Keith Haring torna a Roma

Keith Haring torna a Roma
Makoto Murata, 1983 Photo by © Makoto Murata Keith Haring artwork © Keith Haring Foundation

Riconoscibile nell’immediato per le sue figure stilizzate in movimento, le linee nere spesse e le tinte brillanti - giallo, blu e rosso -, Keith Haring parte dai Subway Drawings, disegni realizzati con i gessetti bianchi sui pannelli pubblicitari vuoti della metropolitana di New York, fino ad arrivare ai murales di grandi dimensioni, come il Carmine Street Mural (1987).


Il suo tratto istintivo e primordiale è onnipresente: Dancing Figures e Radiant Baby compaiono su t-shirt, felpe, scarpe da ginnastica e tazze e, di recente, anche nella sfilata Louis Vuitton Cruise 2027 alla Frick Collection di New York. Omini stilizzati hanno sfilato insieme alle modelle su giacche di pelle, borse e top colorati, vinili e lattine, una collezione che trae ispirazione da una valigia di Louis Vuitton personalizzata da Haring nel 1984 e donata a un suo coinquilino. Per la prima volta, Keith Haring ha varcato le porte della Frick Collection insieme a Louis Vuitton (la prima sfilata di moda ospitata nelle gallerie storiche della Frick Collection). Ma i primi a portare in passerella l’artista furono Vivienne Westwood e Malcolm McLaren per la collezione Witches Autunno/Inverno 1983, un’esperienza che celebrò non solo l’arte pubblica, ma anche la cultura hip-hop, in una forma del tutto rivoluzionaria per l’epoca.

Haring ispira il mondo della moda e rinnova il mercato dell’arte. Con l’apertura del suo Pop Shop al numero 292 di Lafayette Street, nel quartiere di SoHo, a New York, poster, gadget e spille sono venduti a prezzi economici: un prolungamento accessibile del suo linguaggio visivo. L’obiettivo di Haring era infatti quello di portare l’arte fuori dalle gallerie e renderla disponibile a un pubblico il più ampio possibile, non di creare  esclusività. È solo negli anni successivi che il mercato dello streetwear sviluppa una logica quasi opposta, quella dei drop, basata sull’accesso limitato e sull’attesa. Oggi la maggior parte dei lanci viene gestita attraverso un’interazione puramente digitale e globale, e molti di questi prodotti vengono rivenduti nel giro di pochi minuti su piattaforme secondarie a prezzi raddoppiati. Il linguaggio visivo di Keith Haring, porta avanti tematiche legate alla giustizia sociale, ai diritti umani e alla critica politica. Figura simbolo della cultura visiva e della street art degli anni Ottanta, torna a Roma a distanza di venticinque anni con la mostra: Keith Haring. Art Without Borders, dal 6 ottobre all’11 aprile 2027 a Palazzo Braschi.

Il progetto espositivo riunisce oltre 140 opere provenienti dalla Nakamura Keith Haring Collection, insieme a prestiti pubblici e privati, e ricostruisce le diverse fasi della carriera dell’artista. Con la sezione Political & Social Resonanceviene presentata la produzione dell’artista a forte vocazione sociale, con opere come  The Blueprint Drawings, una serie di 17 serigrafie realizzate nel 1990 a partire da disegni eseguiti tra il 1980 e il 1981 su vellum, esplora temi legati all’isolamento, alla lotta contro l’AIDS, alla società e alla morte.

Nella sezione Street Art & Art in Transit, emerge la ricerca urbana di Haring, dai Subway Drawings, fino ai sette pannelli Untitled (FDR Drive #10–#16), lamiere dipinte a spray nel 1984 lungo la grande arteria dell’East Side di Manhattan. Caratterizzati da segni rossi che ruotano attorno alle figure e ispirati alla nascente breakdance, sono concepiti come un fregio da ammirare alla velocità delle automobili e dei runner. 

Per entrare nel mondo dei club e delle serate, dove l'artista realizzava scenografie a ritmo di musica, la sezione Radiant Eros – Celebrate Life presenta i cinque Untitled del 1983, il Poster for the Legend of Lily Overstreet e il monumentale Untitled (1984), realizzati con pigmenti fluorescenti e colori Day-Glo, presentano il corpo come simbolo di libertà, connessione e celebrazione. È la New York underground delle notti di Haring, dove i soggetti non sono isolati, ma s’intrecciano e si fondono tra loro.

Art Is for Everybody, racchiude poster, oggetti, collaborazioni musicali, progetti pubblici. Dai poster per il Montreux Jazz Festival e Lucky Strike, alle opere tridimensionali come Luna Luna e Curling Dog, la sezione racconta la volontà dell’artista di abbattere i confini tra arte, cultura popolare e vita quotidiana. I tempi di Keith Haring non sono più quelli di oggi. Sono cambiati i modi di comunicare, di acquistare e anche di entrare in contatto con l’arte. Che cosa proviamo oggi davanti a un’opera di Keith Haring, dopo che il suo linguaggio è diventato anche oggetto di desiderio, collezione e drop?

La mostra è curata da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi ed è promossa da Roma Capitale — Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Coproduzione a cura della Sovrintendenza Capitolina e MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura.

 A cura di Maria Chiara Spiezia

Keith Haring | Museo di Roma

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