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Leonardo era cartografo

Leonardo era cartografo

In un momento in cui le notizie dei quotidiani dibattono alacremente l’identità storica della Gioconda di Leonardo da Vinci, facendo tornare alla ribalta la tesi di un ritratto di Giovanna Bianca Sforza, primogenita illegittima, ma riconosciuta di Ludovico il Moro, l’importanza del paesaggio nella pittura del maestro vinciano assume un aspetto determinato in rapporto alla sua opera di cartografo e all’arte della rappresentazione del territorio, come ci ricorda il volume intitolato a Leonardo genio e cartografo a cura di Andrea Cantile, ancora Leonardo edito dall’Istituto Geografico militare di Firenze nel 2019.

La sacralità della Gioconda sta nell’osmosi fisica tra la donna e il paesaggio, lo spazio di uno sguardo che arriva a specchiarsi nel suo iride, dove, sostengono alcuni studiosi, Leonardo ha riflesso l’immagine di un ponte a cinque arcate e questo microscopico ponte rappresenterebbe il punto di distanza della veduta alle spalle della giovane, che ha il vertice della piramide ottica nell’occhio. La traiettoria della luce e dell’ombra e la corrispondenza anatomica tra microcosmo e macrocosmo sono spiegate dalla prospettiva. Meno osservato è che il diaframma di un velo circondi la testa della vergine, la più misteriosa che la storia dell’umanità conservi, che non è un rebus, ma intersezione della finestra del quadro.

Certo ciascuno, oltre il velo vorrà riconoscervi in trasparenza il paesaggio, ed è altrettanto vero che, come altri studiosi insistono a dibattere, si tratti di un paesaggio determinato, frequentato dall’artista e che tra un paesaggio ed il pittore che lo ritrae sia stabilita una congiunzione, che fa da schermo, più che una condizione determinata, umanitariamente comprensibile nei termini di un realismo magico: l'orizzonte visivo negli occhi. L’arte del Rinascimento è ben lontana dall’essere una pittura dello specchio, ma è un’arte che conosce lo strumento visivo, mostrandoci come l’occhio sia anche uno specchio, attraverso il quale la luce penetri fino alla retina e gli impulsi raggiungano la mente dell’osservatore, sede della percezione. In altre parole, oltre l'aspetto simbolico, più profondamente religioso e quello ludico, o se vogliamo enigmistico del puro e semplice diletto, nel quadro della Gioconda vi è un pezzo di mondo che può essere un territorio oltre che un panorama, disegnato dall’intelletto con le quantità luminose.

Il colore è una scienza del territorio ed è anche una scienza della volta celeste con i suoi pianeti ed il sole e con i suoi moti e lo è attraverso la disciplina dei numeri e delle misure, che i greci chiamarono geometria. Non è solo sorprendente che Leonardo sia stato cartografo e lo sia stato per la conoscenza e la difesa di un territorio segnato palmo a palmo dall’opera dell’uomo, può sembrare anche ovvio per un astronomo. La prospettiva era la scienza del territorio, l’universo della precisione degli strumenti della scienza, prima di edificarlo: accanto alla prospettiva, con tutte le sue aberrazioni, l’assonometria, l’abilità di disegnare un corpo architettonico con tre facce visibili emerge leonardesca dallo studio, ad opera degli autori del volume Leonardo genio e cartografo, della Carta della Valle dell’Arno di Windsor Castle (RL 12685) a volo d'uccello, comparata alle molte altre carte conservate negli archivi fiorentini. Scorrendo il libro Leonardo genio e cartografo ritroveremo un catalogo degli strumenti che certo deve qualcosa alla Storia della scienza di David C. Lindberg, ma che in parte integra la monumentale Storia della scienza Treccani (2002), non solo per la monumentalità, ma anche per l’approfondimento analitico dei più antichi strumenti praticati e conservati dal Museo della scienza e dall’Istituto Geografico Militare di Firenze, descritti dalle mani di chi li ha adoperati, anche fosse Leonardo stesso, con straordinaria sintesi. E troveremo inoltre con originalità, un approccio storico allo studio della Cartografia praticata tra Quattrocento e Cinquecento, facendo fuoco sulla versatilità e sul rigore di Leonardo, quasi una documentazione parallela alle osservazioni del Trattato sulla Pittura ed una linea d’interpretazione dei suoi passi più complessi, accanto alla naturalezza dei dipinti ed alla meccanica dei progetti di Leonardo.

                                                                                     


 

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