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Mercoledì, 13 Dicembre 2017 12:25

La realtà virtuale come forma di accessibilità a siti archeologici inaccessibili

Redazione Archeomatica
Creazione del prototipo di realtà virtuale della Cache Cave Creazione del prototipo di realtà virtuale della Cache Cave Devlin Gandy

Molto spesso la realtà virtuale (VR) è associata ad attività impossibili da svolgere nella vita reale, come volare in mezzo alle città, camminare nello spazio o esplorare gli oceani. Ma già da qualche tempo, i ricercatori stanno impiegando questa tecnica per rendere accessibili siti archeologici difficili da raggiungere. 

Un sito archeologico può essere inaccessibile per diverse ragioni: una posizione in una località remota, una collocazione all'interno di una proprietà privata, resti archeologici rimanenti molto fragili oppure tragitti per il sito complessi e pericolosi.

E' questo il caso di due siti archeologici situati nelle San Emigdio Hills, a nord di Los Angeles (California, USA): Pleito, presenta alcune delle più elaborate rappresentazioni di graffiti rupestri al mondo, Cache Cave, invece, contiene una delle più significanti collezioni in situ di oggetti deperibili, tra cui canestri di nativi americani. I reperti archeologici più antichi ritrovati sembrano avere all'incirca 2000 anni.


file 20171211 27698 fj5m6iIl sito di Pleito

L'esplorazione di questi siti è piuttosto problematica: i graffiti di Pleito sono estremamente fragili a causa dell'arenaria che pian piano si deteriora inesorabilmente, mentre il sito di Cache Cave è un complesso sistema di stretti cunicoli difficilmente percorribile. Entrambi sono di fondamentale importanza dal punto di vista culturale per i nativi americani, in quanto simbolo del loro passato ancestrale.

Per ovviare ai problemi di accessibilità e di conservazione, la University of Central Lancashire ha intrapreso la realizzazione di modelli in realtà virtuale. La realtà circostante è stata "catturata" con camere digitali e laser scanner, i dati sono stati poi elaborati con tecniche fotogrammetriche che hanno permesso la realizzazione dei modelli 3D.

I prototipi dei modelli in realtà virtuale sono stati testati presso gli uffici della Wind Wolves Preserve assieme alla tribù Tejon, originaria di quelle terre. E, forse la prima volta nella storia, i nativi americani hanno fatto esperienza dei luoghi dei loro antenati indossando visori e caschetti per la realtà virtuale. Ciò ha consentito anche ai membri tribali più anziani di visitare ancora una volta questi luoghi.

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Questa ricerca fornisce una piattaforma innovativa ai nativi americani per entrare e rimanere in contatto gli spazi e le pratiche ancestrali attraverso una sorta di restauro della memoria culturale.
Le attività di ricerca svolte nei siti, oltre a migliorarne l'accessibilità, si sono concentrate anche sulla realtà aumentata: tecniche di image processing come DStretch  o Reflective Transofrmation Imaging sono state impiegate per mettere in risalto e visualizzare dettagli difficilmente visibili ad occhio nudo.


file 20171201 10169 1n71blwLa DStretch aiuta a rivelare dettagli nascosti dei graffiti rupestri

Ad esempio, l'investigazione dei pigmenti impiegati nei vari strati di pittura, ha permesso l'individuazione dei diversi livelli di pittura, facilitando la comprensione e l'analisi degli stessi. 

Infine ha permesso di osservare l'evoluzione storica dei graffiti nel tempo.

Fonte: The Conversation

Ultima modifica il Mercoledì, 13 Dicembre 2017 12:41

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