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Il girotondo di Cnosso

Nel 2019 Gareth Owens, linguista e glottologo, esperto di scrittura minoica (Lineare A e B) e autore di Kritika Daidalika, e con lui John Coleman, docente di fonetica alla Oxford University di Londra, hanno avanzato la decifrazione dei segni sulle due facce del disco di terracotta (fig.1) del Museo Archeologico di Heraklion come scrittura di un inno dedicato alla dea Astarte incinta*. L'enigma del disco era già stato presentato nel 2014 dallo studioso al TEDxHeraklion a Creta come un originario testo minoico. In effetti, tra i 200 circa simboli iconici rilevati sul coperchio di cratere, ritrovato da Luigi Perlier nel Palazzo di Festo a Creta nel 1906 (databile al 1700 a. C.) e che, raggruppati e ripetuti in insiemi circoscritti, secondo i due esperti contemporanei comporrebbero 61 parole se non frasi compiute di significato cultuale, compare anche una figura umana a braccia allargate.


Immagine1.pngFig.1 - Disco di Festo, Lato A (Museo archeologico di Heraklion, Creta)                                                                                                

Assimilabile vagamente ad una dea a braccia aperte, questa figura in particolare, a presentazione semifrontale, è sviluppata anche negli idoli di terracotta provenienti inoltre dai centri cretesi di Armenoi, di Idaion e di Monastiraki tra gli altri siti archeologici rappresentativi dell'isola e di scavo più o meno recente. Strutturalmente il fittile funerario, sulle cui superfici s'identificano raffigurate, non sempre concordemente, immagini variamente assortite in gruppi di varia entità ed ordine, è delle dimensioni di una mano, per un cratere da libagioni ad imboccatura stretta, piatto e dello spessore di poco più di un centimetro. I segni che vi ricorrono più volte simili, inoltre, appaiono in forma di una testa di profilo con criniera a spazzola, presumibilmente elmata, di uno scudo, un arco, una sagoma di testa taurina, una figura umana di profilo, un'anfora, un edificio a cupola, una piccozza, un'ascia, una clava, un’imbarcazione, una fiaccola, un pesce, una palma, una conchiglia, un'onda, una squadra, un corno, un uccello, un pettine, un remo, un fiore, una radice, un pithos conico. Segni che si ritrovano talvolta isolatamente miniaturizzati su pietra dura nella glittica rinvenuta localmente a Creta, ma in qualche caso ritenuta d'importazione mesopotamica in base alla provenienza estrattiva del minerale impiegato, e senza immediati rimandi possibili a valenze sillabico-fonetiche dei preziosi, di cui s'ignora perfino la funzione, se sacra e di medagliette scapolari. Nelle ripetizioni frequenti del disco di Festo, nondimeno, sono apparsi allo studioso talora talmente schematizzati da stabilire tavole di concordanza a più astrattivi segni di Lineare A ed associati a valenze sillabiche. Acquistati valori tattili nel rilievo a fronte della velocizzazione e astrazione del tratto di uno scriba, la decifrazione avanzata da Owens sembra però avvenire a scapito dell'evidenza realistica di insegna o di emblema di percezione figurativa del segno diadico: quale attributo di persona, culto o anche di città, contrassegno di ambito comunitario e societario di appartenenza del portatore, in questo caso un sepolto o una sepolta, ad una religione, una casta, una provenienza, ad un’arte o ad una professione e ad una corte regale come ad un`autonoma funzione data dal supporto. Certo non abbastanza per commemorare una catulliana Arianna, ma forse sufficiente per tributare un'intera protesi di dignitari, ed un pittore se non proprio uno scriba, alla spoglia sepolta in una grande giara nel palazzo del rappresentante di una corte poliglotta e fautrice delle arti. Omero non aveva negato del resto all'isola del Mar Egeo un primato musicale con la descrizione leggiadra nell'Iliade dell'ebbrezza dionisiaca di una danza cretese che anche le statuine muliebri autoctone (fig.2), nell'evoluzione del tipo steatopigio, dovevano aver voluto rappresentare apotropaicamente. 

 

fig2.pngFig.2 - Statuine muliebri (Museo archeologico di Heraklion, Creta)

 

Un simulacro del bianco toro mitologico, donato da Poseidone a Minosse e la purezza recalcitrante della sua energia migratoria, che cattura il moto ondoso, è testimoniato, 

 

  fig3.pngFig.3 - Statua di toro in marmo (Museo del Kerameikos di Atene)

in termini anche di espansione, dalla statuaria funebre attica del Museo del Kerameikos di Atene. Una figurazione definita, andando indietro nel tempo, fino alla preistoria delle pitture parietali rupestri delle Grotte di Altamira (Museo di Altamira, Santander), pur sempre ad un estremo confine dell`area mediterranea. Nel 1901 era stato scavato frammentario nell'ala est del Palazzo di Cnosso a Creta, e da Arthur John Evans ritenuto parietale e appartenuto ad un ambiente con decorazione pavimentale, lo splendido affresco del Museo Archeologico di Heraklion di una Taurocatapsia (fig.4). La Taurocatapsia, istoriata a figure rosse, compare anche su un larnax, ancora inedito e non riproducibile, proveniente dalla necropoli di Armenoi (Museo Archeologico di Rethymno, Creta, 1400-1200 a. C.), dove è evidente l'uso di reti nella cattura cruenta dell'animale frecciato, legando più strettamente all'iconologia di rituale funebre dell'urna cineraria anche le gioiose acrobazie dell'affresco di Cnosso che lo vorrebbero 

 

fig4.pngFig.4 - Taurocatapsia (affresco parietale o dalla fronte di un sarcofago) (Museo archeologico di Heraklion, Creta)

 

inserito nella fronte di un sarcofago. Autoctoni anche i modelli di palazzo di terracotta tridimensionali, uno dei quali da Archanes nel Museo Archeologico di Heraklion (1700 a.C.) (fig.5), dimostrano che all'ingegneria minoica dovrebbero attribuirsi molteplici invenzioni tecnologiche mediante l`introduzione di una pratica geometrico-descrittiva.  

 

fig5.pngFig.5 - Modello di terracotta di architettura (Museo archeologico di Heraklion, Creta)

Non ultima delle quali l'elevazione su più piani delle abitazioni, che denotava l'emancipazione della popolazione da rifugi sotterranei e rupestri - sulle montagne, ma anche sulle rocce di Matala a Creta (fig.6) - e da rituali ctoni, insieme ad un certo livello di benessere raggiunto con la produzione della ceramica, la tessitura, l'agricoltura, l'apicoltura e l'allevamento di ovini, bovini e caprini, attestato inoltre da reperti in forma di corna: le cosiddette 'corna di consacrazione' di terracotta, diffuse ovunque in agglomerati urbani più che insediamenti dell'età del bronzo finale. Tra questi avranno primeggiato 



fig6.pngFig.6 - Rifugi rupestri (Matala, Creta)                   

 

 i palazzi di Cnosso e di Festo che consegneranno alle soglie dell'età moderna la tipologia di borgo cittadino. La stratificazione ipostila di quest'ultimo e la sua vasta platea, confrontati al Santuario minoico di Acharnes, scavato a partire dal 1979, alle latomie siciliane, e infine ai sotterranei entro la cinta muraria di Roma, sollecitano l'identificazione simbolica del labirinto dedalico all'affrancamento dalla schiavitù e l'arbitrio di legittimità raggiunto avverso il tributo sacrificale, dalla tarda memoria letteraria attribuito alla storia del regno cretese, e oggi inteso come rigetto dell'antropofagia. Una presa di coscienza ed un riscatto dalla pulsione di morte che il dialogo di Minosse riferito a Platone fa coincidere con la legge del re cretese Minosse, che vi è definita 'invenzione della verità'.

La tecnologia del labirinto dedalico, munito di pozzi quanto di torri, ha assunto la connotazione di fortificazione difensiva ad un unico accesso ed in grado di arrestare qualsiasi intruso nel territorio, che anche la 'Vita di Teseo' scritta dal beota Plutarco (I-II sec. D.C.) nelle Vite parallele (ed.: Le Vite parallele di Plutarco volgarizzate da Marcello Adriani, I, Firenze 1859), citando Filocoro, non avrà esitato ad esaltare prigione inespugnabile. Una pianta rudimentale di edificio con un'entrata che sembra rigirare su se stessa (fig.7), tra le giravolte di una ragnatela, è tuttora esposta a cielo aperto nel vasto recinto del sito archeologico di Cnosso, nei pressi del cosiddetto Corridoio dei draught board del palazzo, tra i reperti monumentali di cultura materiale. Sarebbe un'altra prova che alla base delle grandi scoperte archeologiche di fine Ottocento dell'antica civiltà europea nel pieno del suo sviluppo tecnologico, che Louis Godart ha voluto ripercorrere nel volume Da Minosse a Omero, appena edito da Einaudi, fosse la vasta opera editoriale della prima metà di quel secolo concernente le fonti del mito del labirinto: il suo aspetto più leggendario dietro la pratica del disegno architettonico.



fig7.pngFig.7 - Pianta di edificio, incisione su pietra (Palazzo di Cnosso, Creta)     

 

Tracciato di un ordito scalfito sulla pietra, che non smentisce la peculiarità cretese dello stratagemma memorabile dell`ingegneria dedalica per uscirne, di cui parlarono tanto Virgilio (Eneide, 6, 9-44) che Ovidio (Metamorfosi, VIII, 155-168). La migrazione in Sicilia e nella penisola italica si sostanziava della notizia ovidiana che Dedalo, fuggito dal labirinto, gettandosi da una torre (una loggia o Chalcidico) con ali di penne e cera, insieme al figlio Icaro, che nell'esperimento di massima resilienza, al pari del Minotauro, vi trovò la morte, avesse edificato il tempio di Apollo a Cuma, fondandovi la scienza del passato. A dire di Omero è Minosse colui che giudica le anime dei morti, il sovrano che parla con Zeus e scopre forse la scrittura. 

Il patetico Minotauro a Creta sembra non aver avuto altro archetipo che le protromi taurine di ossidiana del Museo Archeologico di Heraklion a Creta (fig.8), non scevre da un canone di raffinata bellezza antropomorfica, che le corna dorate connotano come sovrumano, ma pur sempre un ritratto. 

 

 

fig8.pngFig.8 - Protrome taurina di ossidiana (Museo Archeologico di Heraklion, Creta)                                                                

 

 

Documento della ceramica attica è l'attraente anatomia del corpo di kouros del Minotauro delineato dalla kylix a figure nere del Museo Archeologico Nazionale di Spagna (fig.9), che contende alla mimesi in ariete del dio Pan il primato del mostro biforme, spettro quest'ultimo non meno divino di Ammon-Ra dell'affrancamento dell'umanità dall'incesto e dall'unione tra consanguinei del branco o, in linea femminile, della Sirena e della Sfinge.  

 

fig9.pngFig.9 - Danza del Minotauro, Kylix a figure nere (Museo archeologico di Spagna, Madrid)

  

Della diffusione in Italia dell'arte ceramica con il racconto edificante del mito è testimone la scenetta della kylix, invece a figure rosse, del Museo della Badia di Vulci (fig.10) con Teseo che uccide il Minotauro nel recinto sacro, contornata da un girotondo episodico di coreuti.  

  

fig10.pngFig.10 - Teseo che uccide il Minotauro, Kylix a figure rosse (Museo della Badia di Vulci)

 

Era la Biblioteca (ed.: La Biblioteca di Apollodoro ateniese, volgarizzamento del cav. [n.d.r.: Giuseppe] Compagnoni, Milano 1826, p. 108) di Apollodoro, o dello Pseudo-Apollodoro (II sec. D. C.), a restituire agli autori greci e latini un'idea dell'arte dedalica con la narrazione esplicita dell'antefatto alla nascita del Minotauro: una narrazione certo meno famosa della costruzione strategica del cavallo di Troia, un'altra astuzia sfociata invece nell'olocausto, ma riscoperta da Giulio Romano nell'iconografia di un riquadro dell'affresco della Sala di Psiche di Palazzo Tè a Mantova (fig.11).  

 

fig11.pngFig.11 - Giulio Romano, Pasifae e la vacca di Dedalo, Sala di Psiche (Palazzo Tè, Mantova)

                                                             

L'un testo e l'altro scorciano Pasifae, moglie di Minosse, che si nasconde nel ventre di una vacca di legno ricoperta di pelle costruita da Dedalo, simulazione che inganna perfino il toro, che sarebbe giunto in questo modo ad accoppiarsi con la donna. La scena nell'affresco pompeiano di quarto stile della Casa dei Vettii (fig.12), restaurata nel 2016, nel medesimo soggetto includeva, oltre alla presenza di Dedalo e Minosse che vi assistono, anche il dettaglio di Arianna.  

  

fig12.pngFig.12 - Dedalo e Pasifae, Affresco della Casa dei Vettii, particolare (Pompei)

 

  

Una primizia di sapiente curiosità pliniana nella tradizione romana che fa di Pasifae la drammatica protagonista, sola a subire l'inganno di Minosse, credendo di soggiacere ad una velleità soprannaturale. La Biblioteca introdurrà nella letteratura l'abisso della moralità nella condizione femminile alla corte minoica, in cui il deus ex machina della decadenza di una società matriarcale è lo stesso Minosse, nato dal rapimento di Europa perpetrato da Zeus in forma taurina. Minosse inscena il prodigio del desiderio all'apice della libido nella ripetizione persuasiva dell'ipnosi dell`incantesimo, che inseriva il raccapriccio della maschera nella favola: il Minotauro è l'espressione della sublimazione della libido nell'età evolutiva, monitus dell`esaltazione dell'energia e della sua proverbiale innocenza.   

 

 

*La presente ricerca è stata svolta anche telematicamente presso l’Institute for Mediterranean Studies - Foundation for Research & Technologies Hellas - IMS TECHLAB di Rethymno, Creta, diretto attualmente dal dott. Nikos Papadopoulos, che ringrazio unitamente alla dott.ssa Valia Patramani, bibliotecaria dell’Istituto, durante la Summer School 2020 dei Progetti EU Marie Sklodowska-Curie (MSCA-IF), con la partecipazione italiana della Alma Sistemi srl.

Commenti  

+1 #1 Milena Rosso 2020-10-04 22:07
Grazie di questo articolo,Dove la cultura, la ricerca , la preparazione si fondono in una musica di parole che rammenta la musica che palpita in Creta. Grazie
Citazione

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