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Giovedì, 03 Marzo 2016 11:08

La conservazione a Pompei: un tema multidisciplinare

Fabio Galeandro, Stefania Argenti, Lara Anniboletti

La conservazione a Pompei è una problematica che da sempre ha coinvolto quanti si sono occupati del sito sin quasi dalla sua scoperta. Difatti, già a partire dalla direzione degli scavi di Giuseppe Fiorelli nel periodo postunitario, circa 100 anni dopo la scoperta della città, la realizzazione dello straordinario plastico di Pompei (fig. 1) in scala 1:100 (insostituibile testimonianza della condizione degli scavi nel 1860-64, oggi conservato al Museo Archeologico di Napoli) può essere considerata la prima sistematica attività di documentazione propedeutica a progetti conservativi.

Da allora, in oltre un secolo e mezzo, innumerevoli sono stati gli interventi conservativi puntuali o connessi a grandi programmazioni; basti pensare ad esempio all'opera del grande Amedeo Mauri della prima metà del XX secolo a Pompei, che trasformò la città in una sorta di museo all'aperto dove l'esigenza divulgativa era intimamente connessa a quella scientifica o al capillare progetto di conservazione post sisma del 1980 che ha dovuto in prima istanza tamponare i danni del violento terremoto e quindi procedere ad una serie di attività di documentazione degli interventi svolti.

 

1 Plastico di PompeiFigura 1

 

In questa prospettiva il Grande Progetto Pompei ha permesso di realizzare una serie di progetti che consentono di affrontare la problematica conservativa da vari punti di vista.

2 Messa in sicurezza 1Figura 2

Una prima e più immediata risposta si è avuta con la messa in sicurezza della città antica (fig. 2) attraverso interventi diffusi, propedeutici a successivi interventi di restauro, volti a salvaguardare le strutture a rischio perdita e ad arrestare l’evoluzione del degrado sia per quanto riguarda gli elementi murari, sia per quel che concerne gli apparati decorativi parietali e pavimentali connessi a queste murature gravemente compromesse.

 

3 Restauro muratura 1Figura 3


Contestualmente sono stati realizzati una serie di progetti puntuali di restauro architettonico (fig. 3) e degli apparati decorativi (fig. 4) su domus di particolare complessità e rilievo (ad esempio la casa dei Dioscuri VI 9, 6) le cui condizioni necessitavano di un intervento tempestivo ed articolato che prevedesse, oltre agli interventi di consolidamento e di restauro sul monumento, anche la progettazione di strutture moderne (ad es. coperture) funzionali alla migliore conservazione nel tempo del monumento e degli interventi di restauro su di esso realizzati.

 

4 Restauro apparati decorativi 1Figura 4

Una seconda risposta, è venuta dalla realizzazione di progetti di tipo conoscitivo (Piano della Conoscenza) e di gestione dei dati (Sistema informativo) che permettono una analisi di dettaglio dello stato di conservazione e delle problematiche che affliggono il sito (fenomeni di degrado, ecc.), un immagazzinamento e una gestione dei dati che pochi confronti ha nel panorama archeologico.
In questo senso il piano della conoscenza costituisce un formidabile strumento diagnostico e conoscitivo.

 

5 ortofoto

Figura 5


La possibilità di disporre di un rilievo in scala 1:50 dell’intera area archeologica (la definizione precedente era al 1000), unitamente ad una puntualissima documentazione fotografica di ogni singola parete ottenuta mediante ortofoto (fig. 5) e di una schedatura con mappatura del degrado interrogabile attraverso un sistema operativo creato ad hoc (fig. 6), garantisce una conoscenza del sito approfondita, puntuale e per di più dinamica, cioè a dire modificabile al mutare delle condizioni del monumento, che permette anche di semplificare notevolmente le attività di progettazione, consentendo verifiche immediate su stato di conservazione e una rapida quantificazione delle superfici su cui intervenire con conseguente stima efficace dei costi progettuali.

 6 Mappatura degrado su sistemainformativo

Figura 6

 

La possibilità di disporre di questo approccio multivariato, unitamente alle forze in questo momento disponibili per la sua gestione, garantiscono la possibilità di un valido approccio alla problematica conservativa di Pompei, fondamentale per porre in essere una manutenzione programmata, presupposto fondamentale per l’attuazione di un restauro preventivo.


Fabio Galeandro (funzionario archeologo Soprintendenza Pompei)
Stefania Argenti (funzionario architetto Soprintendenza Pompei)
Lara Anniboletti (archeologo segreteria tecnica Soprintendenza Pompei)

 

Ultima modifica il Venerdì, 04 Marzo 2016 09:41

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