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Venerdì, 22 Novembre 2013 10:47

Luce di sincrotrone su una viola Amati

Viola amati 2Si tratta di una Viola di particolare valore, nata dalle mani dei fratelli Antonio e Girolamo Amati nel 1620 e rimasta sconosciuta per secoli nei depositi del Museo Civico di Modena. Lo strumento è stata ospitato in questi mesi presso il centro di ricerca di Trieste (specializzato nell'analisi dei materiali attraverso raggi X e altri fasci di luce di forte intensità) dove è stato sottoposto ad un check up completo finalizzato a rivelare lo stato di conservazione ed altre informazioni sulla sua realizzazione. 

Grazie alla collaborazione con Davide Gasparotto, direttore della Galleria Estense di Modena, dove lo strumento è esposto, e con Alberto Giordano, noto liutaio, è stato possibile tale studio. Nonostante siano state fatte numerose ricerche nell’archivio estense, non sono stati trovati documenti precisi su questa viola.
“Abbiamo colto con gioia l’opportunità di conoscere qualcosa di più su questo strumento, dal punto di vista tecnico e costruttivo. Per scoprire queste informazioni siamo a Elettra” ha dichiarato Davide Gasparotto.
L' analisi effettuata è una radiografia in 3D ai raggi X, chiamata tomografia a contrasto di fase. Questa tecnologia crea immagini tridimensionali dettagliate sfruttando le caratteristiche della luce di sincrotrone: l’elevata brillanza, e il fatto di essere un fascio collimato e coerente. Rispetto alla radiografia tradizionale, che si basa su variazioni nel livello di assorbimento dei raggi X da parte delle diverse zone del campione, nella radiografia a contrasto di fase, l’immagine contiene le informazioni derivanti dai fenomeni di interferenza fra le onde deviate durante il passaggio attraverso il campione.
L’analisi è stata condotta sulla linea SYRMEP che utilizza i raggi X prodotti dal sincrotrone. Lo studio è stato effettuato da gruppo di ricerca composto da Nicola Sodini (dottore In scienze forestali e tecnologie del legno), Diego Dreossi, Giuliana Tromba (responsabile, fisico teorico) e Franco Zanini (fisico della materia).

Viola amati 1

La preparazione dell’analisi è stata lunga e complessa perchè tutto doveva essere controllato molto accuratament: dal supporto su cui alloggiare la viola al controllo delle condizioni di temperatura e umidità. La viola è stata alloggiata in una teca in plexiglass, dove era mantenuta una temperatura di 21°C e una umidità ben precisa. Attraverso una fessura di materiale trasparente ai raggi X, una sorta di lama di luce poteva entrare nella teca e raggiungere la viola. Questa era montata su un supporto mobile, in modo da rendere possibili le “scansioni” dello strumento.
Con questa tecnica sono state ottenute sia radiografie planari sia la tomografia tridimensionale..

Per produrre immagini di alta qualità è stato utilizzato un rivelatore messo a disposizione da PIXIRAD, società spin-off dell'INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Pisa). PIXIRAD ha sviluppato un nuovo tipo di sensore radiologico digitale a elevatissima risoluzione; si tratta di un sensore di tipo ‘photon counting’ cromatico, in grado, cioè, di contare uno a uno i fotoni passati attraverso il campione e di separarli in base alla loro energia (o, in altre parole, in base al loro “colore”). “Passare a questo tipo di rivelatore è un po’ come passare dalla televisione in bianco e nero alla televisione a colori”.

I primi risultati della ricerca hanno confermato che la viola gode di ottima salute. Anche la vernice è integra, compatta e ben conservata probabilmente perché non è stata utilizzata frequentemente.
La radiografia ha permesso di individuare un cilindrato in legno nella cassa dello strumento, congegno che permette in concordanza di fase la tavola e il fondo dello strumento.
E' stato possibile anche individuare piccole gallerie create da tarli che non hanno compromesso in alcun modo la struttura dello strumento.
Tre chiodi di ferro realizzati a mano mantengono il manico attaccato. Evidentemente il manico è stato staccato, e poi riattaccato seguendo una pratica già eseguita nel tempo di intervenire sui manici per allungarli allo scopo di ottenere una più alta estensione musicale.

 

Fonte: Elettra Trieste

Credits foto: Rita Occhipinti

 

  

Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:33

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