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Lunedì, 22 Ottobre 2012 10:53

Analisi chimiche su lampade mamelucche

Liliana Gianni

SmaltoRaman4Il Dipartimento d’Arte Islamica del Museo del Louvre ha riaperto le porte al pubblico lo scorso 22 settembre esponendo la sua eccezionale collezione di vetri smaltati del periodo mamelucco. Durante la precedente chiusura i pregiatissimi vetri erano stati per la prima volta oggetto di studi e indagini chimiche volte a svelare i segreti del loro processo produttivo.

I vetri della collezioni, in effetti, non erano mai stati trasportati per essere analizzati ma, in occasione della ristrutturazione del dipartimento, quattro lampade e una bottiglia a collo lungo tutte ascrivibili al periodo Mamelucco (1250-1515) sono state sottoposte ad un iter diagnostico in situ, ad opera di un team di scienziati del “Laboratoire de dynamique, interactions et réactivité” del CNRS/UPMC, utilizzando una tecnica analitica mobile e non-invasiva: la spettroscopia Raman.  

SmaltoRaman1Il principio della tecnica è semplice: il materiale investito da una radiazione monocromatica diffonde a sua volta una radiazione di energia minore che porta in sé informazioni  sulla composizione e la struttura del materiale, e quindi sui metodi di produzione adottati e sul suo stato conservativo.

Attraverso queste analisi gli scienziati hanno scoperto che gli smaltatori dell’epoca mamelucca utilizzavano in alcuni casi il lapislazzuli per ottenere il colore blu. Questo raro minerale utilizzato nelle pitture e a volte negli affreschi non era considerato un pigmento sufficientemente stabile dal punto di vista chimico per essere utilizzato in ceramiche e vetri. Recentemente tuttavia sono state scoperte tracce di lapislazzuli combinate con il blu di cobalto su ceramiche del XII-XIV secolo.

SmaltoRaman3

Sorprendentemente, per la produzione dello smalto color verde nelle opere analizzate è stato utilizzato principalmente il giallo di Napoli mischiato con il blu di cobalto (in quattro reperti su cinque)  mentre solo in un campione è stato preferito il lapislazzuli al blu di cobalto.

Risulta ancora sconosciuta la motivazione delle scelta da parte dei maestri vetrai di un pigmento blu rispetto l’altro, avendo questi pigmenti intensità cromatiche molto simili ed essendo entrambi termicamente stabili alle temperature di smaltatura (600°-900°). 

Dalle analisi risulta che il bianco presente nei vetri mamelucchi è stato ottenuto per precipitazione dell’ossido di stagno o, in alcuni casi, con fosfato di calcio.

SmaltoRaman2

I differenti metodi per ottenere il verde e il bianco sono stati usati per classificare i vetri smaltati mamelucchi in tre gruppi che corrispondono a quelli stabiliti dai curatori attraverso criteri artistici (le decorazioni, la brillantezza degli smalti, le iscrizioni, la data etc.). Comparando i reperti mamelucchi del Louvre con delle repliche di maestri vetrai del XIX secolo, si nota la differenza dei pigmenti utilizzati nei periodi successivi (il bianco d’arseniato, il blu di cobalto e il cromato di piombo per il giallo).

Questo studio aiuta quindi a distinguere le parti restaurate da quelle originali, come pure gli originali dalle copie. L’autenticazione dei reperti diviene possibile attraverso l’identificazione dei processi di produzione tipici del periodo mamelucco, effettuata attraverso l’utilizzo di strumentazione non-invasiva e mobile. 

Resta ancora da verificare se i reperti mamelucchi presenti in altre collezioni rientrino nella classificazione presentata dagli scienziati del team di ricerca e dai curatori della collezione. 

 

Fonte: CNRS

Immagini: Philippe Colomban, CNRS

1 - Lampada (Syria, first metà del 14° sec.). Il verde è ottenuto con lapislazuli, il bianco con ossido di stagno.

2 - Dettaglio della bottiglia "Tuquztimur" (Syria o Egitto, 1342 - 1345 d.C. ca.). Qui il verde è ottenuto con blu di cobalto. 

3 - Strumentazione Raman utilizzata per l'analisi della bottiglia "Tuquztimur" (Syria o Egitto, 1342 - 1345 d.C. ca.)

4 -  Lampada (Syria o Egitto, 1362 d.C. ca). Il verde è ottenuto con blu di cobalto, il bianco con ossido di stagno. Lo smalto sul piede è composto da arseniato e cromato di piombo per il bianco e giallo, rispettivamente, entrambe tipiche di un restauro del 19° secolo.

Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 17:33

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