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I Musei e le forme dello Storytelling digitale

Il nuovo volume di Elisa Bonacini, I Musei e le forme dello Storytelling digitale (Aracne Editrice 2020), si inserisce in un ampio dibattito, reso ancora più stringente in seguito alla pandemia COVID-19, che ha messo al centro dell’attenzione il mondo della cultura e dei musei, soprattutto, in rapporto al digitale.

La ricerca vuole illustrare le molteplici espressioni con cui, in questi anni della rivoluzione digitale, si è espresso lo storytelling. La pratica del “raccontare storie”, come si può semplicemente tradurre questo inglesismo ormai più che abusato, si è trasformata, attraverso le nuove tecnologie, in una branca della comunicazione e valorizzazione fondamentale oggi, nel campo culturale e museale. Il volume analizza molteplici esperienze adottate nel campo dello storytelling digitale, con casi sia nazionali che internazionali, con lo scopo (per la prima volta in questo campo) di “fare ordine” nella stessa definizione di storytelling digitale, e di orientare le scelte future di soluzioni digitali narrative.

I Musei e le forme dello Storytelling digitale
I Musei e lo Storytelling digitale

I Sumeri

Un libro avvincente I Sumeri di Franco D’Agostino, che nel formato tascabile cartaceo, ancora il più amato dai lettori di tutta la Terra, spiega, non senza classificazioni da ‘fabric analysis’ delle tavolette d’argilla, come questa cultura dell’alluvio mesopotamico fosse la prima tradizione manoscritta nella preistoria dell’Asia occidentale a ridosso del bacino mediterraneo. 

Sentiamo spesso parlare di Mosul in Iraq e della distruzione del suo Museo, una prima volta danneggiato già nel 2003 e, con video simultaneamente diffusi dai network, nel 2015 ad opera dell’Isis, che ne ha sbriciolato i reperti archeologici, tra cui un lamassu, cioé un leone con testa umana, provenienti dai siti di Nimrud e di Ninive, città di Ishtar, Venere fondatrice del regno Assiro di Assurbanipal.

I Sumeri

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