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Venerdì, 16 Gennaio 2015 18:30

Tecnologia spaziale per uso archeologico

Redazione Archeomatica

Per la prima volta nella storia siamo atterrati su una cometa. Un successo incredibile  per lo sviluppo tecnologico nel campo spaziale.

Ma è la prima volta anche per altri scienziati ed altri successi, e non solo strettamenti correlati allo spazio. Infatti quest'anno grazie a forti collaborazione fra campi differenti come l'archeologia e lo spazio di successi ne abbiamo avuti tanti. Il progetto, guidato dall'Agenzia Spaziale Europea, è stato istituito per scoprire la struttura di una cometa e per analizzare la composizione chimica del nucleo di un corpo celeste di questo genere. Le comete, si pensa che abbiano origine, nella parte più esterna del Sistema Solare ( e provengano dalla nube di Oort che si trova appunto agli estremi più freddi del nostro sistema) e quindi possano avere grandi informazioni sulla formazione e l'origine di un sistema ideale e funzionante come il nostro. Un team del "Centro per lo Studio dei Documenti Antichi" della Classics Facolty di Oxford utilizza un potente sistema di imaging digitale, Reflectance Transformation Imaging (RTI), per studiare più da vicino che mai le iscrizioni sull'obelisco. La struttura di questo programma è basato sui sistemi potenti del campo spaziale che vengono utilizzati dall'ESA (Europen Space Agency)". Il Centro è sede di un eccitante nuovo studio di iscrizioni tolemaico (un regno ellenistico con sede in Egitto nel IV al I secolo aC) e l'obelisco di Philae e la Stele di Rosetta sono i gioielli della corona di quel corpus", ha affermato il dottor Jane Masseglia, Responsabile del CSAD (www.csad.ox.ac.uk/). Entrambi includono iscrizioni in geroglifici egizi e greco antico, ma mentre le iscrizioni della Stele di Rosetta sono traduzioni dirette gli uni degli altri, le iscrizioni sulla obelisco sono diversi. L'obelisco ritrovato a Philae, in Egitto nel 1815, è uno dei due pezzi che ci ha permesso di tradurre gran parte del geroglifico conosciuto oggi. E' stato acquisito da William John Bankes, che lo ha portato alla sua tenuta di Kingston Lacy nel Dorset, ed è ora di proprietà del National Trust. "Dopo 200 anni di maltrattamenti da parte della colonizzazione inglese nel Dorset, ed a causa del colore maculato del granito rosa, è difficile per l'occhio umano riconoscere e leggere tutte le iscrizioni" continua il Dottor Masseglia."RTI acquisice immagini dell'obelisco in modo tale che possa rimuovere il colore. Si produce una ricostruzione computerizzata della superficie dell'oggetto, basata su riflessi di luce, in modo tale da essere in grado di produrre immagini chiare delle iscrizioni che mai siano state fatte" conlcude il Dottore Masseglia. Il team di Oxford, sta ancora analizzando le immagini acquisite dall'obelisco, ma ha già fatto alcune scoperte sulle iscrizioni. Grazie alla immagine di alta qualità, si è potuto riprodurre un disegno ben dettagliato, che ha potuto fornire una traduzione quasi completa della stele. Infattti il prossimo progetto è quello di completare la lettura dell'antica iscrizione greca sulla base, che non è mai stata del tutto leggibile, nemmemo al momento del ritrovamento dell'obelisco. Grazie all'utilizzo applicativo di tecnologie  adoperate in ambiti differenti si possono raggiungere risultati straordinari.

La notizia completa in lingua originale si può trovare risalendo alla fonte: University of Oxford

Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:36

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