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Lunedì, 17 Novembre 2014 16:07

Open Access per la ricerca sui Beni Culturali

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La causa della conservazione del patrimonio culturale è insieme a quella della ricerca medica un’impresa che dovrebbe essere sentita da tutti e meno affetta dall’aggressione della speculazione industriale. Si sa che il mercato delle industrie coinvolte dai beni culturali è limitato a pochi settori i quali, escludendo gli interventi sempre più rari di improbabili mecenati, non navigano nell’oro a causa della bassa sostenibilità degli interventi, che ad oggi solo dal turismo avrebbe un ritorno e l’avrebbe solo dagli incassi dei biglietti per i musei, i monumenti e le mostre, che tra l’altro riescono a richiamare visitatori a sufficienza solo se offrono una spettacolarità, o congenita alla struttura, come nei casi eclatanti del Colosseo e della Domus Aurea, o ricostruita con chiari alti costi di intervento. Oltretutto porterebbero un bene alla cultura del patrimonio, attirando l’attenzione dei più e dei media, ma solo su pochi elementi, resi selettivi e spettacolari, dalla cultura dell’evento che però tralascia migliaia di “illustri esemplari” senza approfondimento alcuno o comunque inaccessibili ai più. Potrebbe dirsi in tal senso che la politica della valorizzazione sia solo puntuale e tematica di fronte ad una cresciuta domanda di valorizzazione complessiva, sistematica e territoriale.

L’Open Access per le informazioni, inteso come accesso on-line libero e immediato non solo ai risultati della ricerca scientifica e il diritto di utilizzare e riutilizzare questi eventi silenti, ha il potere di trasformare il modo sia di fare ricerca che di condurre l’indagine scientifica. Ha implicazioni dirette e diffuse per il mondo accademico, la medicina, la scienza, l'industria e per la società nel suo complesso.

L’Open Access ha il potenziale per massimizzare gli investimenti di ricerca, aumentare l'esposizione e l'utilizzo di ricerche pubblicate, di facilitare la capacità di condurre una ricerca in tutta la letteratura disponibile, e migliorare l'avanzamento complessivo degli impegni cosiddetti “precari”. Agenzie di finanziamento della ricerca, istituzioni accademiche, ricercatori e scienziati, insegnanti, studenti e membri del pubblico in generale, stanno sostenendo il passaggio a Open Access in numero crescente ogni anno. Open Access Week è un'ottima occasione per tutti i soggetti di una comunità ad agire per rivitalizzare uno slancio a proseguire (wiki.openarchives.it).

Open Access Week, un evento globale che si tiene ormai da otto anni, è il luogo di diffusione e partecipazione accademica e di ricerca per continuare e sviluppare i potenziali benefici contribuendo a ispirare la diffusione più ampia, in modo da non duplicare i risultati raggiunti (tra gli altri limitati all’eterna scansione di documenti già in rete,o, peggio, alla limitazione dei formati di lettura). E da alcuni anni sta promuovendo anche in Italia un’adeguata cultura sulla libera fruizione del dato editoriale.

Ma la vera occasione viene dalla Commissione Europea che ha disposto che i progetti di ricerca Horizon 2020 debbano essere pubblicati in Open Access. A livello normativo italiano la situazione è complessa e in uno stato di continuaevoluzione per la necessità di adeguamento dei vecchi schemi editoriali. La ricerca sulle tecnologie per i beni culturali ha estremo bisogno di Open Access, affinchè le risultanze della ricerca non siano solo finalizzate ad un impegno “in carriera” del singolo ricercatore, ma accrescano i metodi di conservazione e fruzione.

 

Editoriale pubblicato su Archeomatica Numero 3 2014 

Letto 4656 volte Ultima modifica il Lunedì, 02 Marzo 2015 21:56

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