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Mercoledì, 20 Maggio 2015 09:09

Regium Lepidi, l’antica città Romana rivive digitalmente in un nuovo museo virtuale permanente

Il 30 Maggio 2015 presso i Musei Civici di Reggio Emilia ha inaugurato il Museo Virtuale Regium@Lepidi 2200. Il Regium@Lepidi 2200 è un progetto internazionale sulla ricostruzione virtuale della città Romana di Regium Lepidi (Reggio Emilia), nato grazie alla collaborazione fra Duke University (USA, una delle migliori università al mondo), i Musei Civici di Reggio Emilia e il Lions Club Host Città del Tricolore, Reggio Emilia. Dopo oltre due anni di lavoro, parte a Reggio ma in gran parte presso i laboratory Dig@Lab a Durham, negli Stati Uniti, vede la luce il Museo Virtuale sulla città Romana.

In Europa è il primo museo virtuale con questa impostazione concepito all’interno delle attuali collezioni archeologiche. È progettato secondo un approccio interattivo dove i visitatori sono stimolati a conoscere la realtà del museo attraverso un processo cinestetico di reciproca interazione. L’impostazione del museo virtuale dentro quello reale è particolarmente stimolante perché crea un forte rapporto fra gli oggetti del museo, la collezione tangibile, il suo invisibile contesto storico (la città, intangibile) e le nuove percezioni immersive dei manufatti derivanti dalla dimensione virtuale.

Questa nuova narrazione digitale trasforma la tradizionale tassonomia archeologica in contestualizzazione con potenziali interelazioni fra oggetti e l’ambiente circostante. In tal modo oggetti e siti si incorporano all’interno e all’esterno del museo offrendo una più ampia narrazione storica. Lo scopo finale è di aprire nuove e molteplici prospettive nell’immaginazione virtuale della città piuttosto che scegliere una ricostruzione perentoria e indiscutibile. Il progetto implica un approccio interdisciplinare, già utilizzato per analoghi casi di studio, e richiede l’integrazione di diverse specializzazioni, dall’archeologia alla geologia, dalla topografia al telerilevamento.

La ricerca si è basata su dati noti e pubblicati e d’archivio ma ha prodotto nuovissime interpretazioni sul tessuto urbano della città. In particolare risulta evidente come in età imperiale fra primo e secondo secolo d.C. l’impianto urbano si sia evoluto in modo sontuoso con edifici di pregio e con una certa ostentazione dell’arredo architettonico. In duemila anni lo sviluppo della città di Reggio Emilia è profondamente influenzato dall’originale piano urbanistico romano. È una sorta di DNA architettonico e urbano.

 

regium lepidi

 

 

Scienza interpretazione ed immaginazione

L’estensione e i confini della città Romana potrebbero essere ricostruiti sulla base della centuriazione che ancora caratterizza l’ordito stradale e dalla discontinuità tra pavimentazione basolata e glareata lungo la Via Emilia. Fra la fine del primo secolo a.C. e il secondo d.C. Reggio conobbe un notevole sviluppo urbano coincidente con un periodo di prosperità economica. Un considerevole rinnovamento urbano ebbe luogo nel centro dove case private al nord del foro furono demolite per fare spazio ad una grande basilica e forse ad altri edifici pubblici. La tecnica di pavimentazione delle case private nell’epoca repubblicana (cocciopesto) fu sostituita soprattutto da pavimenti in mosaico. In quest’epoca alcune delle più ricche residenze furono dotate con bagni termali a dimostrazione dell’alto tenore di vita raggiunto dai loro proprietari. Per rendere tutto ciò visibile nella simulazione virtuale sono stati creati flussi di vapore in corrispondenza dei resti archeologici dei bagni termali. Nessun edificio per spettacoli è stato sino ad oggi rintracciato a Reggio anche se ne presuppone l’esistenza. Sono atti anche ricostruiti un teatro ed un anfiteatro sulla base di un recente studio topografico. Per dare trasparenza a questa simulazione i resti di alcuni edifici sono stati incorporati nello scenario del Foro sovrapponendo dati archeologici con l’ipotetica ricostruzione virtuale. Allo stesso tempo il progetto mira a ricomporre la città Romana ed attuale in un unico spazio urbano con lo scopo di stimolare gli abitanti a ripensare lo spazio da loro abitato ed immaginare duemila anni di storia e trasformazioni urbane.

 

Le installazioni

Il percorso del museo virtuale si articola in diverse installazioni virtuali che utilizzano tecnologie innovative per la prima volta presentate al grande pubblico come i caschi immersivi Oculus Rift, le postazioni olografiche di Z-space, le proiezioni 3D di Dreamoc, i QR code in realtà aumentata e la visualizzazione stereo-immersiva del paesaggio archeologico.

REGIUM@LEPIDI

Questa installazione offre al visitatore una panoramica complessiva del paesaggio di Reggio in età Romana. L’applicazione simula un modello in macro scala del paesaggio e del terreno a volo d’uccello. Lo spettatore può percorrere il paesaggio, caratterizzato da una suddivisione quasi uniforme del terreno, che parte dal centro della città in corrispondenza dell’intersezione delle principali strade (la via Emila e il cardo massimo). Da lì si può ritornare ai giorni nostri per osservare I cambiamenti del paesaggio nei secoli. È un’occasione importante per comprendere come i rapporti di spazialità si sono evoluti nel tempo, dato che molti di questi aspetti non sono ormai riconoscibili. Mentre la via Emilia è facilmente riconoscibile nel suo percorso rettilineo, l’originale reticolato urbano è difficilmente rintracciabile nel moderno impianto urbano. L’antico alveo del Crostolo è ancora identificabile lungo corso Garibaldi. La morfologia del terreno di età Romana è stata ricostruita sulla base di un Modello Digitale del Terreno (DTM). Gli studi paleoambientali ipotizzano che il paesaggio naturale abbia subito pochi cambiamenti e che tali modifiche siano attribuibili all’azione dell’uomo. I valori altimetrici in corrispondenza di moderni manufatti di grandi dimensioni, come terrapieni, strade elevate e canali, sono stati rimossi dal DTM, mentre l’originario piano di calpestio della città antica - fino a 4 m più basso di quello attuale - è stato ricreato interpolando le quote dei sondaggi archeologici e geologici relative alle fasi romane. La configurazione urbanistica della città antica è stata ricreata con l’inserimento delle mappe archeologiche nel GIS (Sistema di Informazione Geografica). L’originale rete stradale è stata ipotizzata dagli studiosi sulla base di frammenti emersi nel periodo di ricostruzione post bellica. Le forme vettoriali del GIS (punti, line, poligoni) e il DTM modificato sono stati inseriti nel software di modellazione procedurale (City Engine) per riprodurre i quartieri della città e le case residenziali in modo automatico.

FORUM@LEPIDI

Offre una visione della vita quotidiana del foro Romano consentendo di passeggiare fra i monumenti pubblici originalmente localizzati nel centro di Reggio. “Oculus Rift”, il casco immersivo, permette all’osservatore di apprezzare su una scala reale i dettagli architettonici da una distanza più ravvicinata rispetto alla precedente applicazione. Simulazioni virtuali di siti antichi sono possibili anche con scarsi indizi archeologici purché il dato empirico sia chiaramente distinto dalla sua interpretazione. Le imponenti sostruzioni nei sotterranei del Credem furono spogliate dei loro marmi durante il Medioevo e nessuno di essi è stato rinvenuto in situ. D’altra parte alcuni frammenti di notevole pregio furono riutilizzati più tardi in altre costruzioni e sono ora esposti in questo museo.

Z-Space

Z-Space è una piattaforma olografica collaborativa per la realtà aumentata gestita da una penna digitale tridimensionale. Qui l’utilizzatore può esplorare e vedere il potenziale della propriocezione (il senso di come il nostro corpo è posizionato nello spazio) nell’esplorazione virtuale dei reperti archeologici. Questa è un’interazione collaborativa perché l’interazione dell’utente con gli occhiali stereoscopici viene proiettata su un monitor esterno attraverso una video camera. Questo monitor mostra in realtà aumentata persone reali e oggetti virtuali nello stesso schermo.

DREAMOC

Questo è un monitor olografico 3D con un accesso in remoto che permette di caricare i contenuti virtuali. Il sistema mostra modelli tridimensionali dei reperti del museo e ricostruzioni virtuali visualizzate in un contenitore a tre dimensioni. Dal momento che può contenere un numero illimitato di modelli ed applicazioni AR (realtà aumentata) ed è regolabile in remoto (per esempio dal nostro laboratorio negli U.S.A.), è la piattaforma ideale per mostrare oggetti non inclusi in collezioni pubbliche (per esempio pezzi di museo non esposti) o non correttamente contestualizzate.

REALTÀ AUMENTATA

Per I visitatori del museo è stata sviluppata una nuova applicazione con Metaio (software per la realtà aumentata). Codici QR (Quick Response Code) saranno collocati vicino ad una selezione di oggetti più importanti della collezione Romana. Ogni utilizzatore con uno smart-phone o un I-Pad, dopo aver scaricato l’applicazione, sarà in grado di visualizzare modelli in 3D ed altri metadati associati.

 

Approfondimenti: Regium@Lepidi 2200 Project, di Maurizio Forte e Nevio Danelon, Archeomatica 1 2015@Lepidi 2200 Project, di Maurizio Forte e Nevio Danelon, Archeomatica 1 2015

 

Ultima modifica venerdì 19 giugno 2015 ore 11.51

 

Ultima modifica il Venerdì, 19 Giugno 2015 12:05

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