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Martedì, 13 Marzo 2012 15:52

La Battaglia di Anghiari non è andata perduta

Questo è quanto emerge dalle ricerche condotte dal team guidato da Maurizio Seracini dell'Università San Diego della California e condotte a fine dello scorso novembre.
Nonostante le diverse polemiche e le proteste per la possibile invasività delle analisi e messa in sicurezza per l'opera del Vasari, le ricerche nel Salone dei Cinquecento sono proseguite evidenziando la presenza di un'intercapedine e di tracce di pigmenti tra cui un nero con caratteristiche chimiche simili a quello di altre opere di Leonardo quali la celebre Gioconda e il San Giovanni Battista del Louvre.
Secondo Marco Ciatti, neo-soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure, un'alta percentuale di manganese e ferro caratterizza proprio il nero della pittura di Leonardo.

Sicuramente la composizione di un pigmento non è un dato sufficiente per il riconoscimento dell'opera di un'artista, né tantomeno lo è il nero, pigmento ottenuto quasi sempre dalla combustione di diversi materiali quali ossa, avorio, oli o altri materiali e di composizione chimica non sempre facilmente identificabile, specie se utilizzato in miscela con altri pigmenti. In questo caso, inoltre, l'opera ha subito un processo di avvicinamento ad alte fonti colore per la messa in opera del colore.
Ciò nonostante l'utilizzo di una sonda endoscopica dotata di una piccola microcamera ha comunque permesso di indagare la muratura aldilà degli affreschi del Vasari individuando un'intercapedine di circa 1,5 cm di ampiezza, svelando una parete nascosta con tracce di colore.

I sondaggi effettuati attraverso gli affreschi del Vasari sono sei e hanno permesso di rintracciare ulteriori pigmenti quali una lacca rossa, cocciopesto  e materiali lattiginosi di calcite. I campioni sono stati analizzati nel laboratorio Editech di Firenze dello stesso Seracini e nel laboratorio PontLab di Pontedera utilizzando tecnologie tradizionali per la diagnostica di opere d'arte quali la microscopia elettronica a scansione accoppiata alla microanalisi (SEM-EDS).
La sonda endoscopica mostra inoltre tracce di uni colore beige molto probabilmente applicato a pennello.

Il risultato di tali ricerche confermerebbe l'ipotesi per cui il Vasari, nutrendo una grande stima per Leonardo, abbia molto probabilmente conservato l'opera del maestro seppur incompleta.

Nel Salone pare non vi siano altre intercapedini, quindi la parete scelta è quella giusta per la ricerca della famosa opera. 
Il progetto é stato finanziato dalla National Geographic Society e dal Center of Interdisciplinary Science for Art, Architecture and Archaeology (CISA3) della University of California, San Diego's (UCSD), in collaborazione con il Comune di Firenze e ha raccolto il consenso della soprintendente di Firenze Cristina Acidini che ha assicurato l'assiduità della vigilanza sulle operazioni di ricerca e la non invasività del progetto.
A breve si procederà con ulteriori studi sulla parete nascosta e la ricerca di nuovi fondi.
Anche il Ministro per i Beni Culturali Lorenzo Ornaghi ha mostrato il suo interesse annunciando il suo arrivo a Firenze entro un mese proprio per poter salire sull'impalcatura del Salone dei Cinquecento.
Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:32

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