Il Tempio di Afea (Aphaia, Afaia) nell’isola di Egina (fig.1) e’ descritto da Pausania nella Periegesi della Grecia, edizione a cura di Antonio Nibby (Roma, 1817, I, libro 2, capo 30, 3, p.205). Pausania, inserendolo nel contesto storico narrato da Erodoto, lo dice edificato da Eaco sul monte di Zeus e racconta di averne veduto le sculture che ornavano i timpani dei frontoni. Mentre Nibby traduceva Pausania dal greco a Roma, emendando le precedenti edizioni del testo, le statue di marmo pario - marmo in uso nel tempio accanto al calcare cavato sull’isola e misto al pòros, un’arenaria locale, della sostruzione terrazzata - erano state ritrovate a terra, a meno di un metro di profondità, durante gli scavi del 1811, con poche tracce evidenti di policromia. Esportate a Zante e poi a Malta, appena restaurate da Bertel Thorvaldsen nell’Accademia romana, erano state acquistate dal principe Ludovico di Baviera, entrando a far parte della Gliptoteca di Monaco, dove sono conservate tuttora dal 1816.