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Un restauro italiano a Persepoli

Il restauro del Tripylon e della fronte a rilievo della Scala Sud dell’edificio del Tachara (fig,1), il Palazzo di Dario di Persepoli (Marvdasht, Iran), realizzato nel 2019 da alcuni membri di Restauratori Senza Frontiere Italia, tra gli altri Paolo Pastorello, Marisa Laurenzi Tabasso e Alessandra Morelli, ha incluso i bassorilievi con le teorie affrontate di guardiani e con i combattimenti tra il leone e il toro, figurazioni ricorrenti dell’arte persiana rese nel mondo tra le più celebri dalle illustrazioni dell’History of Art in Persia di Georges Perrot e Charles Chipiez (London, New York, 1892). 

In History of Art in Persia le immagini di precisione e di grande effetto per la ricerca e la divulgazione, che, tratte da fotografie, rappresentarono le prime vere e proprie anastilosi o ricostruzioni grafiche del monumento nella storia della documentazione plastica dell’antico, sono antesignane tanto di fantasmagorie felliniane quanto delle attuali restituzioni digitali e ricostruzioni virtuali in 3D dei siti archeologici e artistici italiani.

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Fig.2 - Charles Chipiez, Palazzo di Dario, Persepoli, Iran (cromotipia)

L’anastilosi direttamente ricostruttiva dei monumenti frammentari, secondo la Carta del Restauro (1972) attuabile solo eccezionalmente e limitatamente, e con gli opportuni rilievi semiologici evidenziati, ha trovato nella ricostruzione integrale del 1951 della Stoà di Attalo ad Atene, l’esempio più discutibile della moderna storia del restauro, anche se realizzata sulla spinta dell’onda emozionale della completa distruzione dell’edificio durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Nella cromotipia litografica o quadricromia del Tachara o Palazzo di Dario (fig.2), tratta dal volume del 1892, Charles Chipiez, che lo aveva restaurato, ne delineava la prospettiva sul limitare del giardino ‘edenico’, in cui sulle rampe della scalinata erano entrambi conservati i rilievi del leone - anch’essi oggetto del restauro appena conclusosi - completando la restituzione del prospetto carpito dalla fotoincisione (fig.3) di Paul Dujardin (m.1913), disegnata nel viaggio in Persia del 1881 dall’archeologa Jane Dieulafoy e pubblicata nel 1885 nell’opera di Marcel Dieulafoy dal titolo L’Art antique de la Perse (Paris, III Parte), in cui delle due lastre triangolate era invece visibile, sulla fronte del palazzo che vi appariva suggestivamente invasa dalla vegetazione, solo il bassorilievo sulla rampa di destra, oggi molto rovinato.

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Fig.3 - Combattimento di leone e toro, bassorilievo della rampa di sinistra della scalinata del Tachara a Persepoli, fotoincisione di Paul Dujardin (1892). Restituzione anastilotica del rilievo scultoreo dalla fotografia di Jane Dieulafoy del1881, edita nel 1885.

Il gigantesco vestibolo del Tachara era stato eretto da Dario con monoliti di pietra ed alla fine dell’Ottocento i bassorilievi delle rampe di accesso vennero classificati come appartenenti al retrostante Apadana o Sala ipostila di Serse e di datazione inferiore (V sec. a.C.), non ancora decifrate le iscrizioni cuneiformi.
Il trattamento dei lapidei, nella foto (fig.1) durante le lavorazioni a cantiere aperto, in alternativa a tecnologia laser ha sperimentato prodotti biocidi nella pulitura dei licheni, preliminarmente agli interventi di fissaggio e consolidamento degli strati superficiali, interessati da ampie zone di esfoliazione sui tre piani prospetticamente digradanti dei due rilievi. La rilevanza storica dell’edificio di Persepoli è riposta nelle tracce rinvenutevi dell’incendio storicamente attribuito alla volontà di Alessandro Magno, tanto dalle fonti agiografiche quanto dalle testimonianze infamanti, che posero il suo agire nei confronti dei popoli conquistati all’origine dell’invasione della Grecia da parte di Serse e che vorrebbero questi artefice della ricostruzione del palazzo. Sul tradimento della cortigiana Taide e sulla leggendaria ambiguità di una donna persiana ispiratrice del rogo sarebbe fondata l’iconoclastia di immagini femminili da tutti gli ornati della città di Persepoli, ma anche l’enigmaticità della statuaria di Afrodite nella cultura ellenistica, la prima ad averla ‘umanizzata’.

In estratto dal Report della Presidente di RSF Italia:
“...il giorno 16 dello scorso mese di Novembre 2019 l’intervento conservativo programmato si è concluso. Subito dopo la conclusione, RSF ha partecipato al "Symposium “Italy and Iran: 60 years of cooperation on cultural heritage”,organizzato il 17 Novembre dall’ Ambasciata d’ Italia a Teheran, presso il Museo Nazionale Archeologico, per celebrare la ricerca archeologica italiana in Iran. In questa occasione RSF ha presentato un poster per illustrare le principali attività realizzate durante il progetto. I risultati raggiunti sono poi stati illustrati in due successive riunioni: la prima con l’ Arch. Mohammad Hassan Talebian, Vice Ministro per il Patrimonio Culturale, il Turismo e l’Artigianato, e la successiva con il Dr. Behroud Omrani, Direttore del Research Institute of Cultural Heritage and Tourism (RlCHT), alle quali ha anche preso parte il Dr. Reza Rahmani, Direttore del Research Center for Conservation of Cultural Relics (RCCCR) e numerosi alti funzionari delle due istituzioni. Il progetto, denominato Persepolis International Monuments Conservation Project (PIMCP), è basato sul Memorandum of Understanding, firmato da RSF con le seguenti istituzioni iraniane: il Research Centre for Conservation and Restoration of Cultural Relics (RCCCR), il Research Institute of Cultural Heritage and Tourism (RlCHT) e la Direzione del Persepolis World Heritage Site. L’intero progetto è stato finanziato grazie alla generosa sponsorizzazione di Fondation Evergète, fondazione di diritto svizzero, con sede a Ginevra”.

Nel 1965 l’intervento di restauro della missione di scavo dell’Ismeo (Istituto di Studi Mediorientali) di Roma era consistito, oltre che nel sollevamento dei monoliti del prospetto, anche nel trasferimento a Teheran, nel Museo dell’Iran Antico (Museo Nazionale dell’Iran), dei reperti scultorei più a rischio, quali i giganteschi capitelli con testa taurina binata nella sequenza di foto (fig.4). Il progetto ‘Dal palazzo alla città’ (cfr.: Pierfrancesco Callieri, L’Alma Mater a Persepolis, articolo in rete) della sede ravennate dell’Università di Bologna, partito nel 2008, aveva inteso a sua volta farsi promotore dell’indagine della città vera e propria adiacente alla Terrazza imperiale con altri scavi sulla base delle ricognizioni e delle prospezioni eseguite a partire dal 1970 da missioni internazionali, sul piano metodologico al fine di una ridefinizione della vita quotidiana nella città e delle dinamiche del passaggio di Alessandro, fondate sulla ricerca archeologica ed in continuità con le attività di formazione svolte in Iran dalla scuola italiana nel secolo scorso.

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Fig.4 - Restauro del Tachara a Persepoli nel 1965 a cura dell’Ismeo

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