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L’alimentazione a Roma al tempo della caduta dell’Impero Romano e nei secoli successivi. La valutazione isotopica arricchisce il quadro delle nostre conoscenze.

Roma medievale, secoli di profondi cambiamenti nei modelli economici, demografici e sociali ma anche nelle abitudini nutrizionali. Arriva adesso uno studio, la prima vasta indagine sulle abitudini alimentari degli antichi abitanti della Roma medievale, che mira a definire il profilo dietetico della popolazione della città tra V e XI secolo grazie all'analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell'azoto. Oltre alla caratterizzazione alimentare della popolazione romana nel primo medioevo la ricerca, sostenuta dal MIUR (PRIN 2015), ha avuto l’obiettivo di istituire confronti  valutativi tra la dieta medievale a Roma con quella di altri siti italiani e con quella di età imperiale, sempre a Roma, contribuendo in quest’ultimo caso a delineare un quadro complessivo dell'impatto del declino dell'Impero romano anche sulle abitudini alimentari.

La cosiddetta “caduta” nel 476 dell'Impero Romano d'Occidente con la deposizione dell'Imperatore Flavio Romolo Augusto(lo) è da sempre considerata uno snodo fondamentale, “fatale”  della storia universale. Il suo impatto economico e sociale investe condizioni, stili di vita e abitudini alimentari delle popolazioni.

Ricco e articolato il team di studiosi che ha condotto  e pubblicato  a fine luglio 2020 la ricerca con il titolo “The edge of the Empire: diet characterization of medieval Rome through stable isotope analysis” su Archaeological and Anthropological Sciences, v, 12,article number: 196 (2020), Springer  (https://doi.org/10.1007/s12520-020-01158-3). Si tratta di Sara Varano, Flavio De Angelis, Marco Romboni, Cristina Martanez-Labarga e Olga Rickards (Centro di Antropologia Molecolare per Studi sul DNA Antico, Università di Roma Tor Vergata), Riccardo Santangeli Valenzani (Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi Roma Tre), Valentina Gazzaniga (Unità di Storia della Medicina e Bioetica, Dipartimento di Scienze e Biotecnologie medico-chirurgiche, Università di Roma la Sapienza) Paola Ricci e Carmine Lubritto (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche, Ambientali e Farmaceutiche, Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli"), Paola Catalano, Andrea Battistini e Walter Pantano (Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma), Luca Brancazi (Scuola di Dottorato in Archeologia Post-Classica, Università di Roma la Sapienza)
Ciò che sapevamo sull’alimentazione nella Roma medievale proveniva  principalmente da fonti letterarie studiate da storici come Montanari, Pearson e Adamson oltre che da rapporti archeologici con studi archeozoologici sui resti faunistici rinvenuti a Crypta Balbi e a S. Cecilia, con pochissime informazioni molecolari, unici dati isotopici disponibili per l'Alto Medioevo essendo quelli da Piazza Madonna di Loreto (VIII sec.). In generale i cereali e i prodotti derivati ​​dai cereali (pane, birra e farina d'avena) erano gli alimenti principali. Il grano (Triticum dicoccum , Triticum spelta e Triticum aestivum ) tra questi il cereale preferito, ma altamente suscettibile alle variazioni climatiche e all'irrigazione, vedeva affiancato l'orzo ( Hordeum vulgare ) più tollerante al clima umido e fresco. Inoltre legumi, frutta e verdura, nonché proteine ​​animali da carne e prodotti secondari, come latte e latticini.  In generale sappiamo che nel primo medioevo la carne era quella soprattutto di quattro animali domestici Bos taurus, Sus scrofa, Ovis aries  e Capra hircus. Componente importante della dieta solamente nelle comunità dedite alla pastorizia si pensava rappresentasse anche a Roma probabilmente un'importante fonte di cibo. Il consumo costante di pesce appariva in generale probabilmente, con l’eccezione delle comunità che vivevano vicino a laghi, fiumi e mare, limitato agli strati sociali più ricchi, dato che questo poteva essere approvvigionato solamente grazie a sistemi di trasporto efficienti venuti meno con la caduta dell'Impero Romano. 
La valutazione isotopica, un metodo quello dell'analisi dei rapporti di carbonio ( 13 C / 12 C) e azoto ( 15 N / 14 N) ampiamente utilizzato per studiare abitudini alimentari in antiche popolazioni, non smentisce ora queste elaborazioni storiografiche ma può essere anzi compresa in maniera molto più adeguata grazie proprio ai dati della letteratura che le forniscono un contesto e una struttura interpretativa. Nel complesso la combinazione di dati storici, archeologici e molecolari finisce per arricchire anzi notevolmente la conoscenza di molti aspetti dello stile di vita a Roma nei decenni immediatamente successivi al crollo dell'Impero Romano. Anni caratterizzati dall’acuirsi di una profonda crisi sociale, demografica ed economica che si era aperta già a partire dal III secolo d.C.  In particolare gli studiosi sottolineano l’impatto delle guerre gotiche (461–476 d.C.) con le loro conseguenze come la carestia e la diffusione di malattie che portarono all’abbandono della città, riducendola a meno di 30 mila abitanti, e videro la sua popolazione tentare di rifugiarsi nei centri religiosi o manifatturieri dell’hinterland.  

Le firme isotopiche forniscono informazioni sulla dieta. Carbonio e azoto derivano principalmente infatti da proteine ​​alimentari e il carbonio può essere ottenuto anche da carboidrati e lipidi, in particolare quando la dieta è povera di proteine. L'analisi isotopica può essere eseguita sul collagene che in particolare si rivela un buon marker per ricostruire la dieta degli individui durante gli ultimi anni della loro vita con stime approssimative impostabili anche su 10-15 anni prima della morte. I meccanismi di frazionamento isotopico del carbonio consentono poi di determinare il consumo di piante con diverse vie fotosintetiche  e anche di distinguere tra risorse terrestri e marine in un ambiente vegetale . E’ anche possibile identificare le risorse di acqua dolce (sia lacustri che fluviali). Gli isotopi dell'azoto sono impiegati nell'identificazione della posizione della rete alimentare di una specie.

Nella ricerca su Roma medievale il metodo dell’analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell'azoto è stato   eseguito su 110 ossa umane provenienti da sei contesti funerari datati dal IV all'XI secolo, tutti di recente scoperta.  Queste persone di cui è stato definito il profilo nutrizionale vivevano in sei comunità. Sei erano situate nell’attuale centro di Roma, ovvero per la Tarda Antichità presso Piazzale Ostiense (IV e V sec.) e Amba Aradam (V sec.), per l’Alto Medioevo a San Pancrazio (VII e VIII sec.) e al Celio I (VI-IX sec.), per la fase tardiva dell'Alto Medioevo al Celio II (X-XI sec.) e al Foro della Pace (X-XI sec.). L’ultimo contesto preso in considerazione per le analisi proviene dall’antica città di Gabii, vicino al lago di Castiglione, 20 km a est di Roma  (chiesa di San Primitivo). Una città, Gabii, dalla lunga tradizione che la voleva luogo in cui Romolo e Remo avessero imparato a scrivere, nel periodo altomedievale progressivamente ruralizzata e abbandonata alle coltivazioni agricole. Sono stati inoltre analizzati anche tredici resti faunistici per definire lo sfondo ecologico di questi secoli.

La dissezione demografica dell'intero campione umano non ha mostrato differenze significative tra maschi e femmine  e così anche il confronto tra i diversi gruppi di età. Per i metodi analitici e metodi  e i metodi statistici applicati nella ricerca si rimanda al testo dell’articolo.

Dai nuovi dati isotopici della ricerca emerge che gli individui appartenenti alle sette comunità analizzate sembrano aver condiviso una dieta comune, in cui la carne e le risorse vegetali svolgevano un ruolo dominante. Una dieta  coerente con quella tipica  delle comunità altomedievali dell'area mediterranea, alimenti di origine vegetale e proteine ​​animali da carne e latticini, Di rilievo appare l’assenza di riscontri tra questi romani dell’alto medioevo riguardo al consumo di pesce anche se si possono notare alcune differenze che riguarda esclusivamente gli individui dell’area di San Pancrazio che forse consumavano risorse di acqua dolce anche se a tale ipotesi manca il supporto dei dati isotopici dalla fauna locale. Gli altri siti sono omogenei per i valori di δ 15 N anche se  le differenze riscontrate per questi valori di δ 13 C potrebbero suggerire l’impiego per ciascuna comunità di alimenti fondamentali diversi (cereali diversi o fauna terrestre che mangiava risorse vegetali diverse) .
Le analisi rivelano che risorse vegetali C 3 con diverse firme isotopiche furono coltivate nell'area di Roma dal IV all'XI secolo, un’ ipotesi  supportata da rapporti storici che trattano i cambiamenti nella coltivazione del grano in Italia durante l'Alto Medioevo (VI-IX secolo). 
Differenze significative a Æ 13 valori di C sono state riscontrate tra Roma e quasi tutti gli altri siti italiani. Il panorama alimentare complessivo in Italia durante il Medioevo era caratterizzato da una dieta fondata su un basso apporto di proteine ​​animali, soprattutto dagli ecosistemi acquatici (sia d'acqua dolce che marini). Spicca la differenza apportata dalle principali coltivazioni nei siti toscani come grano nudo, orzo e fava che testimoniano le capacità tecnologiche raggiunte da quest’area durante il Medioevo.

Chiare divengono alla luce dei risultati isotopici moltissime dinamiche della transizione alimentare che si verifica tra fine impero e decenni immediatamente successivi, soprattutto per quanto riguarda il sistema commerciale. La crisi del sistema commerciale, non sostenuto  più da un potere centralizzato modifica in maniera fondamentale le abitudini alimentari romane, determinando un calo del consumo di alimenti ricchi di proteine ​​e della variabilità alimentare. Si tratta di un processo  particolarmente evidente nel confronto che è stato possibile effettuare nell’antico centro di Gabii dove sono da alcuni anni disponibili anche i dati isotopici del periodo imperiale. La dieta romana dei romani cambierà nuovamente tra il Tardo medioevo e XVI secolo

In generale un'economia più autosufficiente dunque, segnata da una significativa diminuzione del consumo di alimenti ad alto contenuto proteico, sia provenienti dall'ambiente terrestre che da quello acquatico, e un aumento del consumo di risorse vegetali.

Una transizione alimentare nel cuore di quello che era l’Impero romano diversa da quella rilevabile in altre aree d'Europa, dove la caduta delle insegne imperiali era stata affrontata con strategie politiche diverse. Un’economia di  sussistenza che determinò in tutta Europa per tutto l'Alto Medioevo l’assenza  di un sistema alimentare organizzato su larga scala. L'arrivo degli invasori germanici probabilmente vi introdusse nuove preferenze alimentari portando a un aumento del consumo di prodotti alimentari atipici nel periodo imperiale.

Sottolineano gli autori “l'alimentazione è uno dei marcatori più conservativi è in grado di identificare l'identità culturale di una popolazione antica poiché essa è influenzata da vincoli culturali, ambientali e storici”

Uno studio dunque che contribuisce in maniera notevole a una ricostruzione in termini più generali del profilo alimentare dei Romani dopo il crollo dell'Impero Romano d'Occidente.

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