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Alla scoperta di Abu Tbeirah: un libro in Open Access

È stato appena presentato alla Sapienza di Roma il volume in lingua inglese “Abu Tbeirah. Excavations I. Area 1 Last Phases and Bulding A Phase 1” ( Sapienza editrice) a cura di Licia Romano e Franco D’Agostino. Il libro raccoglie i risultati degli scavi condotti nel sito di Abu Tbeirah (Nasiriyah, Iraq Meridionale) e delle analisi effettuate dal team italo-iracheno di ricercatori. Il volume è disponibile sia in cartaceo sia in open-access al link http://www.editricesapienza.it/node/7845

L’area interessata dalle ricerche del team della Sapienza e della Direzione delle Antichità irachena si trova ben più a sud di Baghdad. Abu Tbeirah è infatti un sito sumerico del III millennio a.C. situato nella parte più meridionale della cosiddetta Bassa Mesopotamia. Il Tell (n.d.r “collina artificiale”) è situato a pochi chilometri di distanza dalla capitale sumerica di Ur, famosa per via dei suoi antichi monumenti tra cui spicca di certo la Ziqqurat, la torre templare del dio lunare Nannar/Suena.

Dopo un’introduzione alle premesse scientifiche e politiche dell’inizio delle attività di scavo ad Abu Tbeirah, scritta da SE Dott. Abdulamir al-Hamdani, archeologo e Ministro Iracheno della Cultura, del Turismo e delle Antichità, la prima sezione del volume è dedicata all’inquadramento del sito dal punto di vista paleo-ambientale. Salvatore Milli e Luca Forti presentano il setting geologico dell’area e analizzano i cambiamenti della linea di costa, che nel III millennio a.C. si trovava vicina al sito, molto più a nord rispetto alla posizione attuale. Alessandra Celant e Donatella Magri riassumono le evidenze paleo-botaniche e polliniche del Vicino Oriente, introducendo la flora antica dell’area della Bassa Mesopotamia. Jafar Jotheri conclude la sezione con una analisi della canalizzazione antica nella regione di Abu Tbeirah, sulla base di uno studio che mette insieme remote sensing e analisi sul campo.

La parte centrale del volume comprende tre capitoli realizzati da Licia Romano. Il capitolo 6 presenta il sito di Abu Tbeirah e un excursus generale sulle aree di scavo, sulla metodologia applicata, sui fenomeni post-deposizionali. Si approfondisce poi la stratigrafia dell’Area 1, situata nella porzione Sud-est del sito. Qui è stata rinvenuta una household (ndr struttura abitativa di grandi dimensioni), abbandonata e distrutta nel corso del tempo da una serie di attività più tarde, tra cui anche diverse sepolture. La cronologia di questo abbandono graduale dell’area fornisce un quadro del momento critico in cui la città di Abu Tbeirah inizia la sua decadenza e il suo ridimensionamento, per poi definitivamente scomparire alla fine del III mill. a.C.

I due capitoli successivi descrivono in dettaglio tutte le attività antropiche relative al cimitero e all’ultimissima fase di occupazione dell’area e analizzano la struttura sottostante vano per vano, il tutto illustrato da un ricco apparato grafico.

Segue poi lo studio da parte di Susanna Cereda dei residui pesanti della pavimentazione di un vano dell’edificio: nei casi di strutture abbandonate (e non solo) l’analisi dei pavimenti, insieme a quella dei macro-artefatti portati alla luce, è difatti l’unico modo per poter comprendere quali attività venivano compiute all’interno di un ambiente. I risultati nel caso di Abu Tbeirah sono piuttosto interessanti: la Room 23, oggetto dello studio, rivela una molteplicità di attività che variano dal consumo di cibo alla fusione del bitume e probabilmente alla produzione di strumenti.

Alla parte più prettamente stratigrafica segue una sezione di diversi capitoli dedicata all’analisi dei manufatti ed ecofatti portati alla luce durante gli scavi.

Si inizia con l’analisi di Licia Romano, Marta Zingale, Giulia Festa e Vanessa Forte della ceramica che viene descritta sia dal punto di vista tipologico sia tecnologico, con un focus particolare sui dati provenienti dalle analisi neutroniche effettuate su diversi campioni.

Mary Anne Tafuri poi presenta uno studio preliminare sui resti umani rinvenuti sia nel cimitero sia nelle tombe sub-pavimentali dell’edificio dell’Area 1, mettendo in risalto sia la presenza di paleopatologie sia di stress muscolo-scheletrici, indicazione delle attività svolte in vita dagli antichi abitanti di Abu Tbeirah. I risultati delle analisi isotopiche, pur nei limiti dovuti al danneggiamento post-deposizionale dei reperti, forniscono poi un quadro interessante sulla paleodieta.

Francesca Alhaique descrive e analizza in dettaglio i rinvenimenti faunistici dai diversi contesti scavati, mettendo in luce associazioni e ricorrenze particolari. Si sottolinea poi il largo consumo da parte degli antichi abitanti di Abu Tbeirah di specie acquatiche sia dulcicole sia marine.

Dai reperti faunistici si passa poi agli studi sulla litica realizzati da Daniele Moscone e da Davide D’Errico, che forniscono una chiara immagine della produzione della litica scheggiata e del suo utilizzo. A conclusione del volume Angela Greco e Franco D’Agostino presentano una serie di nomi di città con cui potrebbe identificarsi il sito di Abu Tbeirah: l’analisi si basa su alcuni testi cuneiformi che raccontano le tappe dei viaggi delle statue delle divinità sumeriche durante i festival sacri.

Il libro è in Open Acces, scaricabile qui: http://www.editricesapienza.it/sites/default/files/5885_Abu_Tbeirah_interno_eBook_OA.pdf

 

CHNT
TFA 2019
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