Con una nuova ricostruzione scientifica del Canone di Policleto, il Parco Archeologico di Pompei inaugura il progetto di valorizzazione delle storiche matrici dell’ex Fonderia Chiurazzi. Le matrici acquisite dal Parco per evitare la dispersione all’estero e preservare il valore di ricerca e produzione culturale riacquistano la loro funzione originaria.
L’iniziativa presentata alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, del Direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel e del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, intreccia l’archeologia sperimentale, la valorizzazione, la tutela e la ricerca. Il Canone di Policleto, trattato teorico dedicato alla definizione della bellezza ideale del corpo umano e tradotto dall’artista nella pratica attraverso le sue sculture, è andato perduto e la nostra conoscenza visiva delle opere di Policleto si basa su repliche di età romana in marmo. Per Policleto, la proporzione era un principio della natura, non un semplice espediente tecnico: ponderazione e misura erano le basi su cui si poggiava la discussione culturale del V sec. a.C. Secondo quanto riporta Galeno, il fulcro del pensiero di Policleto si fondava principalmente sulla bellezza che nasce: «dall’esatta proporzione non degli elementi ma delle parti, di un dito rispetto a un altro dito, di tutte le dita rispetto al carpo e al metacarpo, di questi rispetto all’avambraccio, e insomma di tutte le parti tra di loro». L’attenzione al corpo, alla sua struttura e alle relazioni che intercorrono tra le sue parti, nel mondo contemporaneo si ritrova nel lavoro dello stilista Gianni Versace: nella progettazione dei suoi abiti era solito realizzarli direttamente sul corpo delle modelle o sui manichini, modellando il tessuto e definendo forme, linee e proporzioni. Le sue celebri modelle non sfilavano con l'andatura distaccata dell'alta moda parigina, ma incarnavano il contrapposto policleteo. Quando si fermavano davanti ai fotografi, la posa era marcatamente asimmetrica, con il peso caricato su un'anca per valorizzare le proporzioni del bacino. Se degli abiti di Gianni Versace possiamo ancora avere una testimonianza diretta, delle sculture originali in bronzo di Policleto non rimane invece alcuna traccia.
Una delle copie più celebri e utilizzate dagli archeologi per restituire il Canone è il Doriforo rinvenuto nel 1797 nella Palestra Sannitica di Pompei, ma questa tradizionale identificazione non è unanimemente accettata dalla critica archeologica; non abbiamo infatti alcuna fonte antica che descriva con esattezza cosa rappresentasse il Canone. Plinio cita nella sua Naturalis Historia (libro XXXIV, paragrafo 55) il Canone e il Doriforo e aggiunge che gli artisti traevano da esso, come da una legge, i liniamenta artis. Il passo è tuttavia ancora al centro del dibattito scientifico perché la formulazione di Plinio potrebbe infatti indicare l’esistenza di due opere distinte, e non di una sola scultura identificata con entrambi i nomi. La prima ricostruzione filologica in bronzo dell’originale greco venne realizzata in Germania tra il 1910 e il 1912, combinando elementi ricavati da diverse copie antiche e ricorrendo alla tecnica della fusione a cera persa. Ciò avvenne dopo l’identificazione della statua in marmo proveniente dalla c.d. Palestra Sannitica di Pompei con il “Doriforo” di Policleto da parte di Karl Friedrichs nel 1863, data che segna l’inizio anche della grande stagione della “critica delle copie” (Kopienkritik).
La nuova ricostruzione, proposta a 115 anni di distanza, si basa su un lungo percorso di studi con il coinvolgimento di istituzioni e specialisti tedeschi, italiani e greci. Due i calchi utilizzati: per il corpo, la statua marmorea rinvenuta nel 1973 nella Palestra Sannitica di Pompei; per la testa, il busto bronzeo proveniente dalla Villa dei Papiri di Ercolano, entrambi considerati più vicini all’originale greco. La prima novità, rispetto alla ricostruzione precedente, riguarda l'oggetto impugnato dalla figura, non una lancia, il dory, ma l’akontion, un giavellotto, interpretazione che, se fosse confermata, metterebbe in discussione la tradizionale identificazione del Canone con il Doriforo. La seconda è la policromia: la statua restituisce infatti il colore originario del bronzo e propone una ricostruzione che tiene conto del fatto, ormai consolidato dagli studi, che la scultura antica fosse policroma e non bianca, come la tradizione neoclassica ha tramandato. La ricostruzione del Canone riapre il campo delle ipotesi e, allo stesso tempo, segna il primo passo di un progetto più strutturato dedicato alla collezione dell’ex Fonderia Chiurazzi. L’obiettivo del Parco è infatti riattivare le matrici attraverso un processo controllato, contribuendo alla loro conservazione e, allo stesso tempo, mantenendo viva la tradizione napoletana della fusione artistica a cera persa.
Bibliografia
Galeno, Frammento A , in H.Diels, Die Fragmente der Vorsokratiker, Berlin 1903 (ried. ivi 1961-64), [trad. it. di A.Maddalena, in I presocratici, 2 voll., a cura di G.Giannantoni, Bari 1969, vol. I, p. 444].
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