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Lunedì, 30 Maggio 2016 14:55

Rubens svelato mediante la riflettografia ad infrarossi

Il Museo di Palazzo Ducale di Mantova da qualche giorno presenta ai suoi visitatori un nuovo allestimento, voluto dal nuovo direttore Peter Assmann e concordato con Electa, che permette di ricostruire le vicende della pala La famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità, il capolavoro italiano di Pieter Paul Rubens dipinto nel 1605, che venne tagliato in più parti durante l’occupazione francese all’inizio dell’Ottocento.

La Sala degli Arcieri del Ducale accoglie la pala e i frammenti raffiguranti l’Alabardiere, il Cagnolino e il Ritratto di Francesco IV Gonzaga. Tra marzo e aprile 2016 la pala e i vari brani da essa staccati in antico (compreso il ritratto Ferdinando Gonzaga, quest’ultimo conservato presso la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, Parma) sono stati oggetto di uno studio condotto dal Centro Laniac (Laboratorio analisi non invasive per l’arte antica moderna e contemporanea) del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona, con l’impegno di Monica Molteni, Paola Artoni e Paolo Bertelli, e svolto in collaborazione con il laboratorio di restauro del Museo.

 

   01 sessione analisi 04 pannelli esplicativi

 

Le analisi agli infrarossi, che saranno presentate nel dettaglio in occasione di una giornata di studi in programma nell’autunno, hanno permesso di leggere un disegno preparatorio condotto da Rubens con grande maestria: le figure sono state realizzate a partire da una linea di contorno nitida eseguita a pennello con un pigmento ocra; in un secondo momento è stato impostato il chiaroscuro che conferisce i volumi e, a seguire, sono state stese le lumeggiature a biacca (particolarmente evidenti nelle analisi radiografiche condotte nel 1976 dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione). La struttura monocroma ha quindi accolto le stesure del colore, con una gamma che contempla, tra l’altro, l’impiego di pigmenti organici e inorganici, lacche e smalti. Agli infrarossi risultano chiaramente leggibili i profili dei vari tasselli tagliati e ricuciti e si osservano alcuni dettagli significativi che raccontano la genesi del dipinto: ad esempio i volti dei principini ritratti presentano una fisionomia più acerba rispetto alla versione attualmente visibile, ovvero con i lineamenti corrispondenti ai disegni preparatori conservati a Stoccolma. È inoltre evidente la struttura prospettica utilizzata da Rubens per definire le architetture e sono documentati alcuni ripensamenti nelle figure degli angeli in alto a sinistra. Risulta inoltre particolarmente interessante l’ampio utilizzo dell’oro, steso a missione sulle lumeggiature delle vesti e dei gioielli e utilizzato in foglia per il drappo sul quale è dipinta la SS. Trinità.
La scorsa primavera il Centro Laniac ha studiato anche il Martirio di Sant’Orsola e delle undicimila vergini dello stesso Rubens, sotto al quale è nascosto un Ritratto di Margherita Gonzaga d’Este, pure opera dell’artista fiammingo, inizialmente dipinto nel senso dell’attuale lunghezza, ossia ruotata di 90°.

 

   02 allestimento tenda aperta 03 allestimento tenda chiusa

 

L’allestimento dell’esposizione (progetto di Andrea Faraguna con la collaborazione di Michael Kleine)
Sulla parete sud del salone, di fronte alla pala, sono posizionate tre strutture a telaio - realizzate con morali in legno e ancorate a basi opportunamente zavorrate - su cui vengono installati tre frammenti facenti parte della tela originaria dell'opera. L'idea allestitiva è quella di ricostruire la pala attraverso l'avvicinamento delle parti, sovrapponendo alla tela principale, già composta di due metà, i tre frammenti più piccoli. I tre quadri sono collocati in modo da essere visibili frontalmente, dal centro del salone, secondo la loro posizione originale sulla scena pittorica. Le strutture a supporto dei frammenti sono disposte, rispetto al quadro principale, a una distanza calcolata, tale da permettere, all'osservatore che si avvicini a sufficienza, di scavalcare l'ingombro ottico dei quadri posti sui cavalletti e di poter vedere integralmente il dipinto a parete. Al di sopra della pala è fissata una cornice in lamiera piegata, realizzata in acciaio nero, provvista di un binario a cui è appeso un tendaggio in cotone. Su questo tessuto, delle dimensioni di 530x700 cm, è stampata la ricostruzione ipotetica della pala (ideata da Ugo Bazzotti e realizzata da Guido Bazzotti) ingrandita alla scala del quadro. Grazie a un movimento automatico, la tenda può scorrere in modo da coprire l'opera a parete e lasciare visibili i tre frammenti, sovrapposti alla stampa della ricostruzione, assieme alle immagini degli altri lacerti noti e a quelli su cui si può solo fantasticare.

 

Fonte: LANIAC

Ultima modifica il Lunedì, 30 Maggio 2016 15:26

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