Da Jan Fabre a Thierry Mugler: l’insetto e la sua metamorfosi

Da Jan Fabre a Thierry Mugler: l’insetto e la sua metamorfosi
Fig. 1 - Thierry Mugler, Haute Couture Primavera/Estate 1997, Les Insectes. Image credit: Fashion Channel

Gli insetti costituiscono il filo conduttore della poetica di Jan Fabre (1958, Anversa). L’attrazione per le api, formiche, mosche, ma sopratutto gli scarabei -simbolo di metamorfosi e passaggio tra nascita, morte e rinascita- ha i suoi esordi già in tenera età quando li esaminava attentamente.

Jan è cresciuto leggendo i diari e le osservazioni scientifiche di Jean-Henri Fabre, celebre naturalista francese. Una vera e propria ossessione, gli insetti compaiono costantemente nelle sue opere: elitre per ricoprire sculture e soffitti (nel 2002, con Heaven of Delight, ha ricoperto con 1,4 - 1,6 milioni di elitre di scarabeo gioiello, il soffitto e il lampadario della Sala degli Specchi del Palazzo Reale di Bruxelles). Tra il 1975 e il 1979 è Insektenzeichnungen & Insektenskulpturen, la prima fase di ricerca: disegni e schizzi dell’anatomia di formiche, scarafaggi e mosche, accanto alle prime sculture tridimensionali composte da insetti reali e oggetti, come giocattoli o piccole scatole. Questa prima produzione è la base per le sue opere successive, Fabre non associa l’insetto alla fobia o alla repulsione, ma a una presenza vitale, un messaggero di vita.

 

Fig. 2 - Jan Fabre, Heaven of Delight, 2002, Palazzo Reale, Bruxelles.

Interessante come con Champs de stratégie una serie di sculture, realizzate alla fine degli anni Novanta, gli insetti sono i protagonisti assoluti, riproduce campi di battaglia in miniatura e al posto dei soldati: scarabei e falene. Ogni singolo insetto è posizionato e fissato millimetricamente su una base tridimensionale- realizzata con cera miscelata a pigmenti e polveri metalliche - secondo rigidi schemi geometrici che riproducono le reali formazioni e i movimenti dei battaglioni militari del XVII secolo. Gli insetti come combattenti, fragili ma nel contempo capaci di adattarsi, di sopravvivere e trasformarsi in equilibrio con le condizioni della natura. Lo scarabeo ritorna anche nella mostra: Jan Fabre. Naturalia e Mirabilia, curata da Sylvain Bellenger e Laura Trisorio, ospitata dal 1° luglio al 22 ottobre 2017 al Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, l’artista contemporaneo dialoga con il mondo della curiosità e delle meraviglie della collezione farnese con oggetti provenienti dalla collezione dei Borbone, dal Museo Borgiano di Velletri e con gli antichi scarabei della Collezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Fabre non è solo un artista visivo, ma anche uno scenografo e un coreografo, la sua ossessione per il corpo e per il mondo degli insetti è il cibo quotidiano della sua ricerca, basti pensare a come nella compagnia Troubleyn/Jan Fabre, fondata nel 1986 ad Anversa, i danzatori praticano regolarmente The Insect Exercise, non una mera imitazione dell’ insetto, ma una vera e propria esplorazione del potenziale fisico del corpo. Immaginando di avere un esoscheletro, i performer danzano per ore, sottoponendo il corpo ad uno sforzo estremo. È proprio in questo limite che il movimento si trasforma: diventa scattante, frammentato, quasi primordiale, e fa emergere una forza biologica e indomabile, quella dell’insetto guidato esclusivamente dall’istinto vitale. Il suo rapporto con la danza si muove sul concetto di disciplina e ripetizione che conducono alla trasformazione, non una semplice rappresentazione, ma un passaggio legato alla vita stessa, la disciplina unita al caos e alla vulnerabilità. In un'intervista Jan Fabre dichiara: << Mi sono occupato parecchio della disciplina delle danzatrici e sono arrivato alla conclusione paradossale che lo spettacolo perfetto è una realizzazione impossibile perché le danzatrici sono vulnerabili>> (intervista con Emil Hrvatin pubblicata in “M’ARS”, vol. 2, n. 2, Ljubljana, 1990, ora in Hrvatin, Emil, Ripetizione, Follia, Disciplina. L’opera teatrale di Jan Fabre, cit., p. 87).


L’insetto ritorna, questa volta non con Jan Fabre, ma nella memorabile sfilata Haute Couture primavera-estate 1997, Les Insectes, del visionario Thierry Mugler. Il défilé si apre con un ronzio di mosca e con l’ombra di una modella di profilo con copricapo e occhiali globulari che gioca in dissolvenza e simula un insetto, per poi avanzare con destrezza in passerella. Mugler trasforma la passerella in un universo entomologico, dove le modelle sfilano con copricapi attraversati da antenne, acconciature scultoree e corsetti che enfatizzano il punto vita. Tra i tessuti utilizzati per ricreare l'esoscheletro degli insetti e i carapaci predominano materiali rigidi e lucidi come lattice, pelle, organza tecnologica e fibre sintetiche. La metamorfosi avviene e si divide in tre momenti: nel primo momento domina il nero, le modelle avanzano dal buio, con movimenti scattanti e rigidi, indossano tailleur anatomici con silhouette a clessidra esasperate, spalle appuntite e fianchi imbottiti che ricordano l'addome delle formiche; la pelle nera, il vinile e il velluto sono i protagonisti. Nel secondo momento  emergono le prime cromie, in scena modelle come vespe e coleotteri con cappelli a tesa larga inclinati e occhiali da sole appuntiti. La parte finale della sfilata è caratterizzata da look scintillanti e colorati, corpi farfalliformi che evocano la trasformazione e la rinascita. La modella Jerry Hall con un abito in guaina nero, aperto sul retro, svela le ali di una farfalla, realizzate a mano con cristalli, piume e crine di cavallo, fluttua  sulla passerella...

Per Jan Fabre e Thierry Mugler l'insetto è sopravvivenza è il potere della metamorfosi, l’uomo dovrebbe imparare dagli insetti!

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Thierry Mugler, Haute Couture Primavera/Estate 1997, Les Insectes. Image credit: Fashion Channel

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Thierry Mugler, Haute Couture Primavera/Estate 1997, Les Insectes. Image credit: Fashion Channel

A cura di Maria Chiara Spiezia

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