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Giovedì, 07 Novembre 2013 09:26

Presentate al Congresso AIPnD le tecnologie radiografiche per le opere d'arte

ecox aipndIn occasione del XV Congresso biennale AIPnD (Associazione Italiana Prove Non Distruttive) tenutosi a Trieste nel mese di Ottobre, S.T.Art-Test, Ecox e Art-Test Firenze hanno presentato significativi casi di studio per illustrare le potenzialità dell’imaging diagnostico basato su tecniche radiografiche, dalle classiche radiografie alle moderne tomografie computerizzate. Queste analisi non invasive si possono condurre su una grande varietà di opere d’arte, quali dipinti, manufatti ceramici, metallici e lapidei, con risultati sia a fini conservativi che per approfondimenti storico-artistici.

Nel caso dei dipinti l’esame radiografico riesce a fornire una lettura dell’opera nella sua interezza, restituendo importanti indicazioni sul supporto e sugli strati pittorici, utili per l’interpretazione della successione stratigrafica delle porzioni originali o di restauro. L’immagine radiografica permette, infatti, di rivelare simultaneamente dipinti sottostanti, fratture, stuccature, integrazioni lignee, chiodi metallici, elementi di connettitura delle tavole, quali cavicchi o perni, tela di incamottatura o stoppa nelle connettiture, danni dovuti ad attacchi di insetti xilofagi, lacune dello strato pittorico ed aggiunte, ottenendo una prima caratterizzazione e mappatura dei materiali impiegati dall’artista e nel corso di restauri pregressi.

I limiti di leggibilità delle informazioni dovuti alla bidimensionalità delle immagini radiografiche sono ampiamente superati dall’uso della Tomografia Computerizzata che consente, evitando l’impiego di tecniche endoscopiche, di ispezionare virtualmente le strutture interne e localizzare nello spazio i dettagli osservati nella sequenza di piani acquisiti, accrescendo notevolmente le applicazioni e le potenzialità diagnostiche dei raggi X nel campo dei beni culturali.

La possibilità di collocare spazialmente tutti gli elementi costituenti il volume indagato, infatti, può essere notevolmente vantaggiosa per lo studio delle opere d’arte: una lettura tridimensionale dei risultati consente di determinare l’esatta estensione delle fratture, delle commettiture, la reale dimensione e l’orientamento di inserti metallici, il diametro e la lunghezza delle gallerie prodotte dall’attacco degli insetti xilofagi, le presenza di difetti interni.

Durante la Sessione dedicata alla Conservazione dei Beni Culturali S.T.Art-Test e Art-Test Firenze hanno, inoltre, presentato il nuovo Scanner INTRAVEDO XRF. Ormai da diversi decenni l’analisi di fluorescenza a raggi X ha trovato una larga diffusione nel settore della diagnostica per i beni culturali poiché, essendo una tecnica non distruttiva eseguibile in situ tramite strumentazione portatile, risulta molto adatta per l’analisi chimica di differenti tipologie di materiali di natura inorganica, attraverso l’identificazione delle radiazione X emesse dagli elementi chimici costitutivi di un campione, in seguito ad eccitazione atomica con opportuna energia. Tuttavia, se i dati vengono raccolti su singolo punto sono relativi a zone limitate e diventa arbitrario estendere i risultati a zone circostanti. Per tali ragioni le attività di ricerca scientifica in questo settore si sono indirizzate verso lo sviluppo di sistemi per l’acquisizione in grado di realizzare mappature degli elementi chimici costituenti le superfici da analizzare.

In quest’ottica di sviluppo delle potenzialità offerte dal mapping XRF, recentemente è stato messo a punto un innovativo scanner piano motorizzato per eseguire, oltre a riflettografie InGaAs ad elevate prestazioni, la mappatura degli elementi chimici tramite XRF, direttamente in situ, su aree estese (dimensioni utili di scansione 1.8 m × 1.8 m, risoluzione spaziale XY submillimetrica). Attraverso l’acquisizione di una sequenza di spettri XRF (lineare o di area), con set-up di misura costante, è possibile ottenere mappe in falsi colori che restituiscono la distribuzione spaziale dei singoli elementi chimici costituenti la superficie indagata. L’analisi dei dati mostra la correlazione fra gli elementi chimici rivelati ed evidenzia la distribuzione di eventuali materiali estranei (di integrazione e/o di degrado), migliorando anche la comprensione della successione stratigrafica degli strati pittorici, attraverso la conoscenza della composizione chimica dei materiali pittorici non direttamente visibili ad occhio nudo, ma individuati da altre tecniche di diagnostica per immagini, quali ad esempio la radiografia X, la fluorescenza UV o la riflettografia IR.

Le condizioni di acquisizione (spot, passo e tempo di scansione) devono essere ottimizzate caso per caso, al fine di ottenere le informazioni desiderate. In alcuni casi possono essere sufficienti scansioni rapide, che limitano la quantità di radiazione cui è sottoposto il dipinto è forniscono i dati necessari all’interpretazione della stratigrafia. Le mappe elementali ottenute rappresentano sicuramente una raccolta di spettri, statisticamente significativa, i cui picchi caratteristici possono essere ulteriormente analizzati per capire, attraverso i diversi fenomeni di attenuazione della radiazione X, la posizione relativa degli strati lungo lo spessore indagato.

Un importante esempio delle potenzialità offerte da questo innovativo apparato strumentale è stato illustrato attraverso lo studio condotto sul San Francesco in meditazione, realizzato da Jusepe de Ribera, custodito presso la Galleria Palatina (Firenze). In questo caso, la mappatura elementale ha permesso di comprendere la stratigrafia pittorica di una porzione del dipinto, individuata dalla riflettografia infrarossa a scansione, relativamente alla quale era di interesse capire quali e quanti strati pittorici ci fossero e quale fosse la loro composizione, non era infatti evidente se l’ultimo strato fosse originale o di restauro. I dati ottenuti hanno supportato l’ipotesi dell’originalità dell’ultima stesura, della presenza di uno strato pittorico sottostante arricchito in biacca, suggerendo come il pittore avesse dipinto una prima versione e non soltanto tracciato le linee del disegno, prima di realizzare l’impianto figurativo finale oggi visibile.

 

Fonte: Ecox - S.t.Art-Test

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:33

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