Sardi e Bin Tepe, siti UNESCO in Turchia protetti dai droni

Sardi e Bin Tepe, siti UNESCO in Turchia protetti dai droni

Sardi è la città antica dell’Asia Minore, capitale del regno di Lidia ed epicentro del commercio. Sorta ai piedi del Monte Tmolus (l'odierno Bozdağ), vicino alla confluenza dell’Ermo e attraversata dal Pattolo, la città cade progressivamente in rovina a causa di disastri naturali, guerre devastanti e mutamenti geopolitici.


Oggi l’area archeologica di Sardi viene studiata, documentata e restaurata ogni anno dalla Sardis Expedition, la missione archeologica congiunta delle Università di Harvard e Cornell. Sulla base delle mappature prodotte annualmente dalla spedizione, il paesaggio archeologico si articola in tre grandi aree monumentali collegate tra loro: il Complesso della Città Bassa (l'area civica e religiosa romano-bizantina), il Santuario di Artemide (l'area sacra extraurbana) e le Tracce dell'Impero Lidio e Bin Tepe (l'area dell'età del Ferro e funeraria). Una città d’oro, ricca sotto ogni aspetto, il sito archeologico è stato riconosciuto dall’UNESCO come testimonianza unica al mondo di una civiltà scomparsa grazie all’urbanistica rivoluzionaria, al primo sistema di monetazione della storia e ai tumuli di Bin Tepe: oltre cento colline artificiali funerarie, come una delle necropoli monumentali più grandi e imponenti del pianeta.


Per rafforzare ulteriormente la tutela di questo straordinario patrimonio archeologico, la Türkiye ha introdotto nuove tecnologie di sorveglianza. Nell’antica città di Sardi e nell’area dei tumuli lidi di Bin Tepe, nella provincia di Manisa, è stato inaugurato un nuovo Centro di Sorveglianza Aerea e Sicurezza, concepito come progetto pilota per la salvaguardia del patrimonio archeologico nazionale. L’iniziativa prevede l’utilizzo di droni a lungo raggio dotati di visione notturna, due sistemi UAV, postazioni di monitoraggio e telecamere di sicurezza, con l’obiettivo di garantire una maggiore protezione di uno dei siti archeologici più significativi dell’Anatolia attraverso l’impiego di tecnologie innovative al servizio della salvaguardia del patrimonio storico e culturale.
Il Centro è stato ricavato dall’ex casa degli scavi situata nei pressi di Karnıyarık Tepe, in una posizione che domina l’area dei tumuli di Bin Tepe. Il progetto rappresenta un’iniziativa pilota, pensata per sperimentare nuove soluzioni di conservazione e tutela che, in futuro, potranno essere applicate anche ad altri siti archeologici del Paese. ll nuovo sistema di sorveglianza si inserisce in un piano di intervento più articolato, che si sviluppa lungo tre assi principali: prevenzione, cooperazione internazionale e rimpatrio dei beni culturali trafugati.


La Türkiye porta avanti collaborazioni con organismi internazionali quali UNESCO, INTERPOL, l’Organizzazione Mondiale delle Dogane e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine. Nel 2026 è stato inoltre prorogato per altri cinque anni il Memorandum of Understanding con gli Stati Uniti, firmato nel 2021, che disciplina le restrizioni all’importazione di beni culturali. Parallelamente, la collaborazione con l’Ufficio del Procuratore Distrettuale di Manhattan e con l’agenzia statunitense Homeland Security Investigations ha reso possibile il rientro di numerose opere d’arte e reperti archeologici.
Dal 2002 sono stati restituiti al Paese 13.474 beni culturali, di cui 9.159 negli ultimi otto anni. Tra i recuperi più importanti si distinguono la statua bronzea di Marco Aurelio, proveniente dall’antica città di Boubon e restituita dagli Stati Uniti; le placche architettoniche in terracotta di Düver; le piastrelle di İznik rinvenute nel Regno Unito e in Spagna; i bronzi urartei restituiti dalla Svizzera; la testa di Eros, rientrata dal Regno Unito e ricongiunta al Sarcofago di Sidamara; un pannello musivo proveniente da Zeugma e l’iscrizione della Moschea di Bozgoca, a Şile, restituita dai Paesi Bassi.


Parallelamente alle iniziative volte a contrastare il traffico illecito e a proteggere il patrimonio archeologico, sono stati avviati progetti per rendere i siti più accessibili e migliorare le modalità di fruizione da parte dei visitatori. Tra questi rientra il programma di apertura serale promosso dal Ministero della Cultura e del Turismo, al quale partecipa anche Sardi. Un apposito progetto di illuminazione consente infatti di ammirare anche dopo il tramonto alcuni dei principali monumenti dell’area archeologica, tra cui il Tempio di Artemide, il Gymnasium e il complesso termale.

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