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Martedì, 14 Giugno 2011 10:05

Scoperte nuove piramidi?

Recentemente la BBC ha annunciato la scoperta, in Egitto, di 17 nuove piramidi. La notizia ha suscitato l'interesse non solo sull'argomento in se ma anche sul supporto che le nuove tecnologie, in questo caso i satelliti, possono offrire all'archeologia. Tale metodologia, abbastanza conosciuta, permette di osservare anche i siti archeologici. Gli studi portati avanti con l'ausilio delle immagini da satellite si concludono spesso con l'individuazione di probabili nuovi siti.
La BBC ha annunciato anche che l'Università di Alabama ha utilizzato alcuni dati da satellite equipaggiati dalla NASA a raggi infrarossi per rilevare i siti archeologici in Egitto. Secondo un ricercatore di questa Università, Sarah Parcak, è possibile identificare le antiche strutture sotto la sabbia. In attesa di una relazione scientifica sull'argomento con ulteriori informazioni sul metodo, possiamo dire che l'ispezione a raggi infrarossi, comunemente utilizzata da tutti gli archeologi che utilizzano tecniche avanzate di remote sensing, è basato sulla raccolta di radianze in varie bande di lunghezza d'onda, nel campo infrarosso dello spettro elettromagnetico. Come noto, per avere una buona rilevazione, la superficie deve essere libera da nubi.

Il ministro di Stato per gli Affari delle Antichità, in Egitto, Zahi Hawass, sembra essere molto interessato alle nuove tecnologie, ma, come ha detto Ahram Online, il satellite a infrarossi è solo in grado di localizzare i resti sotto la sabbia, come risulta già da esperienze precedenti. E' quindi necessario, secondo Hawass, l'identificazione finale con ricerche archeologiche in loco. Dalle notizie sul web non è chiaro quanti siti sono stati analizzati dal team della University of Alabama. Sembra, però, che siano diverse realtà.

Oltre alle analisi con immagini ad infrarossi, sappiamo che esistono altre tecniche di telerilevamento che si stanno rivelando di estrema utilità in archeologia: tra questi abbiamo i sistemi di imaging SIR-C/X-SAR radar, che hanno onde che possono penetrare le nubi, e, a determinate condizioni, vegetazione, ghiaccio e sabbia asciutta. Un esempio di tale attività realizzata proprio in Egitto è la risultanza del progetto ESA HORUS, du cui su Archeomatica abbiamo riportato le prime risultanze.

Concludendo, come Zahi Hawass ha affermato, è necessario capire se effettivamente, le "anomalie" rivelate dal satellite sono resti archeologici, inoltre utilizzando satelliti come Cosmo Sky Med che lavorano in banda SAR e sono nati proprio per l'esplorazione del bacino del Mediterraneo, le probabilità di successo sicuramente aumentano.

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Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:32

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