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Martedì, 23 Febbraio 2016 10:58

In mostra l'icona di El Greco attribuita mediante tecniche diagnostiche

Fino al 10 Aprile 2016 presso la Casa dei Carraresi di Treviso è aperta la mostra "El Greco in Italia, Metamorfosi di un Genio", un'esposizione dedicata agli anni più importanti dell'opera artistica del Greco  e delle tappe più importante del suo corpus tra Creta, l’Italia e la Spagna.

Nato a Creta nel 1541 El Greco iniziò seguendo la tradizione artistica dell'iconografia ortodossa nell'isola per poi trasformarsi in artista d'avanguardia durante il suo spostamento a Venezia. Fu nell’800 che l'artista fu riscoperto ispirando correnti innovative del XX secolo come l’impressionismo e il cubismo.
Nella mostra sono presentate una serie di opere dell'artista, tra cui molte prodotte durante la sua permanenza in Italia e da grandi maestri che hanno influenzato il suo lavoro tra cui Tiziano, Tintoretto, Correggio, Jacopo Bassano.

Tra le opere esposte anche un'icona solo recentemente attribuitaa El Greco e presentata durante la mostra "L'Eredità di Bisanzio" aperta lo scorso agosto presso la Torre delle Arti a Bellagio per promuovere la conoscenza delle icone cristiane contestualizzandole storicamente e geograficamente e ampliando, quindi, il ventaglio dei paesi di provenienza, i periodi storici di appartenenza.

L'opera raffigura San Demetrio è stata acquistata da un collezionista tedesco da una piccola società d’asta francese come icona post-bizantina, reca la firma di Doménikos Theotokópoulos, meglio conosciuto come El Greco, individuata grazie ad indagini diagnostiche commissionate dall'acquirente a Mariella Lobefaro, ideatrice e curatore della mostra, che ha subito coinvolto nel ritrovamento il prof. Puppi, considerato il più grande conoscitore del periodo italiano de El Greco.

In occasione dell'esposizione estiva, Mariella Lobefaro aveva dichiarato: “Il valore di quest’opera, il cui supporto in cipresso ci spinge ad ipotizzare la realizzazione a Creta prima del 1567, anno dello spostamento de El Greco a Venezia, è inestimabile per quanto riguarda la rarità: è l’unica icona di questo artista, genio del ‘500, giunta sino a noi in ottime condizioni e ho avuto l’onore di approfondire, grazie alle indagini diagnostiche che hanno anche decretato l’autenticità della firma coeva alla pittura, la raffinata tecnica esecutiva ammirabile nel finissimo assist d’oro e nei diversi metodi in cui è stata stesa la foglia d’oro sotto e sopra lo strato pittorico”.

 

Macro firma in luce diffusa by Thierry Radelet

Particolare della macro firmaΧΕΙΡ ΔΟΜΗΝΙΚΟΥ in luce diffusa daThierry Radelet

 

Alle indagini scientifiche realizzate ha collaborato l'INOA, Istituto Nazionale di Ottica Applicata di Firenze. L'opera è stata analizzata mediante uno scanner per riflettografia VIS-NIR a 32 bande permettendo di far emergere il disegno preparatorio ed un unico pentimento: la posizione della lancia nella pittura risulta più inclinata verso sinistra. E' stata inoltre esaminata l’area della firma con un sistema OCT (Optical Coherence Tomography) per valutare lo spessore delle vernici con una risoluzione di circa 5 micron, da cui è emerso che la firma è sotto vernice.
Infine è stata esaminata integralmente con un sistema conoscopico per il rilievo 3D con una risoluzione di 20 micron laterali e 6 micron in quota. L’esame ha messo in evidenza la volontà del Theotocopouls di realizzare la doratura di fondo su due livelli della superficie.

Il Prof. Angelo Agostino del Dipartimento di Chimica dell'Università degli Studi di Torino ha invece applicato la spettroscopia di fluorescenza a raggi x per rivelare gli elementi presenti nella pittura e capire i pigmenti utilizzati dall'artista.

Presso il Laboratorio Hercules dell'Università di Evora, la Dott.ssa Irina Sandu ha analizzato i quattro campioni prelevati di cui tre analizzati al Microscopio ottico in Visibile e Ultra Violetto e mediante microscopia elettronica e microanalisi (SEM-EDX). Da queste analisi è emerso che entrambe le dorature hanno stessa composizione e spessore. L’altissimo titolo della foglia d’oro, 23,70 carati, conduce al titolo del ducato veneziano dell’epoca.

Infine sono state eseguite due radiografie a raggi x: una frontale ed una nel taglio trasversale della tavola, una macrofotografia a luce visibile della firma e una macrofotografia in fluorescenza Ultra Violetto della firma e di tutta l'opera, un'indagine all'Infrarosso della firma, un falso-colore generale. Queste ultime analisi sono state svolte presso il Laboratorio di diagnostica di Thierry Radelet, Torino.


Vai al sito della mostra: www.elgrecotreviso.it

 

Fonte: Ufficio Stampa della Mostra

Ultima modifica il Martedì, 23 Febbraio 2016 11:13

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