete di strade, tre complessi termali, basilica, templi e portici, un mercato circondato da 13 botteghe, un foro con la curia, adornato con sculture di membri della dinastia Giulio Claudia: gli imperatori Augusto con Livia, Caligola e Claudio che sostituì il volto di quest’ultimo colpito dalla damnatio memoriae.. Eccellente lo stato di conservazione di alcuni edifici come le terme pubbliche situati vicino alla porta orientale. Occupano circa 500 metri quadrati e hanno mura che raggiungono i tre metri di altezza,. Hanno una pianta rettangolare e conservano apodyterium, frigidarium, tepidarium e caldarium, oltre a latrine, hall e area di servizio e forni per riscaldare il seminterrato dell'edificio. In tempo di coronavirus e possibile scaricare l'app per cellulare e tablet Ciclo Escultórico de Torreparedones, che offre un tour virtuale e perché no in questi tempi gettare uno sguardo ai manufatti legati alla dea romana Salus che sono stati individuati, inclusa un'iscrizione a lei dedicata a un piccolo vaso di bronzo con la sua immagine.

Degli edifici fondamentali delle città romane rimaneva sconosciuta l’esistenza o meno di quelli per gli spettacoli. Gli scavi condotti da ricercatori delle università di Cordova e Granada hanno permesso di identificare ubicazione e dimensioni dell’ anfiteatro. Era posto fuori delle mura e lungo 70 metri. Veniva utilizzato come luogo di intrattenimento, certamente per i munera gladiatorum, i combattimenti tra gladiatori e le lotte con bestie selvagge. E anche per il teatro sono emersi ultimamente indizi consistenti che stanno indirizzando le ricerche però all’interno delle mura.
Racconta nei dettagli la ricerca l’articolo “Use of Remote Sensing, Geophysical Techniques and  Archaeological Excavations to Define the Roman Amphitheater of Torreparedones (Córdoba, Spain), firmato dall'archeologo Antonio Monterroso-Checa, e da altri sei studiosi (Teresa Teixidó , Massimo Gasparini, José Antonio Peña, Santiago Rodero, Juan Carlos Moreno e José Antonio Morena) pubblicato sul numero del secondo semestre 2019 di Remote Sensing sulla piattaforma online open MDPI (https://www.mdpi.com/2072-4292/11/24/2937).

Diversi metodi geofisici sono stati usati per confermare l'esistenza di questa struttura, definirne la geometria e, determinarne quanto meglio possibile lo stato di conservazione. Dal rilievo magnetometrico alla tomografia elettrica di resistività (ERT) e ai metodi Radar a penetrazione del suolo (GPR). Gli studiosi hanno dovuto affrontare alcune difficoltà. L’area è infatti occupata da una piantagione di mandorle, circostanza che ha condizionato l’acquisizione dei profili geofisici. Un altro problema è stato costituito dal basso contrasto dielettrico e magnetico tra le strutture e gli strati sepolti, richiedendo un trattamento accuratissimo e scrupoloso dei dati.
Per corroborare le immagini aeree e i modelli geofisici è stato alla fine come sempre il più distruttivo dei metodi, lo scavo archeologico, a confermare le risultanze incrociate delle tecniche non distruttive di prospezione per eccellenza utilizzate dagli studiosi, telerilevamento da piattaforma aerea e prospezioni geofisiche.
Un esempio dunque di metodi, procedure, protocolli da utilizzare nelle ricerche preliminari di strutture antiche sepolte.
Soffermiamoci brevemente sull'iter conoscitivo. Il trattamento dei dati telerilevati da piattaforme aeree ha preso in esame una serie di immagini ottenute in vari momenti, dalle ortofoto aeree storiche in bianco e nero a quelle a colori e alle acquisizioni Lidar. Il flusso di elaborazione base è stato eseguito utilizzando un software commerciale Surfer (V.15.Golden Inc). Questa elaborazione ha evidenziato una anomalia riferibile a un edificio antico con un raggio di circa 60-65 m permettendo di delineare una prima ipotesi di identificazione archeologica di questa struttura. L’anfiteatro per l’appunto. Per avvalorare il potenziale archeologico della traccia rilevata è stata avviata successivamente quindi una indagine geofisica non distruttiva.
Previa suddivisione dell’area in settori regolari ha avuto luogo innanzitutto un’indagine magnetometrica eseguita con un magnetometro ai vapori di Potassio GSMP 40 (GEM) operante in configurazione gradiometrica, un’apparecchiatura sensibile alle variazioni minime del campo magnetico (0,01 nT / m). Ne sono scaturite dopo il trattamento dei dati con software dedicati mappe del gradiente magnetico verticale e del campo magnetico totale del sito che hanno permesso una facile individuazione e interpretazione delle anomalie magnetiche riscontrate.
Il sottosuolo è stato esplorato come si è detto con il Ground-Probing Radar (GPR), eseguita mediante il nuovo sistema monocanale SIR-3000 della Geophysical Survey Systems, Inc. (GSSI), utilizzando un’antenna a 400 MHz per i profili 2D profili attraverso attraverso gli assi trasversale e longitudinale dell’anomalia riscontrata dal telerilevamento aereo. Radargrammi delle registrazioni dei segnali riflessi sono stati elaborati al fine di rimuovere “rumori” e correggere le ampiezze di riflessione prodotte dal disaccoppiamento tra l'antenna e il terreno.
Per l’abbianemnto alle linee GPR sono stati realizzati due profili di resistività (2D-ERT) utilizzando Georesistivimetro multicanale Terrameter LS-12 (ABEM, Inc). I dati sono stati invertiti utilizzando utilizzando il software commerciale RES2DINV (Geotomo Software S.L)
La validazione incrociata tra i profili GPR con i profili ERT equivalenti hanno confermato la presenza nel sottosuolo dei resti dell'anfiteatro delineando l’estensione delle sue strutture.
Ciascuna di queste tecniche ha dato frutti preziosi. Tra le tecniche geofisiche applicate, GEM e ERT si sono rivelate tra le più efficaci. L'indagine magnetometrica ha fornito anche una mappa superficiale dettagliata. tomografia elettrica di resistività ha prodotto profili 2D dettagliati a profondità di 7-10 m rilevando alcune strutture interne non visibili con le mappe superficiali. I profili GPR hanno permesso di rintracciare le murature maggiori ma non sono riusciti a intercettare piccole strutture a causa del cattivo contrasto dielettrico tra i diversi materiali.
Non restava che lo scavo articolato in trincee. Le trincee archeologiche sono state aperte nei punti in cui si supponeva esistessero le mura
La successiva ricostruzione archeologica ha indicato che l'anfiteatro romano era situato all'esterno il muro perimetrale della città romana. In questo settore occidentale, la città era distribuita su terrazze seguendo la topografia del terreno e aveva una rete di strade che si adattavano alle curve di livello.
Le dimensioni dell'anfiteatro, non eccedenti i 70 m di diametro, sono simili a quelle di altri siti archeologici in Spagna come la Contributa Iulia nella città di Medina de las Torres nella provincia di Badajoz e la Segóbriga, situata nel comune di Saelices a Cuenca, città dalle dimensioni simili a quelle di a Virtus Iulia.

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