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Mercoledì, 15 Luglio 2015 12:59

Indagini scientifiche spiegano l'alterazione dei gialli dei dipinti di Matisse

Un recente articolo pubblicato da un team internazionale di ricercatori, da Francia, Belgio e Stati Uniti, presenta i risultati delle analisi condotte con moderne tecnologie chimico-fisiche su due opere di Henri Matisse, allo scopo di identificare meglio i composti di degrado delle sue opere.

L'articolo dal titolo "2D X-ray and FTIR micro-analysis of the degradation of cadmium yellow pigment in paintings of Henri Matisse" è stato pubblicato sulla rivista scientifica Applied Physics A, da scienziati dell'European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble, Francia, del centro per il restauro di opere d'arte ARC-Nucléart di Grenoble, il Laboratoire d’Archéologie Moléculaire et Structurale (LAMS), Ivry-sur-Seine, Francia, dell'Inorganic Chemistry and Catalysis, Debye Institute for Nanomaterials Science, Utrecht University, Belgio, dello Stanford Synchrotron radiation Lightsource, SLAC National Accelerator Laboratory, Menlo Park USA, del Department of Chemistry and Biochemistry, Lexington, USA, del Department of Chemistry and Biochemistry, University of Delaware, Newark, USA, l'AXES Research Group, Department of Chemistry, University of Antwerp, Antwerp, Belgium, il Scientific Research and Analysis Laboratory, Conservation Department del Winterthur Museum a Winterthur, USA.

Le alterazioni chimiche e fisiche del dipinto di Henri Matisse "La gioia della vita" (1905–1906, The Barnes Foundation) con giallo di cadmio (CdS) sono state studiate a partire dal 2006, quando con analisi di fluorescenza raggi X portatile, venne identificato questo pigmento nelle zone alterate del dipinto.
Questa alterazione è riconoscibile come scolorimento di alcune regioni dipinte con un giallo di media luminosità. Questo degrado ha comportato nel tempo uno sbiadimento delle opere del celebre artista.
Da quel momento, sono state impiegate tecniche basate sulla radiazione di sincrotrone, comprese imaging elementale e di spettroscopia, così come diffrazione a raggi x, per identificare e localizzare i prodotti di alterazione in questa ed altre opere di Matisse.
Queste informazioni sono necessarie per formulare uno o più meccanismi di degrado dei dipinti di Matisse di questo periodo, e garantire appropriate condizioni ambientali di conservazione ed esposizione di queste opere in futuro. Inoltre questo ha consentito di effettuare una restauro digitale dell'opera danneggiata creando un'immagine che rivela l'originale intento dell'artista per l'opera (immagine in alto).

L'articolo presenta i risultati ottenuti con tecniche di analisi basate sull'uso di raggi x (2D full-field X-ray Near Edge Structure Imaging, 2D a micro-x-ray Diffraction, X-Ray Fluorescence) e infrarossi (Fourier Transform Infrared, FT-IR) eseguite sugli strati alterati del dipinti per rispondere alle domande sull'alterazione del giallo di cadmio e il ruolo dei carbonati e dei solfati di trovati negli strati di dipinto alterati.
Spesso questi composti sono stati considerati come prodotti di foto-ossidazioni ma potrebbero anche essere residui di reagenti di partenza del processo di sintesi del CdS.
I risultati pubblicati permettono l'identificazione e la mappatura di diversi composti come carbonati, floridi, ossalati di cadmio, solfati di cadmio, solfiti di Camdio in sezioni fini di gialli di cadmio alterato dell'opera "La gioia della vita" e nel dipinto "Fiori nel vaso blu" (1906, The Barnes Foundation).
La distribuzione di diversi composti di cadmio conferma che i carbonati di cadmio e si solfati sono prodotti di foto-degradazione in "La gioia della vita" mentre nell'altro dipinto i carbonati appaiono come un reagente di partenza del giallo parzialmente reagito, ruolo precedentemente suggerito in altri dipinti alterati di giallo.

 

Fonte: Live Science, Telegraph,

 

Ultima modifica il Mercoledì, 15 Luglio 2015 13:14

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