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Venerdì, 10 Luglio 2015 15:39

Carta del Rischio?

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Lanciata negli anni ’90 da Giovanni Urbani, allora direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro, l’idea di una Carta del Rischio del Patrimonio Culturale Italiano, prendeva corpo dalla coscienza che il Patrimonio Culturale è una risorsa non rinnovabile e proprio per questo andava adottato un sistema di gestione che, considerata l’evoluzione delle tecnologie all’epoca, poteva basarsi su sistemi informativi geografici nei quali la fusione di tutti i livelli di conoscenza, opportunamente strutturati, individuava precipuamente il rischio del Patrimonio e il connesso grado di urgenza.

L’intuizione di Urbani fu quella di dar corpo alla conoscenza dei problemi ambientali come principale concausa del degrado del Patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Per questo le tecnologie della geomatica come il GIS e il rilievo vennero integrate per dar corpo ad un unico sistema di programmazione della manutenzione dei beni culturali, dimostrando analiticamente che la manutenzione programmata era sicuramente più economica del restauro.

Si avviarono campagne di rilevamento che più o meno approfonditamente arrivarono a georeferenziare e dettagliare l’intero patrimonio architettonico e archeologico conosciuto e sottoposto a decreto di vincolo, consentendo così di valutare un ottimale indirizzamento dei fondi agli organi locali. Conoscendo la localizzazione dei beni e il loro stato di degrado e di urgenza d’intervento, era stato possibile derivare una formulazione matematica, oggettiva, con la quale predisporre un bilancio dello Stato con distribuzione di fondi ai centri periferici, alle Regioni e alle Soprintendenze.

Un’utopia per la programmazione finanziaria dello Stato, si potevano evitare sprechi e perdite con il solo strumento della conoscenza dettagliata tramite tecnologie di tutto rispetto, riassumibili facilmente in un Database centralizzato, un sistema GIS e tecniche di acquisizione dati su base fotogrammetrica. Giovanni Urbani avrebbe voluto rilevare l’intero patrimonio architettonico nazionale con la fotogrammetria, ma i costi all’epoca erano insostenibili.

A distanza di quasi trent’anni questo strumento è ancora vivo e operante all’interno del MiBACT, su di esso è possibile trovare informazioni e la georeferenziazione dell’intero patrimonio architettonico e archeologico italiano. Ma chi ne ha veramente usufruito fino ad oggi?

Pochi, tra questi sicuramente la categoria dei Notai, per i quali è stata realizzata una apposita applicazione “Vincoli in Rete”, ove è possibile verificare se un bene, individuato dalle sue caratteristiche catastali, sia sottoposto a vincolo e quale sia la natura di questo vincolo, per rendere on line tutta la documentazione connessa al bene digitalizzata all’epoca dell’istituzione e successiva manutenzione evolutiva del Sistema Carta del Rischio.

Ma il vero valore del sistema, insito nella sua iniziale ideazione, è oggi andato perso. La programmazione dei fondi dello Stato distribuisce alle periferie con intuizioni empiriche avulse dagli strumenti reali, tecnologicamente avanzati, e in particolare obiettivi, di cui disponeva nel Sistema Informativo Geografico della Carta del Rischio del Patrimonio Culturale Italiano. Tale sistema è stato affossato forse solo per incuria, mancanza di conoscenza o probabile incompetenza da parte di gestori che avrebbero potuto utilizzare i forti investimenti effettuati negli anni passati invece di proporne sempre nuovi, atti a servire inutili ripetizioni.

Oggi una sua rivitalizzazione con le nuove tecnologie di cui disponiamo sarebbe auspicabile, e l’introduzione di molte nuove possibilità è stata già verificata con progetti sia centrali che locali. All’estero le repliche di questo sistema sono state numerose e per chi ne voglia prendere visione il sito della Carta del Rischio è disponibile all’indirizzo web www.cartadelrischio.it, mentre il sito dei Vincoli in Rete è all’indirizzo vincoliinrete.beniculturali.it.

 

Editoriale pubblicato sul Numero 2 2015 della Rivista Archeomatica - Tecnologie per i Beni Culturali.

Letto 5359 volte Ultima modifica il Venerdì, 10 Luglio 2015 16:14

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