Grazie ai droni scoperto nel Foggiano un nuovo tratto della Via Traiana

Grazie ai droni scoperto nel Foggiano un nuovo tratto della Via Traiana

Negli ultimi anni i droni ricoprono un importante ruolo da protagonisti nell’indagine archeologica, soprattutto per quanto riguarda la scoperta di resti di difficile raggiungimento o situati in aree di grande estensione. Come racconta il Prof. Giuseppe Ceraudo, docente di Topografia antica presso l’Università del Salento, le nuove tecnologie SAPR rappresentano un utilissimo strumento di lavoro per gli studiosi del mondo antico.

Non a caso il Prof. Ceraudo è alla guida di una straordinaria ricerca nel Tavoliere delle Puglie che ha avuto come oggetto la ricostruzione della Via Traiana, l’antico tracciato voluto dall’Imperatore Traiano per consentire il passaggio verso l’Oriente. “Il progetto Via Traiana così come le esperienze di Veio e Aquinum – afferma il Professore, membro del Comitato scientifico del II Convegno Internazionale di Archeologia Aerea, svoltosi a Roma lo scorso febbraio – sono la dimostrazione delle sorprendenti potenzialità del telerilevamento di prossimità attraverso SAPR. In tutti questi esempi il risultato è stato possibile mediante la combinazione di uno studio preliminare a cui è seguita una meticolosa esplorazione del territorio, una ricognizione con droni, sia ad ala fissa che multirotore, e una successiva analisi dei dati raccolti”.

Da circa un decennio il gruppo di ricercatori dell’Università del Salento ha avviato una ricerca topografica per ricostruire il collegamento tra Benevento e Brindisi nel tratto che interessa le città di Troia, Ordona, Canosa di Puglia, Ruvo di Puglia e Bitonto. Lo studio universitario si è concentrato nella sezione della Daunia e ha portato alla scoperta di una nuova colonna miliaria e al successivo rinvenimento di resti che vanno dall’epoca neolitica fino al Medioevo. “La fascia occidentale a ridosso del Subappennino Dauno – continua il Prof. Ceraudo – costituisce una zona particolarmente adatta alla ricerca archeologica eseguita attraverso la perlustrazione aerea. Grazie a una fortunata combinazione tra la geomorfologia del suolo e la coltivazione dei terreni agricoli, siamo riusciti a riconoscere delle tracce di strutture murarie già al momento del volo con il drone. Nel mese di maggio, con la piena crescita del grano, abbiamo eseguito diverse missioni per ottenere delle immagini da analizzare in base alla differente risposta cromatica. Data la presenza dei residui di acqua si sono potuti scorgere i segni di quanto ancora presente sotto terra, in particolare già dalla divisione agricola in maglie quadrate regolari si è arrivati ad individuare numerose evidenze archeologiche poste in collegamento diretto o indiretto con la strada romana”.

L’impiego di APR e sensori di ultima generazione non si limita ai momenti di monitoraggio e documentazione, ma è sempre più diffuso nella fase preliminare in quanto consente di effettuare sopralluoghi virtuali, mappare aree di difficile accesso e ridurre notevolmente i tempi di rilievo in campagna. “A seconda delle diverse necessità – conclude Ceraudo – è stato abbinato l’uso di APR ad ala fissa e multirotore per identificare strade, canali, viadotti, tombe, ville romane e altri insediamenti abitativi dell’epoca. Per coprire maggiori estensioni di superficie abbiamo preferito utilizzare il FlyGeo24Mpx per avere un quadro completo dell’area di interesse, poi per alcune zone specifiche ci siamo serviti dell’esacottero FlyNovex per lavorare a quote più basse e con un più alto dettaglio. Tutti i voli sono stati eseguiti in collaborazione con FlyTop e, dall’analisi dei fotogrammi raccolti durante le missioni, abbiamo potuto geolocalizzare reperti che abbracciano un arco temporale che va dal periodo romano fino all’età medievale”.


Fonte: Flytop (www.flytop.it)

 

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