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Venerdì, 11 Marzo 2016 15:47

Restauro: opere di Rodin analizzate alla luce del sincrotrone per identificare i materiali di modellazione

Hanako (Musée Rodin) a sinistra prima del restauro, a destra dopo il restauro Hanako (Musée Rodin) a sinistra prima del restauro, a destra dopo il restauro Copyright: Bluzat, Cascio, Mary.

Tecniche avanzate di imaging basate sulla luce di sincrontrone sono state impiegate all'interno di un'attività di conservazione di alcune opere di Auguste Rodin, famoso sculture francese del XIX secolo.

Durante l'organizzazione della mostra “La fabrique du portrait, Rodin face à ses modèles" presso il Musée Rodin (10 -23 Agosto 2009), due busti erano in cattivo stato di conservazione ed impossibili da maneggiare ed esibire. Questi busti, Hanako, datato dal 1908 al 1912(?) e Clemenceau, 1911-1913, necessitavano di essere restaurati prima di essere messi in mostra.
Le due sculture contengo parti realizzate cone moderni materiali da modellazione, inventati alla fine del 19° secolo come alternativa all'argilla e alle cere. Questi modellli furono per Rodin un modo per lavorare rapidamente fino a raggiungere la forma ottimale e, come tale, offrire una grande intuizione nel processo creativo dello scultore e delle tecniche che aveva sviluppato.

Rodin realizzò queste sculture così come veniva fatto fin dall'antichità utilizzando argilla o materiali naturali cerosi come ad esempio la cera d'api che sno stati spesso utilizzati per la scultura. Alcuni additivi come i minerali, amido o resina di pino potrebbero essere stati miscelati con questi materiali cerosi per cambiare le proprietà fisiche o l'aspetto. Tuttavia, in questo periodo sono emersi anche materiali sintetici, come la paraffina, la cera del Giappone o la stearina per fornire un'alternativa alla cera d'api. Un nuovo materiale, la plastilina, fatta di caolino e di zolfo nativo mescolato con lanolina o glicerina è stato formulato in Italia. In Inghilterra la plastilina è stata creata sulla base di materiale ceroso indefinito e olio e potrebbe essere stato unito a pigmenti.

Considerate le diverse possibili composizioni del materiale di modellazione utilizzati in scultura, il museo Rodin ha contattato un team di scienziati francesi per identificare la composizione dei materiali di modellazione utilizzati dall'artista. Attraverso la caratterizzazione di questi materiali gli scienziati sono stati in grado di stabilire le ipotesi sulle origini del loro degrado.

"Grazie al Musée Rodin e al supporto di uno sponsor, siamo stati in grado di svolgere questo importante studio preliminare ed un restauro senza uguali. È ancora raro per noi restauratori indipendenti, avere queste opportunità di ricerca, e vorremmo sviluppare altre di queste opportunità. Questo lavoro è stato molto gratificante, in particolare attraverso la stretta collaborazione con il team scientifico", ha dichiarato Hélène Bluzat, restauratrice indipendente e una delle tre persone del team di restauro.

 

Analisi al micro infrarosso dello strato giallo che copre il materiale da modellazione bianco

 

Come complemento alle tecniche di laboratorio come gas cromatografia accoppiata alla spettrometria di massa, spettroscopia infrarossa, diffrazione a raggi X, microscopia elettronica e visibile, effettuate presso il Centro di Ricerca e Restauro dei Musei di Francia a Parigi, gli scienziati hanno impiegato la linea di luce ID21 ultraluminosa di raggi X dell'European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) per analizzare minuscoli frammenti prelevati da diverse sculture. La dimensione del campione non era più grande di 1 mm³.

Gli studi hanno rivelato che Rodin ha utilizzato almeno due diversi tipi di materiali di modellazione moderni e che le loro composizioni sono vicino alla plastilina originale e alle ricette dell'epoca. I busti da restaurare, Hanako e Clemenceau, contengono entrambi paraffina e la materia grassa ricca di carbonato di calcio.
 
In particolare, le microanalisi effettuata al sincrotrone sono state svolte con lo scopo di comprendere i fenomeni di degradazione e per identificare i prodotti derivati presenti sulla superficie delle sculture.
Son state analizzate differenti compenenti come la polvere (che dà un aspetto grigio al materiale originale bianco), uno strato organico, costituito da saponi di calcio, che coprono la superficie e dando un aspetto grasso e giallo, e alcuni piccoli aggregati cristallizzati distribuiti qua e là sulla superficie dei materiali, e costituiti principlamente da solfati, magnesio e sodio. Viceversa, il carbonato di calcio che costitutiva il materiale modellazione e dà il suo colore avorio non rilascia nello strato grasso superiore, quindi la differenza di colori presenti sulla superficie.

 

"La difficoltà con tali materiali è la loro complessità intrinseca - ha spiegato Marine Cotte, responsabile scientifico della linea di luce, coinvolta nella ricerca - sia per le ricette originali che di solito mescolano diversi ingredienti organici ed inorganici, ma anche i nuovi materiali e le nuove composizioni formate con l'invecchiamento, il rilascio o la modificazione chimica di alcuni componenti originali. La linea di luce ID21 è particolarmente utile per questo tipo di studi in quanto offre un insieme di tecniche diverse (in particolare la spettroscopia infrarossa per l'analisi della materia organica, la spettroscopia a raggi X con la risoluzione sub-micrometrica)".


Parallelamente a queste indagini, sono stati sviluppati diversi protocolli di pulizia e di conservazione da un team di conservatori francesi al fine di trovare i trattamenti ottimali adatti a tali materiali insoliti. Potrebbero essere conservati anche dettagli sottili come le impronte delle mani. Come si è visto nei due busti di Hanako sopra, lo stato finale della scultura è impressionante e dà una buona idea dell'aspetto originale dei modelli dopo la creazione di Rodin.

 

Guarda il video del restauro dei due busti con il laser in fondo alla notizia.


Approfondisci: leggi l'articolo "Analysis and conservation of modern modeling materials found in Auguste Rodin’s sculptures", Juliette Langlois, Guylaine Mary, Hélène Bluzat, Agnès Cascio, Nathalie Balcar, Yannick Vandenberghe, Marine Cotte, Studies in Conservation 2016

 

Fonte: ESFR - European Synchrotron Radiation Facility

 

Ultima modifica il Venerdì, 11 Marzo 2016 16:26

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