Ancora una volta, il satellite, dall’alto della sua posizione, arriva in aiuto dell’archeologia, evitando, data la crisi, sprechi di risorse nella realizzazione di uno scavo o nel, potenziale e eventuale, danneggiamento di un territorio al fine di verificare cosa è nascosto là, dove, l'occhio umano non riesce a vedere. Ciò che fa un satellite posto a 600km di distanza è una esplorazione diagnostica medica che permette di esaminare quello che, un tempo, era presente sul territorio e oggi è scomparso sotto la stratificazione; non solo, in alcuni casi realizzare una missione esplorativa in alcuni ambiti può essere pericoloso, con il supporto dell’occhio satellitare si evita di esporre gli esperti a qualsiasi pericolo. Il lavoro svolto finora è ancora minimo, infatti sono stati scoperti finora solo l’1% di quanto presente, archeologicamente parlando, nel mondo. Questa è l’affermazione di Sarah Parcak, archeologa dell’University of Alabama a Birmingham che sfida tutti con la sua volontà di aumentare tale percentuale.