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Mercoledì, 20 Aprile 2016 10:25

Fabbricazione digitale: stato dell'arte delle tecnologie per la conservazione e valorizzazione dei beni culturali

Giulio Bigliardi

Le tecnologie di fabbricazione digitale hanno portato nuovi strumenti e nuove opportunità per chi lavora nel settore dei Beni Culturali. Quando si parla di fabbricazione digitale si intende un processo che porta alla realizzazione di un oggetto fisico partendo da un file digitale. Le tecnologie generalmente coinvolte in questo processo sono quelle che riguardano il rilievo 3D, la modellazione 3D e la prototipazione rapida.

Il progetto 3D ArcheoLab, creato nel dicembre 2013 da Giulio Bigliardi e Sofia Menconero, si è posto fin dall'inizio l'obiettivo di sperimentare e applicare queste tecnologie nel campo della conservazione, della valorizzazione e della divulgazione del patrimonio storico-artistico.
In questo ambito le moderne tecnologie di rilievo 3D sono indispensabili per realizzare rilievi non a contatto, quindi senza il rischio di danneggiare l’opera originale. La modellazione 3D è oggi impiegata per creare contenuti multimediali di tipo divulgativo o per realizzare restauri virtuali. Nel campo della prototipazione rapida, la stampa 3D è al momento la tecnologia più diffusa e in questo settore viene utilizzata per numerose applicazioni: dalla replica a basso costo di opere d’arte a scopo divulgativo e didattico, al restauro integrativo o per la creazione di calchi e supporti. E' proprio su quest'ultima tecnologia che 3D ArcheoLab sta portando avanti già da tempo numerose sperimentazioni.


La stampa3D a tecnologia SLA (Stereolitografia) o DLP (Digital Light Processing) è una delle tecnologie più precise oggi a disposizione: grazie alla risoluzione di poche decine di micron è particolarmente adatta per riprodurre oggetti ricchi di piccoli dettagli. Si basa sull’uso di resine fotosensibili che vengono solidificate da una sorgente luminosa, come un laser (SLA) o un  proiettore (DLP). 3D ArcheoLab ha avviato una partnership con Lumi Industries, con cui ha riprodotto alcuni piccoli oggetti del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara.

 

stampa 3d 1

 

Un’altra tecnologia che permette di ottenere oggetti molto dettagliati è quella della stampa a polvere; la più diffusa è quella che si basa su polveri di gesso, più recente è quella che si basa su polveri plastiche. Questa tecnologia permette di realizzare sia oggetti di colore neutro sia oggetti a colori reali.
In stampa a polvere di gesso 3D ArcheoLab ha recentemente realizzato due riproduzioni. La prima è la riproduzione di un altare ligneo, la Machina Vasariana, per il percorso tattile del Museo Vasariano di Bosco Marengo (AL).

 

stampa 3D 2

 

La seconda riproduzione è un reperto archeologico del Museo Civico di Albano Laziale, una testina in terracotta dipinta, alta circa 9 cm. I particolari sono anche questa volta ben definiti e la resa cromatica è molto fedele.

 

stampa 3d 3

 

In collaborazione con FabLab Parma, 3D ArcheoLab sta sperimentando anche l'uso di una stampante WASP con estrusore per la ceramica: con questa tecnologia è possibile riprodurre reperti archeologici ceramici utilizzando vera ceramica, che può essere facilmente post lavorata, ad esempio aggiungendo un rivestimento, e cotta.

 

stampa 3d 4

 

La tecnologia su cui 3D ArcheoLab punta maggiormente è quella FFF (Fused Filament Fabrication). Questa tecnologia utilizza filamenti di termopolimeri per costruire gli oggetti. Oltre alle comuni plastiche, come PLA o ABS, sono disponibili materiali molto interessanti per il settore dei Beni Culturali, in particolare quelli che a un termopolimero aggiungono polveri di diverso tipo per ottenere effetti materici differenti: ad esempio polvere di marmo, polvere di legno o polvere di bronzo.
3D ArcheoLab ha recentemente sperimentato questi materiali nella realizzazione di alcuni percorsi museali tattili per non vedenti. L'obiettivo, in questi casi, è avere delle riproduzioni fedeli non solo nelle forme, ma il più possibile anche nei materiali, per rendere l’esplorazione tattile il più fedele possibile. Con un filamento a base di polvere di marmo prodotto in Italia da TreeD Filaments e una stampante 3DPR è stata riprodotta una testa di kouros in marmo del Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto.

 

stampa 3d 5

 

Al Museo Archeologico di Ferrara è stata invece riprodotto un reperto in legno utilizzando un filamento composto da fibre di legno, ottenendo un effetto finale molto realistico, sia alla vista che al tatto.

 

stampa 3d 6

 

L’ultimo esempio è la riproduzione di una punta di lancia in bronzo del Museo Civico di Albano Laziale. In questo caso è stato utilizzato un filamento composto da polvere di bronzo. L’oggetto finale può essere facilmente ossidato in modo artificiale per ottenere un oggetto molto realistico.

 

stampa 3d 7

 

In conclusione, al momento le possibilità sono tante, anche in considerazione del fatto che si tratta di tecnologie che evolvono molto velocemente e le novità sono all'ordine del giorno. Questo è anche il motivo che ha spinto 3D ArcheoLab a creare una Academy (www.3d-archeolab.it/academy/) con corsi brevi per professionisti che vogliono approfondire queste tematiche, oltre a una vera e propria Scuola di Fabbricazione Digitale per i Beni Culturali della durata di 4 mesi, denominata Makars (www.mak-ars.it), che si svolge due volte all’anno a Roma e a Parma.

 

Ultima modifica il Mercoledì, 20 Aprile 2016 10:57

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