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Venerdì, 15 Ottobre 2010 10:03

La Croce di Giotto e l'OPD

Elena Latini

croce di giotto

L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha concluso il restauro della grande Croce dipinta di Giotto della chiesa fiorentina di Ognissanti (467x360 cm). L’intervento sull’opera è stato deciso a seguito della mostra dedicata a Giotto del 2000, è stato realizzato dal Settore di restauro dei Dipinti mobili dal 2002.

Il dipinto raffigura il crocifisso secondo il tipo iconografico del Christus patiens affermatosi nel corso del Duecento in Toscana per influsso bizantino e noto grazie alle opere di Giunta Pisano a Cimabue, nella versione di totale umanizzazione della figura con la quale lo stesso Giotto aveva già realizzato la Croce di Santa Maria Novella (ca. 1285-1290). Ai lati, la Vergine e San Giovanni e nella parte alta il Redentore benedicente. Nella parte sottostante è probabile che l’appoggio fosse costituito dal piede trapezoidale che forse raffigurava il Golgota.

Il dipinto è realizzato su un supporto in legno di pioppo con strati preparatori complessi composti da una tela di lino e da due strati di gesso e colla, strati pittorici sottili a tempera ad uovo, ricercati effetti decorativi nelle dorature a guazzo e a missione. Particolarità di Giotto è l’inserimento di vetri decorati nell’aureola del Cristo, così come si era rinvenuto nella Croce di Santa Maria Novella.

I danni principali riscontrati riguardavano sia il supporto, con alcune pericolose fratture da risanare, e la superficie pittorica, la cui policromia era pesantemente alterata dall’accumulo di sporco e materiale vario di deposito (dal fumo delle candele, ad una patinatura a gomma vegetale, all’inquinamento atmosferico moderno). Erano poi evidenti alcuni danni antichi accidentali che avevano causato alcune rotture nella cornice ed ammaccature nella pittura, e danni da percolazioni di acqua che avevano causato la perdita di alcune limitate porzioni del colore, soprattutto nella zona alta, in corrispondenza del Redentore benedicente.

Il progetto di restauro si è basato su una ampia campagna di indagini diagnostiche conoscitive che sono servite a comprendere la tecnica artistica di realizzazione e lo stato di conservazione dell’opera.

Secondo la metodologia del Laboratorio dell’OPD sono state eseguite prime le indagini fisiche non distruttive (senza campionamento): Radiografia X, Fluorescenza UV, Infrarosso FC, Riflettografia IR, Infrarosso BN, Misure di Riflettanza FORS, Fluorescenza x; per ridurre la necessità di indagini chimiche (sezioni stratiografiche, FT-IR, GC-MS) su micro-campioni.

Da un punto di vista tecnico il problema più rilevante è stato costituito dalla messa a punto della tecnica di pulitura. L’impostazione metodologica del Settore di restauro  dei dipinti mobili dell’OPD ha portato ad applicare nuove classi di materiali solventi acquosi (resin soaps, enzimi, ecc.) sino ad una sperimentale ricerca sull’impiego di un nuovo tipo di laser, si è unita l’estrema delicatezza del dipinto, costruito con strati sottilissimi di colore e con una preparazione di base estremamente sensibile ai materiali acquosi.

Il progetto ha previsto per prima la pulitura dell’opera, che ha conseguito un eccezionale  risultato che ha permesso di confermare la paternità giottesca anche se con l’aiuto di collaboratori.

Successivamente si è proseguito con il risanamento strutturale sia del tavolato sia della struttura di sostegno posteriore, nella quale è stata ricostruita una parte mancante e consolidate le altre. Quindi si è passati alla fase di stuccatura, di elaborazione della superficie e di reintegrazione delle lacune. Quest’ultima è stata compiuta impiegando la tecnica differenziata e reversibile della “selezione cromatica”, sia per le campiture pittoriche sia per le dorature, limitando però l’intervento allo stretto indispensabile.

Una parte importante del progetto è consistita in una serie di provvedimenti e di scelte collegate alla futura conservazione della Croce, sia affidandosi a materiali protettivi da applicare al supporto ligneo, sia ad una attenta scelta della nuova collocazione all’interno della chiesa, così da coniugare buone condizioni microclimatiche con una corretta fruizione da parte del pubblico.

La nuova collocazione è stata individuata nella cappella rialzata del transetto sinistra che presenta ancora le volte gotiche dell’antica costruzione e consente una corretta lettura dal basso, come quando era originariamente collocata sul tramezzo della chiesa.

Le condizioni microclimatiche ambientali sono già state verificate saranno poi monitorate dopo la ricollocazione a cura del Settore di Climatologia e Conservazione preventiva di questo OPD.

Per maggiori informazioni:

www.opificiodellepietredure.it/index.php?it/304/giotto-croce-dipinta-della-chiesa-di-ognissanti

Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:32

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