NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

 


 

Giovedì, 19 Aprile 2012 16:34

La Gioconda del Prado rafforza l'ipotesi di Bianca Sforza

Due mesi fa era stata annunciata la scoperta di un'importante copia della Gioconda di Leonardo.
Attualmente il dipinto è esposto al Museo del Louvre all'interno dell'esposizione dedicata aIl'opera di Leonardo "Sant'Anna" recentemente saturata. 
A distanza di pochi mesi un'importante osservazione giunge dalla studiosa leonardiana Carla Glori che rafforzato l'ipotesi del 'vulnus' sulla mano sinistra della Gioconda del Prado che sarebbe compatibile con la biografia di Bianca Sforza, rafforzandone l'identificazione come soggetto del dipinto.
Tale segno era stato recentemente sottolineato dal capo della sezione di Medicina Interna dell'Ospedale Universitario La Paz de Madrid, Francisco Javier Barbado Hernandez, in un articolo su 'El Pais'.
La studiosa, nel suo recente studio sulla copia coeva del capolavoro leonardiano ritiene che l'anomalia che compare sulla mano sinistra della modella non sia un lipoma, ovvero un tumore benigno del tessuto adiposo, così come era ipotizzato ma una traccia di frequenti salassi.
L'anomalia è piuttosto visibile e consiste di un oscuramento della pelle: una sorta di livido con piccole lesioni, localizzato tra l'anulare e il mignolo e l'oscuramento si accentua sulla riflettografia, ove nello stesso punto compare una macchia scura estesa. Tale differenza contrasta con le mani perfette dell'originale e, trattandosi della stessa modella, la questione solleva interrogativi.
La studiosa, attraverso una ricostruzione scientifica e storica documenta, l'uso dei medici medioevali, con antiche radici nella scuola di Galeno, nella scuola araba di Rhazes, nella scuola medica salernitana, di 'cavar sangue' dalla vena salvatella della mano sinistra per curare svariate malattie, del cuore, del fegato, della milza e altre.

Il punto del 'vulnus' coincide con il ramo terminale della vena salvatella e secondo la Glori sarebbe una perdita di sangue nei tessuti, riconducibile ad una pratica di salassi effettuati a quella vena allora preferita perché considerata un diretto proseguimento della vena basilica sul lato ulnare della mano ed essere aggredita senza danni collaterali.
Intorno a questa vena fiorì in periodo medievale una letteratura varia, oscillante tra scienza e pratica anatomica, folklore e magia. 
Secondo la studiosa quell’enigmatica mano converge, tra vari altri elementi, ad identificare la Gioconda con Bianca Sforza in quanto da una lettera del funzionario ducale Giacomo Seregno datata 2 agosto 1496, sappiamo che la primogenita del Moro, da mesi sottoposta alle cure dell'archiatra e astrologo Ambrogio da Rosate per una malattia misteriosa, forse da avvelenamento, in quella data rifiutava il salasso, considerato panacea di tutti i mali e allora effettuato con svariate tecniche. Quindi, nell'agosto 1496 (e fino al 23 novembre, giorno in cui morì) Bianca subiva salassi che mal sopportava.
Se tale segno non è imputabile a un eventuale difetto non riparabile col restauro, circa il quale mancano alcune informazioni, allora andrebbe riferita alla scelta dell'artista, autore della copia, forse il Salai che ben conosceva Bianca Sforza, che volle lasciare un segno di riconoscimento legato alla storia della Gioconda.

Fonte: Adnkronos
Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:32

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo