The HBIM Maturity Model – Valutare la maturità dei modelli HBIM

The HBIM Maturity Model – Valutare la maturità dei modelli HBIM

Un modello HBIM non è maturo solo perché è geometricamente dettagliato. Lo studio di Lucy J. Lovell, Richard J. Davies e Dexter V. L. Hunt propone un sistema a livelli per valutare quanto un ambiente Historic Building Information Modelling risponda ai bisogni reali di chi gestisce il patrimonio: conservazione delle informazioni nel tempo, responsabilità, reperibilità, collaborazione, tracciabilità e supporto alle decisioni. Applicato a 122 casi studio, il modello evidenzia una distanza significativa tra le capacità tecniche dell’HBIM e la qualità della gestione informativa documentata nella letteratura.

Perché serve valutare la maturità di un sistema HBIM

La modellazione informativa del patrimonio costruito, o Historic Building Information Modelling (HBIM), viene spesso descritta attraverso la qualità della restituzione tridimensionale, la precisione geometrica o la capacità di integrare rilievi laser scanner e fotogrammetrici. Questi elementi sono importanti, ma non bastano a definire un sistema informativo realmente utile alla conservazione e alla gestione di un bene storico.

Un ambiente HBIM deve infatti organizzare dati eterogenei, mantenere il collegamento con le fonti, rendere le informazioni reperibili e aggiornabili, chiarire responsabilità e livelli di accesso e sostenere il lavoro di più soggetti nel tempo. Il problema affrontato dagli autori nasce proprio da questa distanza: molte applicazioni dimostrano ciò che la tecnologia può fare, ma documentano meno chiaramente come l’informazione venga strutturata, governata e trasferita agli utenti finali.

Un modello costruito sui bisogni della comunità del patrimonio

L’HBIM Maturity Model è il risultato di un percorso di ricerca pluriennale orientato agli utenti. Il lavoro non assume che le esigenze del settore Architecture, Engineering and Construction possano essere trasferite automaticamente al patrimonio culturale. Parte invece da requisiti definiti e validati attraverso il confronto con la comunità internazionale del patrimonio.

Questa impostazione sposta l’attenzione dal modello come prodotto digitale al sistema HBIM come processo di gestione dell’informazione. La maturità viene quindi letta in modo progressivo e scalabile: non come una certificazione astratta della complessità tecnologica, ma come misura della capacità di soddisfare requisiti concreti, coerenti con il contesto operativo e con gli obiettivi dell’organizzazione.

Come funziona l’HBIM Maturity Model

Il modello articola la valutazione in quattro livelli progressivi. Ogni livello rappresenta un aumento della capacità del sistema di organizzare, condividere e utilizzare le informazioni sul bene. Il passaggio da un livello al successivo non dipende soltanto dalla quantità dei dati o dalla sofisticazione del software, ma dalla presenza di processi più strutturati e verificabili.

L’approccio può essere utilizzato in due direzioni. La prima è diagnostica: consente a un’organizzazione di valutare lo stato attuale delle proprie pratiche informative. La seconda è progettuale: aiuta a definire una strategia di sviluppo realistica, individuando quali requisiti introdurre prima di investire in ulteriori strumenti, modelli o integrazioni.

La logica del modello evita quindi di associare automaticamente la maturità a un singolo applicativo. Ciò che viene valutato è l’insieme formato da dati, procedure, ruoli, modalità di collaborazione, tracciabilità e capacità di mantenere e trasferire l’informazione nel lungo periodo.

I dati analizzati: 122 casi studio HBIM

Per verificare quanto le applicazioni pubblicate rispondano alle esigenze del settore, gli autori hanno valutato 122 casi studio mediante i requisiti HBIM precedentemente definiti e il nuovo modello di maturità. L’analisi non misura soltanto la presenza di modelli tridimensionali o di workflow di acquisizione, ma cerca evidenze relative alle funzioni considerate più importanti dalla comunità del patrimonio.

Il risultato principale è critico. Le tecnologie disponibili consentono già di raggiungere molti dei requisiti richiesti, ma la maggior parte dei casi studio non documenta adeguatamente gli output legati alla gestione strutturata dell’informazione. La lacuna non riguarda quindi soltanto la capacità tecnica, ma anche la progettazione del sistema e il modo in cui i risultati vengono descritti e verificati.

Dalla geometria alla qualità dell’informazione

Questo passaggio è centrale per distinguere un modello HBIM da una semplice ricostruzione geometrica. Una nuvola di punti, una mesh o un modello parametrico possono costituire la base del sistema, ma diventano realmente informativi quando gli oggetti sono collegati ad attributi, fonti, relazioni e procedure di aggiornamento.

Per il patrimonio culturale, la qualità informativa implica anche la possibilità di registrare incertezze, trasformazioni, fasi costruttive, materiali, fenomeni di degrado, interventi e responsabilità. Senza questa struttura, il modello può risultare visivamente efficace ma poco sostenibile come archivio operativo o come supporto alle decisioni.

Quali dati produce una valutazione di maturità

L’applicazione del modello non genera un nuovo rilievo del bene. Produce invece una lettura strutturata delle capacità del sistema informativo. Il dato principale è il livello di maturità raggiunto rispetto ai requisiti considerati, accompagnato dall’individuazione delle funzioni presenti, delle lacune e delle priorità di sviluppo.

Per un ente gestore, una soprintendenza, un museo o un gruppo di progetto, questa valutazione può tradursi in una mappa delle criticità: informazioni non strutturate, responsabilità non definite, scarsa reperibilità, processi di aggiornamento assenti, collaborazione limitata o collegamenti deboli tra modello e fonti documentarie. Il valore non risiede dunque in un punteggio isolato, ma nella possibilità di trasformare la valutazione in un piano di miglioramento.

Vantaggi per la gestione del patrimonio

Il primo vantaggio è la possibilità di confrontare sistemi HBIM diversi attraverso criteri comuni. Questo rende più trasparente la valutazione di progetti che, pur utilizzando tecnologie simili, possono avere capacità molto differenti nella gestione dell’informazione.

Il secondo vantaggio riguarda la pianificazione. Un modello a livelli permette di evitare investimenti sovradimensionati o non coerenti con le competenze disponibili. Un’organizzazione può stabilire obiettivi progressivi, collegando ogni avanzamento a bisogni reali di documentazione, manutenzione, conservazione o gestione.

Il terzo vantaggio è la centralità dell’utente finale. Il sistema viene valutato rispetto alla sua utilità per chi deve trovare, aggiornare, interpretare e riutilizzare le informazioni, non soltanto rispetto alle prestazioni dello strumento con cui il modello è stato costruito.

Limiti e condizioni di applicazione

Un maturity model non sostituisce una verifica tecnica dettagliata del modello, dei dati geometrici o della qualità delle fonti. Può indicare che un processo informativo è più o meno strutturato, ma non dimostra automaticamente l’accuratezza di un rilievo, l’affidabilità di una diagnosi o la correttezza di una ricostruzione storica.

La valutazione dipende inoltre dalla disponibilità di documentazione. Nel confronto tra casi studio pubblicati, l’assenza di un requisito nel testo non prova necessariamente che quel requisito non sia stato implementato: può anche indicare che non è stato riportato. Questo limite è però significativo sul piano scientifico e professionale, perché ciò che non viene documentato non è facilmente verificabile, riproducibile o trasferibile.

Un ulteriore limite riguarda l’adozione organizzativa. Per utilizzare il modello in modo efficace servono competenze non soltanto di modellazione, ma anche di information management, gestione documentale, conservazione e coordinamento interdisciplinare. La maturità non può quindi essere delegata al software.

Applicazioni professionali

L’HBIM Maturity Model può essere impiegato nella fase iniziale di un progetto per definire obiettivi informativi, ruoli e priorità. Può essere utilizzato durante lo sviluppo per controllare l’evoluzione del sistema e, successivamente, per verificare se il modello supporti davvero le attività previste.

Le applicazioni riguardano enti proprietari e gestori, pubbliche amministrazioni, soprintendenze, studi professionali, imprese, musei, università e centri di ricerca. Il modello può supportare la redazione di capitolati, piani di gestione informativa, strategie di digitalizzazione e procedure per la consegna e il mantenimento dei dati.

Per i professionisti del rilievo e della modellazione, il contributo è altrettanto rilevante: invita a progettare fin dall’inizio la struttura informativa e non soltanto il prodotto geometrico. Per conservatori e gestori, offre invece un linguaggio con cui esprimere requisiti e verificare se il sistema risponde alle esigenze operative. L'operatività del sistema sta nell'integrazione dei dati.

Il modello proposto da Lovell, Davies e Hunt fornisce quindi una cornice utile per passare dalla sperimentazione alla gestione consapevole; è culturale prima ancora che tecnologico e chiede alle organizzazioni di definire perché costruiscono un HBIM, chi lo userà, quali informazioni devono essere conservate e come il sistema continuerà a produrre valore nel tempo.

Conclusioni

L’HBIM Maturity Model introduce un criterio di valutazione che supera la centralità esclusiva della geometria. La maturità viene collegata alla qualità dei processi informativi, alla collaborazione, alla tracciabilità e alla capacità di sostenere decisioni sul patrimonio costruito.

L’analisi dei 122 casi studio mostra che il settore dispone già di molte delle capacità tecnologiche necessarie, ma deve ancora migliorare il modo in cui struttura e documenta l’informazione. Per la pratica professionale, il modello può diventare uno strumento di autovalutazione e pianificazione, purché venga utilizzato come guida per il miglioramento e non come semplice etichetta.

Fonti

Lucy J. Lovell, Richard J. Davies, Dexter V. L. Hunt, The HBIM Maturity Model: Accrediting Historic Building Information Modelling (HBIM) Development, Applied Sciences, 2026, 16(12), 5746. DOI: 10.3390/app16125746.

University of Birmingham, scheda istituzionale della pubblicazione e versione editoriale finale, licenza Creative Commons Attribution (CC BY).

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