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Giovedì, 26 Marzo 2015 15:16

Analisi LIDAR e GPR aiutano a rivelare l'origine di Trieste e antiche fortificazioni romane

Un team interdisciplinare di scienziati coordinato dall' International Centre for Theroretical Physics di Trieste ed il Centro Fermi di Roma ha recentemente raggiunto importanti risultati in merito alle origini storiche di Trieste. 

Grazie all'impiego di tecnologie avanzate e non invasive la sede originaria di Tergeste sarebbe stata individuata sul colle di San Rocco, vicino al torrente Rosandra e non lontano alla parte più protetta della baia di Muggia. L'antica città si sarebbe sviluppata da un grande campo militare Romano dei primi decenni del secondo secolo prima di Cristo. La scoperta risulta piuttosto significativa perché il sistema di fortificazioni che è stato rivelato, che è stato costruito durante la guerra romana contro Istri del 178-177 avanti Cristo, è uno delle architetture militerai romane più antiche mai conosciuti. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences ed è stata possibile grazie all'impiego della tecnologia LiDAR (Light Detection And Ranging) che permette l'acquisizione di immagini precise delle caratteristiche della superficie del terreno e GPR (Ground Penetrating Radar) che individua strutture sepolte.
Ulteriori indagini di tipo archeologico hanno permesso di stabilire la cronologia del sito. Grazie ai dati LIDAR sono stati creati dei modelli digitali rivelando la disposizione delle antiche strutture e con il GPR è stata rivelata la presenza di resti sepolti, tra cui possibili strutture murarie.
I due scienziati dell’Ictp e del Centro Fermi di Roma, Federico Bernardini e Claudio Tuniz, hanno lavorato assieme ai colleghi dell’Università di Trieste e dell’Università di Udine (Giacomo Vinci, Angelo De Min, Davide Lenaz, Michele Pipan, Emanuele Forte and Stefano Furlani) e in stretta collaborazione con numerose istituzioni tra cui l’Istituto di Archeologia dell’Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti, la Soprintendenza Archeologica del Friuli Venezia Giulia, l’Ispettorato agricoltura e foreste di Gorizia e Trieste, la Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia e la locale Comunella Jus Vicinia Srenja Bolliunz Comune, che ha appoggiato e favorito le ricerche nei siti inclusi nelle loro proprietà. “Il campo militare romano di San Rocco comprendeva un’area vasta più di 13 ettari – più grande di 13 campi da calcio – che era difesa da ampi bastioni e strategicamente situata molto vicino a uno dei porti naturali più protetti dell’Adriatico settentrionale”, ha spiegato lo scienziato dell’Ictp e Centro Fermi, Federico Bernardini. “La tecnologia LiDAR sta rivoluzionando gli studi archeologici, fornendo nuovi metodi per ritrovare antiche strutture archeologiche, anche in zone completamente ricoperte da fitta vegetazione”, spiega lo scienziato dell’Ictp Claudio Tuniz.

 

Fonte: ICTP, Università di Trieste

 

Ultima modifica il Venerdì, 27 Marzo 2015 10:20

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