Sul promontorio di Capo di Sorrento, affacciata sul Golfo di Napoli, sorgono i resti di una villa romana, edificata tra il I secolo a.C. e l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Da oltre un decennio il sito è al centro di un progetto di documentazione digitale che sta ridefinendo il modo di fare archeologia su un paesaggio complesso e stratificato, diviso tra terraferma, zona costiera e fondale marino.
A coordinare i lavori è un gruppo di ricerca che riunisce la Humboldt-Universität di Berlino, l'Istituto Archeologico Germanico, l'Università di Copenaghen, la società Trident Archäologie, l'Università Friedrich Schiller di Jena e la University of Notre Dame. Dal 2015 l'équipe ha trasformato il sito in un vero laboratorio a cielo aperto, con l'obiettivo di costruire un modello digitale che integri in un unico sistema dati raccolti a terra, dall'aria e sott'acqua. Il cuore metodologico del progetto è la tecnica della Structure-from-Motion (SfM), scelta al posto della scansione laser per ragioni pratiche: il trasporto e l'alimentazione elettrica di uno scanner sul promontorio si sono rivelati insostenibili nel lungo periodo, mentre la fotogrammetria da drone (DJI Phantom 4 e DJI Mini 2) e da fotocamera reflex ha permesso di coprire sia le aree più estese sia gli angoli più difficili da raggiungere, comprese le trincee di scavo.
Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda la componente subacquea. La villa disponeva infatti di un porto composto da due bacini distinti, documentati nel corso di diverse campagne da subacquei con fotocamere dedicate: solo dalle riprese del bacino esterno sono stati estratti circa 24.500 fotogrammi, poi elaborati fino a costruire un modello 3D del fondale. La fusione tra dati terrestri e subacquei non è però priva di difficoltà: condizioni di luce mutevoli, variazioni del livello del mare tra un'immersione e l'altra e la presenza di banchi di pesci rendono complesso l'allineamento tra i modelli, tanto che in alcune aree costiere permane uno scalino tra la superficie dell'acqua e il fondale che la tecnica SfM non riesce a colmare.
Anche a terra il progetto ha dovuto misurarsi con la vegetazione, che cambia di anno in anno e complica l'aggiornamento dei modelli tra una campagna e l'altra: le due terrazze inferiori del sito sono oggi un frutteto e un uliveto ancora in uso, mentre solo la terrazza superiore, di proprietà privata, resta relativamente libera da piante. Un'eccezione al metodo fotogrammetrico è stata fatta per la grande cisterna della terza terrazza, composta da dieci camere in gran parte colme di fango: date le condizioni di scarsissima illuminazione, qui si è preferito uno scanner laser portatile.
I risultati: dal triclinio a grotta al porto sommerso
Tra i risultati più significativi c'è la ricostruzione del cosiddetto triclinio a grotta, uno degli ambienti più rappresentativi della pars maritima della villa. Integrando i dati digitali con i rilievi tradizionali, il team ha potuto approfondire l'architettura, gli arredi e l'orientamento delle stanze, arrivando a simulare al computer le viste prospettiche che avrebbero avuto gli antichi abitanti della villa — un modo per capire non solo come era fatto l'edificio, ma come veniva vissuto lo spazio.
Sul fondale, l'analisi dei modelli 3D ha permesso di individuare elementi architettonici crollati e resti di colonne in marmo, oltre alle tracce di un antico molo, di cui oggi rimane visibile solo la base in roccia calcarea lavorata su cui poggiava una struttura in caementitium. Il promontorio di Capo di Sorrento è del resto un altopiano calcareo pesantemente rimodellato in epoca romana, che si estende sia sopra sia sotto il livello del mare: mapparne la conformazione, spesso erosa o sommersa, è stato uno degli aspetti più complessi dell'intero progetto. Il lungo lavoro di raccolta dati, portato avanti in più campagne dal 2015 a oggi, ha comunque prodotto un ampio corpus di modelli 3D che rappresenta ormai una risorsa fondamentale per la conservazione e lo studio della villa, e mostra bene come l'archeologia possa oggi combinare il rigore della ricerca storica con gli strumenti digitali più avanzati.
Fonte: Mixing Methods: The Use of 3D Techniques at the Ancient Villa of Capo di Sorrento
