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Giovedì, 03 Maggio 2012 16:00

Analizzato il sangue di Oetzi

Oetzi, la mummia  ritrovata sulle Alpi Venoste nel 1991, nota come Mummia del Similaun è stata nuovamente studiata nell’Istituto per le Mummie e l'Iceman dell’Accademia Europea di Bolzano (Eurac) di Bolzano.  
Dopo aver scoperto che Oetzi era stato ucciso da una freccia, aveva mangiato carne di stambecco prima di morire, e dopo averne analizzato il DNA, i ricercatori hanno scoperto che c’era la possibilità di analizzarne il sangue.

Finora la ricerca sul sangue non era stata possibile in quanto non erano state trovate cellule di sangue nelle vene. Attraverso l’uso di alcune tecnologie i ricercatori dell’EURAC di Bolzano e della Technische Universität di Darmstadt hanno potuto rintracciare alcune cellule ematiche che erano rimaste in alcune parti delle ferite.

"Finora non sapevamo quanto a lungo si potesse conservare il sangue, né tantomeno come si presentavano i globuli rossi dell’uomo durante l’età del rame”, spiega Albert Zink, direttore dell’Istituto per le Mummie e l’Iceman dell’ (EURAC). Le ricerche sono state condotte insieme a Marek Janko e Robert Stark, entrambi ricercatori di scienze dei materiali al Center of Smart Interfaces della Technische Universität di Darmstadt, in Germania.

Per l'analisi del sangue è stato utilizzato un microscopio a forza atomica, che analizzando i campioni grazie ad una punta sottile che percorre minuziosamente le superfici di tessuto, ne ha registrato la forma punto per punto. E' stato così possibile l'analisi di due ferite sulla mano e sulla spalla della mummia.

Sulle superficie è stata scoperta la presenza di globuli rossi dalla forma circolare, la stessa che ritroviamo oggi negli individui sani. Per essere certi al cento per cento che si trattasse di vere e proprie cellule del sangue e non di polline, batteri o di un’impronta lasciata da una cellula ormai scomparsa è stato adoperata la spettroscopia Raman che ha permesso l'identificazione di diverse molecole.
Questo metodo ha confermato che i globuli rossi di Öetzi hanno lo stesso aspetto dei campioni moderni di sangue umano. L’analisi ha rivelato anche tracce di fibrina, una proteina che regola la coagulazione del sangue. E' una sostanza che emerge nelle ferite fresche e successivamente tende a diminuire. Questo conferma la tesi che Ötzi sia morto subito dopo esser stato ferito dalla freccia e non nei giorni successivi, come era stato ipotizzato inizialmente. 

Fonte e Photo: Eurac
Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:32

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