Fisici, chimici e storici dell'arte russi chiariscono il mistero di un dipinto russo del XVII secolo

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"Il ritratto di Favst Petrovich Makerovsky in un costume mascherato" (1789) (118,3 x 89 cm olio su tela) del pittore russo di origine ucraina Dmitry Grigoryevich Levitsky è stato oggetto di un interessante studio al fine di predisporre interventi conservativi.

La ricerca è stata condotta da ricercatori dell'Istituto di fisica e tecnologia di Mosca, dell'Istituto di chimica generale e inorganica di Kurnakov dell’Accademia delle Scienze Russa e della Gosudarstvennaja Tret'jakovskaja Galereja, di Mosca, che ospita la più grande collezione di belle arti russe, tra cui il ritratto di Makerovsky. La ricerca è apparsa, un anno e mezzo dopo l’inizio dei lavori di restauro, su Heritage Science di gennaio 2020. (https://heritagesciencejournal.springeropen.com/articles/10.1186/s40494-020-0351-1) (DOI: 10.1186 / s40494-020-0351-1)

Nella sua rappresentazione del giovane nobile polacco Levitsky si rivolse al genere della ritrattistica in costume. Il dipinto costituisce un raro esempio di vestizione per bambini nell'arte russa. Il pittore presenta il suo personaggio in un lussuoso costume europeo del 17 ° secolo sullo sfondo di un paesaggio, cosa inconsueta nelle sue opere. La percezione estetica del ritratto, uno dei capolavori del periodo maturo del noto pittore, era stato compromessa da interventi conservativi approssimativi, l’ultimo risalente a un secolo fa, nel 1914, con improvvido uso di spessi strati di pittura ora ingiallita dal tempo. Come riportare il ritratto quanto più possibile al suo aspetto originale senza danneggiare ulteriormente l’opera questa la difficile sfida intrapresa dalla conservatrice, Tatiana Seregina, e dal team di ricercatori che hanno sviluppato in maniera egregiamente interdisciplinare innovativi per l'analisi locale di materiali e nanomateriali.

Oltre agli obiettivi e agli aspetti conservativi risolti con la caratterizzazione dei materiali artistici utilizzati dall'artista nel ritratto la ricerca ha portato anche al chiarimento di quello che era un mistero di vecchia data riguardante il ritratto. Il dipinto di Levitsky non consiste in una tela unica ma è il risultato dell’unione di tre parti e, sebbene non vi siano mai stati dubbi sulla paternità di quella principale, rimaneva ignoto il momento in cui due pezzi di tela dalle ginocchia verso il basso fossero stati aggiunti alla figura. La struttura distinta delle cuciture che collegano le tre parti – quella superiore molto ordinata diversamente da quella inferiore del tutto grossolana - aveva dati spazio a forti riserve sulla contemporaneità dell’intervento che certamente era anteriore agli inizi del secolo scorso come rivelato da alcune fotografie. Ora le analisi hanno dimostrato finalmente che i pezzi aggiunti furono effettivamente dipinti da Levitsky.

Fisici, chimici e storici dell’arte (Istituto di fisica e tecnologia di Mosca: Nikolay P. Simonenko, Valentin R. Solovey, Anna A. Lizunova, Stepan V. Lisovskii, Ivan A. Volkov & Viktor V. Ivanov; Istituto di Chimica generale e inorganica di Kurnakov dell’Accademia delle Scienze Russa: Nikolay P. Simonenko, Tatiana L. Simonenko & Elizaveta P. Simonenko; Tretyakov Gallery, Mosca: Kirill V. Shumikhin, Elena A. Liubavskaya, Tatyana V. Seregina, Irina G. Basova, Yulia B. Dyakonova & Yulian A. Khalturin) hanno utilizzato un’ampia gamma di metodi di analisi fisico-chimiche.

La scelta di utilizzare una vasta gamma di strumenti ha costituito non solamente un fattore decisivo ma sul piano metodologico il contributo più rilevante dello studio.

Innanzitutto i metodi non invasivi: microscopia ottica e la spettrofotometria (XRF). La microscopia ottica ha rivelato gli elementi strutturali delle composizioni stratificate con le differenze esterne tra loro consentendo un'analisi dello stile pittorico dell'artista e di trarre conclusioni sullo stato di conservazione dell'opera attraverso l’esame degli elementi strutturali fondamentali della composizione. La spettrofotometria (X-ray fluorescence spectroscopy o X-ray fluorescence) ha fornito informazioni sui pigmenti inorganici utilizzati dall'artista. Nel passaggio successivo è stato necessario stimare la stratigrafia di varie sezioni del dipinto con l'uso della microscopia ottica e studiare più accuratamente la composizione dei singoli strati mediante analisi elementare. In accordo con il conservatore e il curatore sono stati selezionati i siti di campionamento più appropriati e quindi sono stati prelevati campioni per produrre sezioni trasversali. La resina fotopolimerizzante Technovit 2200 LC è stata utilizzata per produrre le sezioni trasversali oggetto di ulteriori lavori utilizzando microscopia elettronica (SEM) e spettroscopia (EDX). Ciò ha permesso di caratterizzare la composizione elementale di ciascuno degli elementi strutturali dei campioni prelevati, le loro inclusioni submicro e microdimensionali, per mappare la distribuzione degli elementi chimici sulla superficie studiata e determinare la dispersione dei componenti organici e inorganici contenuti nel materiale. Successivamente, al fine di stabilire le classi dei componenti inorganici, i campioni sono stati studiati usando i metodi di analisi spettrale La spettroscopia IR a trasformata di Fourier, o in forma abbreviata FT-IR, realizzata sfruttando un interferometro, affiancata alla spettroscopia Raman basata sul fenomeno di diffusione di una radiazione elettromagnetica monocromatica da parte del campione analizzato. Il metodo della spettroscopia infrarossa a trasformata micro-Fourier (micro-FTIR) ha permesso di identificare i gruppi funzionali e le principali classi di composti inorganici e i mezzi di legame. La spettroscopia micro-Raman (micro-RS) ha permesso di stabilire un elenco dei composti chimici specifici contenuti in vari elementi strutturali dei campioni. Questo approccio ha consentito l'identificazione dei leganti organici contenuti nel campione e una valutazione del grado di polimerizzazione, che è correlato alla loro età o livello di invecchiamento

Complessivamente da questa sequenza di metodi di analisi è alla fine scaturito un quadro più completo dei materiali utilizzati dall'autore e del loro stato attuale oltre ai materiali usati nei precedenti interventi di conservazione. La premessa scientifica robusta alle risposte che l’indagine in origine aveva sollecitato per le tante questioni non chiarite.

Esaminando gli strati di pittura il team ha potuto accertare la sua composizione simile in tutto il dipinto, inclusi i due pezzi aggiunti. In particolare, il pigmento verde è presente in ciascuno dei tre frammenti e ha una natura comune rivelata dalla spettroscopia infrarossa: malachite.
Nessuna delle altre 10 tecniche analitiche utilizzate dai ricercatori era stata in grado di identificare la malachite, sebbene un indizio indiretto potesse essere fornito dalla presenza di rame nella vernice verde rivelata dall’analisi elementare.
Per accertare l’origine comune dei due pezzi aggiunti si è resa necessaria un’analisi del pigmento marrone che ha coinvolto la spettroscopia infrarossa e spettroscopia Raman e la microscopia elettronica a scansione combinata con la spettroscopia EDX.

Le conclusioni hanno rivelato che un singolo processo artistico unisce tutte e tre le parti della tela, da attribuirsi a Levitsky quindi nella sua interezza.
Certamente è stato necessario prelevare dei campioni dal dipinto. Grazie alla collaborazione interdisciplinare alcuni dei campioni sono stati prelevati dai bordi del dipinto.
Oltre alla sua utilità per successivi interventi conservativi lo studio ha ampliato la comprensione dell'opera di Levitsky e della pratica artistica della fine del XVIII secolo in Russia.
Con approcci e metodi che potranno essere in futuro applicati ad altre opere d’arte.
Presto, terminati i lavori di restauro ora in fase finale, il ritratto di Makerovsky tornerà negli spazi museali.

 

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