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Re – Coding: mostra personale di Quayola, la concretizzazione dell’idea creativa

Il 29 settembre 2021 è stata inaugurata “Re-Coding” la prima grande personale a Roma di Quayola, artista di origine romana ed esponente della Media-art a livello internazionale. Sculture, videoproiezioni, stampe si susseguono nello spazio di Palazzo Cipolla e restituiscono una panoramica del processo creativo dell’artista.

Utilizzando sistemi di robotica, Intelligenza Artificiale (AI) e software generativi, Quayola trasforma la tecnologia computazionale in una nuova tavolozza: dipinti rinascimentali e barocchi sono trasformati in complesse composizioni digitali. Un’esplorazione della tradizione storico artistica occidentale partendo dalla poetica rinascimentale. I capolavori dell’arte italiana ed europea sono proposti attraverso una rielaborazione visionaria che sfrutta le infinite potenzialità del progresso per restituire una miscela contemporanea di presente e passato. Le opere assumono sia una forma immateriale (video) che materiale (stampe, sculture), l’artista si sofferma sul paradosso di un’immaterialità che è di fatto una nuova forma di materialità. Il linguaggio per esprimere una visione del mondo del XXI secolo.

Le sue serie botaniche come 'Jardins d’été' (fig. 2) mettono in luce l’affascinante, anche se paradossale, somiglianza tra il mondo naturale e quello digitale. Il progetto espositivo si sviluppa in tre aree tematiche: iconografia classica, sculture non finite, e tradizione della pittura di paesaggio. Le sculture robotiche dialogano con gli artisti del passato, in modo particolare con Bernini, e sono realizzate con il supporto di un sistema robotico: AI. La mostra è promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Prof. Emmanuele F. M. Emanuele, ed è realizzata da Poema con il supporto organizzativo di Comediarting e Arthemisia ed è curata da Jérôme Neutres e Valentino Catricalà.

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Fig. 2 – Quayola, Jardins d’été, 2017, serie di video 4k

 Quayola utilizza gli algoritmi che regolano il mondo digitale non soltanto o non semplicemente per creare delle opere d’arte, ma piuttosto per scandagliare, con le infinite opportunità che la tecnologia offre, il processo di ricerca che è alla base dell’opera d’arte stessa, per esplorare la moltitudine di possibilità di concretizzazione dell’idea creativa - dice il prof. Emmanuele Emanuele -. In questo percorso così innovativo e originale, è significativo che per Quayola sia fondamentale il dialogo costante con i grandi maestri dell’arte classica, quali Raffaello, Botticelli, Rubens e Bernini, di cui predilige i bozzetti e i disegni preparatori, perché ciò che è incompiuto gli consente – come egli stesso ammette – di allontanarsi dall’idea di rappresentazione per concentrarsi sul processo artistico nella sua integrità. Il linguaggio contemporaneo di Quayola dà quindi vita ad una mostra che è auspicabile possa avvicinare i puristi della tradizione ai nuovi codici espressivi derivanti dalle tecnologie più attuali, le quali, lungi dall’essere asettiche e disumanizzate, si mettono al servizio dell’atto creativo offrendo all’artista e ai suoi fruitori nuovi strumenti per esplorare «l’ineffabile mistero del fare arte».

 La mostra sarà visibile fino al 30 gennaio 2022.

Fonte: Fondazione Terzo Pilastro


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