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Mercoledì, 13 Novembre 2013 11:16

Nuove tecnologie per la conservazione dei Beni Culturali di Matera in un progetto Unibas

matera sassiInnovare le tecniche e le metodologie per la conservazione dei Beni Culturali, per la prevenzione dei rischi alle strutture e per le attività di manutenzione del patrimonio italiano, attraverso un sistema che integra nuovi software alla ricerca sui prodotti chimici e biologici, sono i "pilastri del progetto "Innovazione di prodotto e di processo per una manutenzione, conservazione e restauro sostenibile e programmato del patrimonio culturale", presentato da alcuni Atenei, tra cui l'Università della Basilicata, e dei partner aziendali, approvato dal ministero dell'Istruzione.


La campagna di sperimentazione riguarderà varie città d'arte, tra le quali Matera e Venezia, in collaborazione con le Soprintendenze, i musei, e gli enti locali. Per l'Università della Basilicata saranno coinvolti il Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo (DiCEM) ed il Dipartimento di Scienze (DiS), coordinati dalla professoressa Antonella Guida. Per il materano, sono coinvolti l’amministrazione comunale della città dei Sassi, l’Arcidiocesi della provincia e la Fondazione Zètema (Centro per la valorizzazione e gestione delle risorse storico-ambientale) che “si sono impegnate – ha detto Guida - a mettere a disposizione siti e monumenti per la sperimentazione che pertanto avverrà sia su comparti sperimentali nei Sassi che su Chiese o edifici pubblici”.
La partnership prevede, oltre all’università lucana, l’Università La Sapienza di Roma, l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’Università dell’Aquila. Ciascuna delle sedi universitarie inoltre partecipa al progetto con il proprio bagaglio di relazioni internazionali e per la Basilicata sarà molto importante quello con l’Università di Cartagena de Indias (Colombia), città patrimonio Unesco, “con la quale – ha aggiunto la docente - sono già da tempo in atto collaborazioni scientifiche su analoghi temi di recupero e valorizzazione di Beni culturali ed architettonici”.
L'iniziativa - che durerà 30 mesi - parte dalla considerazione che in questi ultimi decenni il patrimonio storico e artistico ha subito un degrado maggiore rispetto al passato, dovuto essenzialmente agli effetti dell’inquinamento atmosferico, del cambiamento climatico e della contaminazione biologica. Quindi, oltre alla riduzione necessaria dei livelli di inquinamento, è necessario realizzare strategie di protezione efficaci (che durino meno di una politica ambientale di lungo periodo), e che siano però meno costose e più efficaci. Gli obiettivi principali del progetto sono quindi due: la realizzazione di una piattaforma tecnologica per la programmazione degli interventi preventivi di manutenzione, e la ricerca su nuove tecnologie e su prodotti non nocivi per la salute (ad esempio nuove tecnologie di biorisanamento e bioricostruzione basate sull’utilizzo di microorganismi selezionati “autoctoni o ambientati”, e prodotti quali tensioattivi biocompatibili o solventi organici e polimeri acrilici). La piattaforma, inoltre, potrà essere utilizzata anche per la compilazione di una sorta di "carta del rischio" e, come utilizzo aggiuntivo, per la promozione stessa dei Beni Culturali.
Nonostante il primato riconosciuto da tutto il mondo, i Beni Culturali producono in Italia un giro d’affari che vale circa 40 miliardi di euro, pari al 2,6% del Pil, mentre in altri Paesi come l’Inghilterra (al quinto posto della classifica Unesco con solo 18 siti culturali) si produce un giro d’affari di circa 73 miliardi di Euro, pari al 3,8% del Pil. Un sostegno al settore verrebbe, senza dubbio, da una migliore fruizione dei tesori italiani, da Nord a Sud, ma molti siti sono poco (o per niente) accessibili a causa degli interventi di restauro e messa in sicurezza, con un grave danno non solo al patrimonio nostrano, ma anche all'immagine italiana nel mondo: alla crisi economica, si aggiunge in questo senso la mancata programmazione di risorse sufficienti per completare gli interventi di monitoraggio dello stato di degrado dei Beni Culturali e per una sistematica azione di risanamento ai fini della loro piena fruibilità. L’adozione di interventi di restauro e manutenzione mediante prodotti più efficienti, meno costosi e soprattutto a basso impatto ambientale, proposti dal progetto, potrebbe quindi facilitare gli interventi di programmazione. Tra gli aspetti affidati ai ricercatori dell'Ateneo lucano, ad esempio, quelli di sviluppo di tecniche di biorisanamento, monitoraggio ambientale di parametri fisici per la prevenzione (monitoraggio) e manutenzione dei monumenti, verifica e miglioramento dell’efficienza energetica e del benessere negli ambienti costruiti e utilizzo delle energie rinnovabili. “La valutazione positiva da parte del Miur su questo progetto scientifico – ha concluso la professoressa Guida - nell’ambito dei bandi ‘Smart cities and communities’, ci rende oltremodo soddisfatti nel veder esaltata la valenza scientifica e culturale dell’Università della Basilicata, e ancor di più per la sede materana, e la città di Matera con il suo patrimonio Culturale storico ed architettonico, che consolidano il proprio ruolo nella scena internazionale nel dibattito culturale sulla conservazione dei Beni Culturali. Questo brillante risultato si colloca peraltro a valle di un altro progetto finanziato nello stesso ambito, in corso e con scadenza nel 2015, ‘Smart Basilicata’, dove l’unità di ricerca ‘Or4 smart culture and tourism’, che mi vede anche in questo caso responsabile scientifico, ha come focus operativo sempre Matera con i Sassi, Patrimonio dell’Umanità”.

 

Fonte: Università della Basilicata

Foto: Wikicommons

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:33

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