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Produrre vino fenicio: le strutture di Tell el-Burak (Libano) sotto il microscopio.

Se da un lato l’archeologia ci ha restituito numerose prove del consumo e commercio di vino e del suo ruolo nelle società antiche, dall’altra rinvenire strutture per la sua produzione, soprattutto nel Levante, risulta più arduo. L’indagine condotta dalla missione tedesco-francese svela parte di questo processo, leggendo attraverso la “trama” degli intonaci usati per la costruzione delle strutture produttive. L’importanza del vino nella realtà socioeconomica e rituale nell’antichità risulta spesso evidente in archeologia, grazie ai moltissimi frammenti di forme ceramiche che ne testimoniano non solo il consumo, ma anche i costumi legati ad esso: si pensi ad esempio alla riproduzione ed adattamento di moltissimi set per bere vino e a come questi testimonino una grande ricchezza di scambi interculturali.

Per quanto riguarda la diffusione del vino, moltissimi studiosi sono concordi nel ritenere i Fenici (intesi come gli abitanti costieri del Levante centrale) ne fossero i principali distributori. Questo perché durante l’Età del Ferro (I millennio a.C. circa), erano i Fenici indiscussi soggetti primari nel commercio, mobilità ed insediamento lungo tutto il Mediterraneo portando con loro non solo quelle tradizioni riguardanti il consumo di vino durante i banchetti, ma anche la stessa pianta di vite in Europa e nel Nord Est dell’Africa.

Una delle grandi questioni che resta ad oggi da dimostrare, a causa della scarsità di informazioni e rinvenimenti, riguarda la produzione locale di vino nel Levante: come erano fatte e di quali elementi erano composte queste strutture? Le risposte sembrano arrivare dal sito di Tell el-Burak, a 9 km a sud di Sidone (Libano), dove i recenti scavi hanno restituito impianti atti alla produzione di vino per l’età del Ferro.
Il sito di Tell-el Burak, indagato da una missione tedesco-libanese dal 2001, ha restituito un insediamento abitato dall’ultimo quarto dell’ VIII secolo a.C. sino alla metà del IV a.C. Il motivo alla base della sua nascita, è dovuto alla sua vicinanza con l’egemone città di Sidone, che ne ha probabilmente influenzato anche la vocazione agricola dell’insediamento. Tell el Burak sorge su una collina, fortificata da mura ampie 2.5 m, che corrono a sud-est e sud-ovest. Oltre le mura, lungo la pendenza della collina era presente una struttura corrispondente ad una pressa da vino ("torchio"). All’interno delle mura, nell’abitato, sono state invece rinvenute altre due strutture all’interno di due case: una, collocata all’interno di un cortile ed al di sotto del piano di calpestio, è una struttura intonacata simile ad un bacino,; l’altra invece è una stanza intonacata con un canale, anch’esso ricoperto di intonaco, passante nel muro, con funzione di drenaggio. Queste ultime due strutture sembrano essere state utilizzate durante il VII secolo a.C., per cadere in disuso all’inizio del VI secolo a.C. circa. La pressa da vino venne invece installata verso la fine dell’VIII secolo a.C. per essere utilizzata in un lasso di tempo più lungo, fino al VI secolo a.C.

Dai materiali rinvenuti a Tell-el Burak, sono stati prelevati diciotto campioni per analisi macro e microscopiche: alcuni provenienti dalle due strutture intonacate nell’abitato, la maggior parte, però, sono stati raccolti e selezionati dalla pressa per il vino (una parte dal torchio vero e proprio, l’altra dal bacino di raccolta). Le analisi petrografiche sono state condotte attraverso la Microdiffrazione a raggi X (μ-XRD2) su sezioni sottili.
Per eseguire l'analisi XRD, è stato impiegato un microdiffrattometro a raggi X BRUKER D8 Discover con un tubo Co-X-ray funzionante a 30 kV / 30 mA. È stato inoltre possibile  analizzare un frammento della struttura in pietra ricoperta da intonaco, che mostra chiaramente l'interfaccia tra questi due elementi.

Da un lato, le analisi macroscopiche dell’intonaco, rivelano una matrice bianco-rosata, con inclusi giallo-rossastri, grigio-rosati o grigi. Ma da sole, queste osservazioni non possono chiarire la natura dei componenenti, siano essi gli inclusi o la matrice dell’intonaco di Tell el Burak. Le analisi petrografiche intervengono per chiarire le componenti mineralogiche dei campioni: a parte la presenza di grog (frammenti di ceramica frantumata), gli aggregati comprendono  una alta presenza di  calcite criptocristallina  a rillievo alto con birifrangenza moderata e di basso ordine (probabilmente ammassi di calce ricostituita) e quarzo. I frammenti di grog vanno dall'arancione al grigio e contengono quarzo, conchiglie, microfossili, minerali opachi e selce. I microfossili comprendono frammenti di corallo e piccoli foraminiferi bentonici (raramente grandi). Inoltre, sporadicamente si rinvengono plagioclasi e frammenti di rocce sedimentarie. Infine, sono stati osservati frammenti di carbone e materiali organici carbonizzati. Il legante è simile a una micrite e presenta un colore giallo chiaro uniforme. La pietra su cui veniva poggiato l'intonaco presentava una struttura calcarea con inclusioni di gusci e microfossili dello stesso tipo di quelle osservate nei campioni di gesso. La microdiffrazione a raggi X (μ-XRD2) del legante indica la presenza di calcite cristallina fine, senza una quantità significativa di altre fasi. Solo il quarzo è stato rilevato in alcune misurazioni, ma è probabilmente parte della frazione più fine degli aggregati, piuttosto che del legante.

Combinando le analisi petrografiche e quelle a diffrazione dei Raggi X, i risultati suggeriscono che i campioni sono di un intonaco prodotto dalla calcinazione del calcare. Questi risultati, affiancati al rinvenimento di una buca da fuoco, interpretata come struttura per il processo di calcinazione proprio vicino alla pressa per il vino, suggeriscono che gli intonaci usati per queste strutture (ma non solo) fossero composti da calce ottenuta dall’abbondante calcare locale. La presenza sistematica di grog nell’impasto della calce, inoltre, è indicativa delle capacità tecniche dei costruttori di Tell-el Burak: i frammenti ceramici infatti induriscono maggiormente la calce ed evitano che questa si fratturi nel momento in cui si ritira.

Fonte: (Phoenician lime for Phoenician wine)

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