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Venerdì, 22 Settembre 2017 16:18

Indagini diagnostiche e restauro degli affreschi provenienti dalla “Casa delle Maschere” di Solunto

Redazione Archeomatica

Il Museo Archeologico “A. Salinas” di Palermo ha recentemente presentato i risultati del restauro delle pitture parietali provenienti dalla “Casa delle Maschere” di Solunto eseguito grazie alla sponsorizzazione ad opera del Rotary Club di Palermo Nord.

Le pitture di Solunto, esempi di II stile pompeiano databili al I sec. a.C. che costituiscono il più significativo esempio di pittura parietale di epoca romana repubblicana scoperto sino ad oggi in Sicilia, saranno collocate nella nuova esposizione del Museo Salinas.

Il ciclo di pitture presenta ricche ghirlande di frutti, pigne e spighe da cui pendono maschere teatrali legate al culto di Dioniso, dio del vino e del teatro. Tali affreschi abbellivano, infatti, una sala di rappresentanza probabilmente destinata al banchetto (triclinium), di una lussuosa abitazione privata sviluppata su due piani e articolata attorno ad un peristilio. L’edificio, scavato tra il 1868 ed il 1869 da Giovanni Patricolo e successivamente edito dal Salemi Pace nel 1872, era decorato da affreschi con variopinte ghirlande e maschere teatrali che per l’appunto suggerirono agli studiosi la definizione di “Casa delle Maschere”. Nel 1874 alcuni pannelli dipinti furono distaccati dalle pareti della casa e trasportati al Museo di Palermo per preservarne la superficie pittorica e la policromia.

L’accurata pulitura delle complesse superfici pittoriche, affidata al dott. Giuseppe Milazzo, e le indagini diagnostiche eseguite nel corso dell’intervento di restauro hanno rilevato particolari inediti sulla tecnica pittorica e sui soggetti dipinti.

Le indagini scientifiche, condotte dalla S.T.Art-Test sas nell’ambito di una collaborazione scientifica avviata con la Direzione del Museo, sono state condotte per identificare i pigmenti pittorici originali, fornire le preliminari ipotesi sulle alterazioni cromatiche riscontrate dopo la rimozione dello strato protettivo degradato e, infine, migliorare la lettura iconografica dei dettagli della raffigurazione resa difficoltosa dalle patine e protettivi degradati, fornendo un’utile guida per l’intervento di pulitura.

Le riflettografie in infrarosso hanno restituito notevoli particolari non più apprezzabili ad occhio nudo, permettendo di supportare le interpretazioni proposte dagli archeologi e dai restauratori per l'identificazione degli strumenti musicali raffigurati nei pannelli, e hanno messo in luce l’elevata qualità esecutiva nella realizzazione dei soggetti e negli effetti cromatici e chiaroscurali utilizzata per la resa e modellazione dei volumi.

Fonte: S.T.Art - Test 

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