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Tyndaris e il suo territorio, Volume I

Fasolo Tyndaris_Tindari_vol_I_copertina_bordoIl volume è il primo di una ricerca finalizzata alla ricostruzione del paesaggio culturale e alla comprensione delle vicende storiche del comprensorio dell’antica Tyndaris (Tindari, comune di Patti in provincia di Messina). Sono stati raccolti, con una impostazione complessiva pluridisciplinare e plurimetodologica, dati dalla preistoria al medioevo.


Vi sono raccolte in particolare le fonti in grado di fornire dati utili per la ricostruzione dell'antico paesaggio antropizzato, dal quadro ambientale moderno, nelle sue componenti geologiche, morfologiche, idriche, climatiche, pedologiche, alle fonti storiche (scritte a carattere epigrafico, numismatico,storico-letterario, tecnico-itinerario, odeporico, geografiche, corografiche, archivistiche e statistiche), alle fonti iconografiche, al repertorio costituito dalla letteratura scientifica e dalle pubblicazioni di studiosi locali e alla toponomastica.
Il lavoro è propedeutico a quello che raccoglie con la carta archeologica i risultati della prospezione intensiva e sistematica a copertura totale del terreno effettuata tra 2010 e 2012. 

 

Il volume realizzato da Michele Fasolo ed edito da mediaGEO è pubblicato sull'OMP (Open Monograph Press) di mediaGEO soc.coop. e scaricabile liberamente in formato PDF a questo link

Per chi è interessato ad un copia cartacea è previsto un rimborso spese spedizione e segreteria fissate in € 20 (mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

 

Michele Fasolo, Tyndaris e il suo territorio I, Introduzione alla carta archeologica del territorio di Tindari, Roma, mediaGEO, 2013, ISBN 978-8890875519 (184 pagine).

 

Dal Primo Capitolo:

Negli ultimi decenni si e accelerato, in tutte le regioni del bacino del Mediterraneo, il processo che sembra ormai connaturale alla modernità di continua e progressiva distruzione dei segni e delle forme che conferiscono originalità, riconoscibilità, senso e abitabilità al territorio, ovvero di tutto ciò che fa di un territorio, di un ambiente naturale un paesaggio culturale, ovvero uno spazio che non e più estensione inerte di terra, ma un tessuto umano concretamente vivente perche qualificato dalla profonda sedimentazione storica di avvenimenti e di attività di comunità che imprimendovi e cancellandovi segni, lasciando tracce molteplici e significati, intrecci di interazioni dense e profonde, su più dimensioni, con l’ambiente e tra loro, gli hanno conferito una fisiognomica unica, condivisa e irripetibile, esprimendovi cosi, storicamente e simbolicamente, la propria identità. Il processo degenerativo del tessuto territoriale costituisce una questione cruciale, una tematica fondamentale, proprio perche vede ogni giorno dissolversi pericolosamente e in maniera estrema, insieme con le sempre più vaste porzioni di spazio degradate, decostruite, destrutturate e riconformate con una omologazione, che sembra inarrestabile, dei luoghi a modelli produttivi e logiche deterritorializzanti, nel territorio divenuto inerte e che non può più essere vissuto, e in cui l’identità non può più essere espressa, le fondamenta profonde, il senso del nostro legame comunitario nella civitas. E però la crisi odierna, paradossalmente proprio come scriveva Holderlin “Wo aber Gefahr ist, wächst das Rettende auch”, a farci comprendere con stringente urgenza che non è possibile abitare la terra senza prendersene cura. E soprattutto la crisi a permetterci di pensare il paesaggio e di assumerlo nell’ordinamento giuridico e nell’epistemologia con un’accezione più ampia di quella estetica che e stata caratterizzante nel passato prendendo coscienza della sua pluriforme, e per noi che la dobbiamo decifrare, impegnativa complessità. Una complessità che deve essere innanzitutto conosciuta prima che si degradi irrimediabilmente e i segni impressi dagli uomini nel corso dei secoli più lontani scompaiano. Il nostro sforzo conoscitivo dovrà assumere, per affrontare con efficacia i processi dissolutivi in atto, un punto di vista insieme multidisciplinare e plurimetodologico, dotarsi di strumenti e metodi cognitivi nuovi che siano in grado di spiegare i fenomeni, i caratteri fondativi delle identità dei luoghi, gli elementi che strutturano durevolmente il territorio, adeguati a una realtà come quella territoriale le matrici della cui complessità si dislocano su più dimensioni, immediatamente leggibili, ad accesso differenziato o a volte invisibili ad ogni lettura anche la più sottile. L’accelerazione e la pervasività della crisi, infatti, impongono allo storico di dare risposte che non siano più riproposizioni di meri inventari ma ricostruzioni in termini dinamici e funzionali degli assetti territoriali antichi e delle loro persistenze nel paesaggio attuale. Risposte che inoltrate, a sua volta, dal topografo dell’antichità, dal geografo storico all’urbanista permettano a questi di formulare ipotesi convincenti sul rapporto da intrattenere con i segni che degli assetti antichi sopravvivono nel paesaggio attuale. Conoscere, ma e anche indispensabile promuovere, sempre a partire dalla conoscenza, esperienze specifiche di produzione comunitaria e di valorizzazione del paesaggio culturale perseguendo una partecipazione collettiva su progetti concreti riguardanti i territori che coinvolgano e aggreghino, a vari livelli e modalità di partecipazione, comunità locali, esperti, amministratori, associazionismo e singoli cittadini.

 

Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:34

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