NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

 


 

Giovedì, 08 Febbraio 2018 11:53

Nuovi reperti rinvenuti in Toscana attestano l’uso del fuoco da parte dei Neanderthal per trasformare il legno in strumenti

Recenti scavi condotti per la costruzione di piscine termali  nell’area di Poggetti Vecchi (Grosseto, Toscana) hanno portato alla luce reperti  in un sito stratificato a cielo aperto,  datati  radiometricamente a circa 171.000 anni fa, che  attestano l’uso del fuoco da parte dell’uomo di Neanderthal.

I diversi oggetti testimoniano che l’uomo di Neanderthal utilizzava il fuoco per creare e modellare degli strumenti, e queste deduzioni sono attendibili poiché sono stati rilevati tantissimi manufatti che mostrano gli stessi segni di lavorazione: si tratta di bastoni in legno di  bosso (Buxus Sempervirens), un arbusto sempreverde, molto duro e ricco di rami,  lunghi circa un  metro caratterizzati da un’estremità arrotondata e l’altra appuntita e carbonizzata. 

La carbonizzazione era utile perché favoriva il distacco della corteccia in quanto l’ammorbidiva  e su alcuni pezzi sono stati evidenziati segni di taglio e striature realizzate probabilmente con pietre e ciò conferma l’intenzionalità di trasformare un pezzo di legno in un oggetto  che era destinato probabilmente sia ad uso agricolo, per rivoltare la terra, scavare e far emergere radici, sia per cacciare. Inoltre insieme a questi bastoni sono stati rinvenuti anche altri reperti come  strumenti in pietra e le ossa dell' elefante Paleoloxodon  antiquus. E’ stata una scoperta davvero importante perchè è uno dei primi indizi di uso ‘consapevole’ del fuoco per lavorare gli strumenti durante il Pleistocene medio superiore, intervallo di tempo durante il quale il territorio toscano era dominato proprio dall’uomo di Neanderthal.  

E’ stato difficile analizzare i reperti perché a causa della conformazione del sito archeologico erano completamente immersi nell’acqua ma ciò nonostante è stato possibile effettuare una scansione 3D dei manufatti impiegando lo scanner a triangolazione NextEngine Desktop 3D scanner. A causa della fragilità degli oggetti è

In totale sono stati scansionati 36 frammenti lignei appartenenti a 9 manufatti e in seguito il gruppo di ricerca ha ricostruito virtualmente gli oggetti in legno assemblando le scansioni dei  numerosi frammenti, dato che a causa dell’estrema fragilità dei reperti non era possibile farlo direttamente con essi.  Le ricostruzioni 3D sono importantissime per raccogliere e conservare tutte le informazioni relative ai volumi e alle geometrie dei manufatti perché a causa delle loro condizioni estremamente delicate anche un piccolo restauro può comprometterne la conservazione. I risultati della ricerca, comprendenti anche analisi scientifiche, sono stati pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences. Il gruppo di lavoro che ha svolto l’indagine, guidato da Biancamaria Aranguren della Soprintendenza di Siena e Grosseto, comprende ricercatori del CNR, dell’Università di Trento, dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e del PIN, un centro di ricerca di Prato specializzato nelle applicazioni informatiche all’archeologia, che ha effettuato le scansioni 3D e le successive ricostruzioni.

Fonte: Focus

Ultima modifica il Mercoledì, 21 Febbraio 2018 12:52

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo