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Giovedì, 11 Luglio 2013 16:13

Report da Opening the Past 2013

Progetto Mappa

elaborazione openingLa conferenza “Opening the Past 2013. Archaeology of the Future” (Pisa 13-15 giugno 2013)  è stata l’occasione per discutere a livello nazionale e internazionale del rapporto tra archeologia modelli predittivi, Open Data, Open Access, geoarcheologia urbana e per illustrare i prodotti della ricerca conseguiti dal Progetto MAPPA (Metodologie Applicate alla Predittività del Potenziale Archeologico - ) condotto dall’Università di Pisa (Dipartimenti di Civiltà e Forme del Sapere, Scienze della Terra, Matematica), finanziato da Regione Toscana e finalizzato a tre obiettivi principali: sviluppare un algoritmo capace di stimare il potenziale archeologico dei centri urbani utile alla pianificazione urbanistica, alla tutela e alla ricerca; divulgare in modalità Open Access tutte le fasi della ricerca tramite webGISe pubblicazioni; creare il primo archivio Open Data archeologico italiano (MOD: Mappa Open Data).

Sulla predittività la keynote di Hans Kamermans (Leiden University)  ha proposto una lettura critica dei modelli predittivi, evidenziando le potenzialità delle analisi deduttive e delle applicazioni per la ricerca. Il Progetto MAPPA ( ha cercato di indicare una strada nuova, proponendo un modello matematico pensato ad hoc per l’archeologia. In generale  gli interventi hanno mostrato come i modelli predittivi pur essendo ancora un ambito di nicchia dell’archeologia italiana inizino ad essere esplorati con sempre maggiore attenzione non solo nel campo della ricerca come proposto da C. Citter e A. Palombini , ma anche in ambito misto tra ricerca e tutela, come suggerito da A. Casarotto, e nel campo dell’archeologia professionale come proposto da D. Calaon e C. Pizzinato , evidenziando un nuovo settore di applicazione di cui in futuro si sentirà molto parlare. Un’intera giornata è stata dedicata ai temi dell’Open Data e dell’Open Access in archeologia: le due keynotes tenute da Julian Richards (Archaeological Data Service – University of York; ) e Eric Kansa (Open Context – Berkley University), hanno illustrato lo stato dell’arte internazionale su tali tematiche. In ambito Open Data il panorama italiano è decisamente più ristretto rispetto a quello europeo, come hanno evidenziato i contributi di M. Smith sull’archivio svedese , di V. Glissen su quello olandese e di A. D’Andrea su Europeana. In Italia, infatti, oltre al MOD, oggi sono open data solo i dati dello scavo nell’area archeologica “Massaciuccoli romana”  prodotti da un vasto gruppo di archeologici professionisti, questo nonostante i primi, timidi, segnali di apertura da parte del MiBAC e i risultati del sondaggio tra gli archeologi italiani che dimostrano quanto sia sentita l’esigenza di rilasciare dati aperti. Il lavoro svolto dal gruppo MAPPA è stato quello di studiare a fondo le problematiche legali connesse all’Open Data in archeologia e creare un’infrastruttura capace di ospitare – e conservare - qualunque tipo di documentazione, consentendo il riconoscimento dei diritti intellettuali agli estensori dei dati e il pieno e libero accesso alle informazioni inerenti il patrimonio archeologico. Il MOD, ospita oggi oltre cento archivi ed è in continua fase di implementazione; chiunque può inserire gratuitamente nuovi dati contattando direttamente lo staff del progetto.

Le politiche Open Access, invece, sono fortemente volute dalla CRUI, come hanno sottolineato S. Valerio e G. Volpe, e in parte già attuate in ambito archeologico, come dimostrano ad esempio il progetto FASTI on-line, gli archivi degli scavi di Miranduolo e Mozia, quest’ultimo illustrato da S. Massi, e parte dei dati del progetto SITAR condotto dalla Soprintendenza Speciale ai Beni Archeologici di Roma, qui rappresentato da A. Cecchetti a suggerire politiche di Open Knowledge. Il progetto SiURBE del gruppo di A. Santoriello ha evidenziato, invece, come, a fronte di lavori di sicuro interesse, sia ancora difficile parlare di accesso aperto ai dati archeologici. Interessanti proposte metodologiche più generali sono venute dal vasto gruppo di  rappresentato da M. Capocasa che ha introdotto il più ampio e ancora poco affrontato problema dell’Open Science e della necessità di educare gli studenti universitari all’Open Data, mentre A. Furieri e P. Grossi hanno messo in guardia sulle problematiche generali legate alla condivisione dei dati personali. Tutti temi che hanno vivacizzato molto il dibattito, caratterizzato da un respiro internazionale molto stimolante e dalla nutrita presenza di archeologi professionisti (tra cui rappresentanti di ANA e CIA).

L’ultima giornata è stata dedicata alle pratiche geoarcheologiche applicate ai contesti urbani. La keynote di Joseph Schulderein (Geoarcheology Research Associates)  ha illustrato le potenzialità di questo approccio in un contesto particolare come quello di New York City, dalla prospettiva della geoarcheologia professionale, ribadita anche dal contributo di Geores s.r.l., mentre gli interventi del progetto MAPPA su Pisa, di P. Mozzi e M. Gamba su Padova,  di V. Liuzza su Napoli e di M. F. Ferrario su Como, tutti a nome di vasti gruppi di ricerca, hanno messo in luce potenzialità e difficoltà della disciplina quando opera nei contesti pluristratificati e la necessità di operare con equipe di ricerca multidisciplinari al fine di ricostruire l’architettura del sottosuolo, lo sviluppo dell’insediamento e quindi i paesaggi del passato. 

In ultimo ci piace sottolineare il successo del Video Contest, un modo nuovo di raccontare l’archeologia anche in ambito ‘accademico’ come ha dimostrato il video vincitore, che ha proposto una vera e propria narrazione completa di sceneggiatura in soli 3 minuti. Una strada che, assieme alle altre tematiche, continuerem a sviluppare a partire da Opening the Past 2014…. 

 

Approfondimenti

Progetto MAPPA

PreAtti Opening the Past 2013

Gli interventi a Opening the Past 2013

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:33

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