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Giovedì, 15 Novembre 2012 14:12

Report dal Seminario Mobiles for Museums

Redazione Archeomatica

Google Goggles Getty MuseumSi è svolto il 5 novembre 2012 presso il Dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano il Seminario "Mobiles for museums" durante il quale è intervenuta Nancy Proctor, responsabile della "Mobile Strategy" presso la Smithsonian Institution di Washington che ha approfondito il tema delle soluzioni web e mobile per la valorizzazione del patrimonio culturale in ambito musela.

Il seminario fa parte del ciclo "CH-Seminars@Polimi" del Centro per la Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali (CVBC) del Politecnico di Milano di cui avevamo dato notizia sul nostro sito web.

Qui di seguito riportiamo il racconto redatto dallo staff di Palazzo Madama sul blog del Museo. 


"Le nuove tecnologie possono aiutare i musei a perseguire la propria missione culturale? In un’epoca in cui tablet, smartphone e social network stanno diventando sempre più diffusi, in che modo deve essere ripensato il contributo del “pubblico”? Come possono essere integrati i nuovi strumenti di comunicazione mobile all’interno della strategia digitale di un museo?  

Per cercare di approfondire queste domande, lunedì 5 novembre 2012 abbiamo partecipato a Mobiles for Museums, un seminario organizzato dal Dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano. Relatrice d’eccezione è stata Nancy Proctor, co-chair di Museums and the Web (la conferenza più importante al mondo sul tema musei-nuove tecnologie) e Head of Mobile Strategy and Initiativespresso “il più grande complesso museale al mondo”, ovvero la Smithsonian Institution di Washington D.C. Proviamo a sintetizzare qui di seguito gli aspetti principali emersi durante il seminario, in un’ottica di condivisione e ampliamento del dibattito.  

Un obiettivo ambizioso: costruire e diffondere la conoscenza grazie al contributo di tutti  

L’ampliamento e la diffusione della conoscenza rientrano nella mission dei musei: se fino ad ora il raggiungimento di questi obiettivi è stato quasi esclusivamente affidato allo staff delle singole istituzioni, nel 21° secolo i nuovi mezzi di comunicazione spingono verso una riconcettualizzazione della questione. Grazie alla propria strategia digitale, la Smithsonian Institution si propone di perseguire la sua mission “reclutando il mondo intero”: attraverso iniziative di crowdsourcing, chiunque abbia accesso al web -idealmente attraverso uno smartphone o un tablet- può dare il proprio contributo. Mentre in alcuni casi è auspicabile la partecipazione di persone che abbiano una conoscenza approfondita in un determinato settore – come nel caso della Guyana Expedition- , in altri il valore aggiunto è costituito dalla presentazione della propria esperienza personale e dalla moltiplicazione dei punti di vista.  Tre esempi in questo senso sono le app Access American Stories, Stories from Main Streets e Stories of World Heritage.  

La prima è una app che consente di descrivere 100 oggetti esposti presso la mostra American Stories del National Museum of American History, nonché di ascoltare, commentare e votare le registrazioni lasciate da altri visitatori. L’app, oltre a essere una bella iniziativa di crowdsourcing, è anche un esempio di come lo sviluppo di strumenti interpretativi ideati per persone diversamente abili possa amplificare tout court l’accessibilità e la partecipazione: pensata per facilitare l’esperienza di visita delle persone ipovedenti, Access American Stories è in realtà uno strumento che offre valore aggiunto a una pluralità di visitatori.  

Stories from Main Street è un progetto che mira a raccogliere storie sulla vita delle piccole cittadine americane, mentre Stories of World Heritage, realizzata in collaborazione con l’UNESCO, consente di comprendere il valore di alcuni siti considerati patrimonio mondiale dell’umanità anche attraverso le opinioni e i punti di vista di coloro che abitano in quei luoghi, li hanno visitati o ne sono attratti.  

Misurare la partecipazione: monitoraggio e benchmarking  

Per capire il grado di partecipazione del pubblico è necessario non solo stabilire gli obiettivi che si vogliono raggiungere, ma anche determinare quali siano gli indicatori chiave e i metodi che permettono di valutare il successo delle iniziative digitali. Poiché le app e i progetti mobile sviluppati dai musei sono un fenomeno ancora relativamente recente, al momento è difficile proporre metodi definitivi e consolidati. Ciò che pare comunque importante è che le attività di monitoraggio prendano in considerazione sia elementi quantitativi sia qualitativi. Considerando la “piramide della partecipazione” spesso citata dagli esperti di settore, un modo semplice per monitorare il grado di coinvolgimento attivo è il calcolo del numero di persone che contribuisce alla produzione dei contenuti rispetto al numero di persone che usufruisce di una determinata iniziativa digitale. La raccolta periodica di questi dati permette di valutare l’andamento della partecipazione in una prospettiva diacronica, oltre a fornire un’utile base per il benchmarking e il posizionamento delle attività del museo in un contesto più ampio.  

Oltre l’audioguida: massimizzare le potenzialità delle nuove tecnologie   

Rispetto agli strumenti di interpretazione fino ad ora utilizzati nei musei (es. audioguide), gli smartphone e i tablet presentano caratteristiche tecniche tali da permettere esperienze di visita maggiormente articolate. Tre aree che sfruttano appieno le potenzialità delle nuove tecnologie e che sembrano particolarmente promettenti sono la geolocalizzazione, la computer vision e la realtà aumentata.  

La possibilità di conoscere la propria posizione non solo in spazi aperti ma anche all’interno di edifici complessi quali sono talvolta i musei consente di orientarsi in maniera più semplice e immediata, di ottimizzare i tempi di visita e di ridurre lo spostamento casuale fra i vari ambienti: sebbene il processo di geolocalizzazione, per essere efficace, abbia bisogno di connessioni wi-fi o 3G molto stabili e forti (condizioni non sempre facili da ottenere all’interno dei musei), un’iniziativa che merita attenzione è Indoor Google Maps, il progetto di navigazione interna avviato da Google in collaborazione con un numero sempre crescente di musei.  Le potenzialità della computer visionsono sfruttate invece da Google Goggles: grazie alla funzione di riconoscimento digitale delle immagini, il visitatore può infatti inquadrare attraverso il proprio dispositivo mobile un oggetto esposto in un museo e accedere alle informazioni sull’opera d’arte elaborate dallo staff o disponibili sul web. Tale strumento sembra particolarmente promettente in quanto permette ai singoli visitatori di assecondare i propri interessi e le proprie curiosità, senza perdere l’immediatezza del contatto diretto con l’opera e avvalendosi di una gestualità (l’inquadratura/lo scatto della fotografia) ormai pienamente acquisita dagli utilizzatori di smartphone e tablet. Musei che hanno già sperimentato questo sistema sono ad esempio il Metropolitan Museum of Art di New York e il J.Paul Getty Museum di Los Angeles.  

La realtà aumentata consente infine di aggiungere innumerevoli livelli interpretativi, esperienziali e conoscitivi alla propria visita, e le possibilità offerte da smartphone e tablet in termini di visualizzazione delle immagini costituiranno indubbiamente una risorsa su cui puntare, come dimostra il successo di app che si avvalgono della realtà aumentata sviluppate ad esempio dal MoMA o dal Museum of London.  

Come sottolineato da Nancy Proctor, per far sì che nell’orizzonte temporale dei prossimi 5-7 anni queste tecnologie siano completamente ed efficacemente integrate nel sistema di comunicazione che gravita intorno al museo, occorre che esse vengano ampiamente sperimentate ora.  

Nonostante la situazione economica non favorevole di questi anni, sembrerebbe dunque che le risorse impiegate dai musei per la sperimentazione nel campo mobilenon debbano essere considerate quale un mero costo che va ad aggravare il bilancio delle istituzioni culturali, quanto piuttosto come un investimento in termini di accessibilità e di rinnovamento delle modalità di fruizione, produzione e condivisione di contenuti culturali, volto a massimizzare la mission culturale e sociale dei musei".

 

Il presente articolo è stato originariamente pubblicato da Irene Rubino sul Blog di Palazzo Madama a Torino (twitter.com/palazzomadamato).

 

Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:33

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