NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

 


 

itzh-CNenfrdejaptrues

MosAIc: l'Intelligenza Artificiale che svela le analogie nascoste dei Beni Culturali

Cosa possono avere in comune un elmo in metallo dell’antica Cina e un ombrellino parasole in seta dell’America del 19° secolo? A parte appartenere entrambi alle collezioni del MET (Metropolitan Museum of Art) apparentemente nulla, ma per l’intelligenza artificiale una connessione esiste. Il laboratorio CSAIL del MIT ha sviluppato un algoritmo che trova i legami tra opere artistiche di tutto il mondo e di tutte le epoche: MosAIc, un esperto d’arte sui generis.

L’arte e il costume sono storia, cultura e interpretazione. Nelle diverse rappresentazioni artistiche troviamo l’ingegno dell’artista e tutto ciò che desidera comunicare, ma troviamo nel contempo anche la nostra personale interpretazione. Esiste, però, anche un nuovo modo di guardare all’arte, con uno sguardo che potremmo definire il più ampio mai visto, perché racchiude in sé opere di tutti i luoghi e di tutti i tempi. E le mette a confronto.

L’intelligenza artificiale applicata all’arte

Certo, bisognerebbe essere non solo esperti e conoscitori di tutta l’arte del mondo, ma anche capaci di vedere e trovare i più disparati legami tra diverse opere: entusiasmante ma decisamente improbabile. Esiste però chi è capace di fare tutto questo e molto di più: un algoritmo di intelligenza artificiale che, non a caso, si chiama MosAIc disponibile su microsoft.github, nome in cui AI sta proprio per “artificial intelligence”.
Studiato dal CSAIL (Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory) del MIT (Massachusetts Institute of Technology), MosAIc è un avanzato algoritmo progettato con il compito di trovare analogie visive nascoste tra opere e oggetti dei più svariati stili ed epoche. Analogie che si faticherebbe a scoprire e che riguardano forme, colori, particolati di manufatti anche molto diversi tra loro per caratteristiche e destinazione d’uso, come il raffronto tra l’immagine in un dipinto e uno strumento musicale di tutt’altra epoca, o ancora tra un elmetto e un parasole. Analogie, per l’appunto, nascoste.

Una nuova storia dell’arte

Le similitudini che MosAIc è in grado di rivelare delineano il viaggio del genere umano nel mondo della creatività e sono capaci di svelare connessioni tutt’altro che immediate, dovute per esempio ai legami commerciali tra due Paesi diversi che hanno finito per influenzarsi a vicenda, in quella sorta di mescolanza culturale che la conoscenza tra più popoli è capace di creare. Si tratta spesso di similitudini celate, che possono essere persino inconsapevoli da parte di chi ha creato l’oggetto, dipinto l’opera o costruito lo strumento, perché frutto di influenze che provengono dall’ambiente in cui si vive e di cui non si è neppure del tutto consci.
Perché sia efficace, l’algoritmo necessita di operare su una fornita banca dati. Al momento MosAIc è utilizzato sulle ricche collezioni del Metropolitan Museum of Art (MET) di New York e del Rijksmuseum di Amsterdam. È messo a disposizione dell’utenza – la versione del software per il web è ancora in fase di beta test – la quale può scegliere l’immagine di un’opera d’arte o di un oggetto di una delle collezioni, e chiedere al software di trovare la connessione con altri soggetti all’interno del database.

Un esperto d’arte fatto di chip

Per compiere questa ricerca MosAIc utilizza un algoritmo KNN (k-nearest neighbors) che permette di classificare oggetti con caratteristiche simili. Essendo uno strumento avanzato di AI, ovvero capace di apprendere, MosAIc può collegare in maniera automatica e memorizzare innumerevoli affinità tra un numero elevatissimo di elementi presi in considerazione, creando da sé percorsi e filtri.
L’idea è di sfruttare MosAIc per aiutare curatori ed esperti nel realizzare nuove mostre d’arte e per studiare le possibili interazioni tra le varie epoche e stili. In pratica sarà come avere a disposizione un esperto dell’arte sui generis, fatto di chip.
Staremo dunque a vedere se, grazie all’AI, si svilupperà un nuovo modo di avvicinarsi alla storia dell’arte e del costume, e di rileggere in chiave sinora inesplorata le opere che ci sono state lasciate in eredità.

Fonte: articolo di Raffaella Quadri (Radio Bullets)


 Copia qui lo "short link" a questo articolo
www.archeomatica.it/3dca

Sostieni la rivista Archeomatica ed il sito Archeomatica.it  
Da sempre abbiamo affermato la valenza pratica delle tecnologie e della ricerca applicata ai beni culturali, strumento aperto di informazione e di conoscenza alla portata della curiosità. Il nostro lavoro è solo avviato dal sostegno dei produttori di tecnologie, dei professionisti, degli enti e dei lettori abbonati che sono orientati al campo d'interesse e diffusione, variabile quanto imprevedibile.
La scelta  dell'Open Access Digitale gratuito è stata ed è il sostegno di una tecnologia dirompente, corollario indispensabile di decodificazione della difficoltà e novità di linguaggio, al cui fianco la memoria della stampa cartacea su abbonamento non prescinde dal piacere della lettura tradizionale, che è per definizione insito nell'informazione, perché sia tale.
Senza il vostro acquisto dovremo presto convertire un prodotto per noi insostituibile.

Abbonatevi CLICCANDO QUI  


CHNT
CHNT
/div>

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo