Gli arazzi di Raffaello nel cinquecentenario dalla morte

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La Cappella Sistina quest’anno ha esposto per una settimana gli arazzi con scene tratte dagli Atti degli Apostoli (Pinacoteca Vaticana, Roma), realizzati su cartoni di Raffaello (Victoria and Albert Museum, Londra). La brillante esibizione vaticana, appena trascorsa, intermittentemente si ricollega alla grande mostra Raffaello 1520-1483, sospesa subito dopo l’inaugurazione del 5 marzo scorso.

Gli arazzi sono stati allestiti, al di là della transenna marmorea, sopra le finte cortine di drappi del registro inferiore delle pareti della Cappella papale fatte affrescare da Sisto IV Della Rovere, per le quali vennero commissionati dal pontefice Leone X con pagamenti al pittore documentati negli anni 1515 e 1516. Vi erano stati esposti per l’ultima volta nel 1983, e una selezione nel 2010, sempre prelevandoli dalla Sala permanentemente adibita della Pinacoteca Vaticana, dove sono mostrati a rotazione protetti da teche di vetro.

Figura 2Fig. 2 - Raffaello, Consegna delle chiavi (Victoria & Albert Museum, Londra, cartone, in controparte)

 

L’accurato restauro - lo stato ante è confrontabile alle serie fotografiche in bianco e nero scattate nella prima metà del secolo scorso dalla Compagnia Rotografica (fg. 3) - che ne ha ripristinato i colori sbiaditi, integrandone nei trascorsi quattro anni l’ordito e i bordi (fg. 4 ), ne ha comportato ancora una volta il temporaneo reinserimento e la restituzione dei paramenti del Sacello nel Rinascimento, anche se in questa occasione accessibile ad un limitato numero di visitatori, riapparso simbolo perenne di ‘horror vacui’.

Figura 3 Fig.3 - Da Raffaello, Guarigione dello storpio (Musei Vaticani, Foto Rotografica)

Gli arazzi furono ordinati per la canonizzazione di S. Francesco di Paola (1 maggio 1519) e intessuti, a dire di Giorgio Vasari, dalle manifatture di Fiandra, costati 70.000 scudi. In realtà furono stimati valere duemila scudi d’oro l’uno e, conservati nella cappella pontificia, vi vennero incisi liturgicamente alle pareti da Etienne Dupérac nel 1578. Nel mese di luglio del 1517 al seguito del cardinale Luigi d’Aragona in viaggio nel Brabante, il suo segretario Antonio de Beatis li descrisse nel taccuino dell’itinerario (ed. cur. Ludwig von Pastor, Friburgo 1905) in lavorazione nella manifattura di Bruxelles ed il 26 dicembre del 1519 i nuovi arazzi finiti arredarono per la prima volta la Cappella durante la celebrazione della Messa solenne. A parere del cerimoniere di Leone X, Paride De Grassi, che nel Diario che tenne di quel pontefice (ed. Roma 1884) li ricordò nel Sacello pontificio, (“[…] non est aliquid in orbe pulchrius [...]”), non vi era al mondo cosa più bella. 

Figura 4Fig. 4 - Dettaglio di un bordo di arazzo in fase di restauro (2015)

Anche senza un coro angelico, ma nel brusio di sottofondo della Sistina gremita di persone, l’impressione di De Grassi di un cromatismo trionfale tutt’altro che fugace è stata così restituita improvvisamente (durante l’evento vietandone le fotografie sebbene scattate senza flash). Nel luglio del 1517 l’arazzo con la ‘Consegna delle chiavi a S. Pietro’, o Pasce oves meas (fg. 1, 2), finito, si trovava ancora nella bottega di Bruxelles, presumibilmente completato della bordura, nella quale sono state interpretate scene dalla vita di papa Leone (Antoine Chrysostôme Quatremère De Quincy, Istoria della vita e delle opere di Raffaello Sanzio da Urbino, Francesco Longhena cur., Milano 1829); nel fregio della ‘Morte di Anania’ si legge l’iscrizione “Leo X Pont. Max.” e nel possesso del fregio della ‘Pesca miracolosa’ è raffigurata la facciata di S. Maria in Domnica alla Navicella.

Che il pittore Pieter Van Aelst, al quale è tradizionalmente attribuita la serie, fosse uno dei massimi esponenti dell’arte tessile fiamminga, al pari di Bernaert van Orley e di Bernaert e Joos van Cleve è opinione condivisa dalle fonti ottocentesche, che ne discussero l’influsso della ponderata idea di bello dagli spaziati sfondi architettonici e paesistici dei mirabili cartoni sia sulla produzione incisoria tratta dall’arazzeria fiamminga che sulle arti applicate congeneri come di una categoria estetica distinta: il pittoresco. Allo stesso modo degli altri acquistati da Pieter Paul Rubens per la corona inglese nel 1623, anche il cartone in controparte di Raffaello (Victoria and Albert Museum, Londra) relativo alla ‘Consegna delle chiavi’, forse pennellato a guazzo da Giulio Romano e Giovan Francesco Penni, con una complessa vicissitudine nelle collezioni reali londinesi di Hampton Court, è stato restaurato e riesposto a Londra nel 2010. Dagli stessi cartoni del Victoria and Albert Museum è tuttora opinabile provenissero in parte altre serie consistenti, fino a quelle realizzate dalle manifatture Mortlake e Gobelins nella prima metà del Seicento. Fonte originaria della storia degli arazzi di Raffaello sono inoltre i Diarii di Marcantonio Michiel, ambasciatore veneziano presso la Santa Sede, in particolare la Relazione del 7 dicembre 1519 che ve ne descriveva sette: “Le historie di detti arazzi erano, la Conversione di Santo Andrea, et San Iacomo nelle barche pescatorie [n.d.r.: La Pesca miracolosa; Vangeli, Gv 21:1-19; Atti 15:7]; la Consegnatione, che fa Cristo a San Pietro delle Chiavi; La Conversione di Santo […] (n.d.r.: Pietro) nel Tempio di Salomone, per el sanare di alcuni storpiati, che fa Christo; la Lapidatione di Santo Stefano; la Conversione di S. Paulo; la Conversione di Sergio Consule per lo illuminar di un cieco, che fa S. Paulo [n.d.r.: L’Accecamento di Elima]; la Resistenza che fa S.[anto] P.[aulo] di sacrificar nel Tempio di Marte agli Idoli [n.d.r.: Il Sacrificio di Listra]” (Emanuele Antonio Cicogna, Intorno la vita e le opere di Marcantonio Michiel, in Memorie dell’I. R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 9, Venezia 1960, p.406).

 

 5Figura 5. Bordura delle 'Ore' (in fase di restauro)

 6Fig. 6 - Da Raffaello, Conversione di S. Paolo (Musei Vaticani, arazzo)

Figura 7Figura 7 - Da Raffaello, Conversione di S. Paolo (incisione tratta da G. B. Cavalcaselle, J. A. Crowe, Raffaello, La sua vita e le sue opere, Firenze 1890)

   

 

Mancante nell’elenco degli arazzi di Michiel, dagli ‘Atti di S. Paolo’, solo il soggetto del cartone della ‘Predica di S. Paolo nell’Aeropago di Atene’ (Idem, Londra) e, da quelli di S. Pietro, ‘La Morte di Anania’ (Ibidem, Londra), sono invece proprio perduti i cartoni dagli ‘Atti di S. Paolo’ di ‘S. Paolo in carcere’, altrettanto non elencatovi, e, nel 1519 nella Sistina, della ‘Lapidazione di S. Stefano’ e della ‘Conversione di Saulo’ (fg.7), pure assegnato a Giovan Francesco Penni nelle figure. Attribuzione fatta sulla scorta di Vasari che aveva affermato anche l’aiuto di Raffaello attivo per i “panni d’arazzo della Cappella del Papa e del Concistoro” (i restanti nella Galleria degli Arazzi dei Musei Vaticani), in modo particolare nelle grisailles dei fregi, i cui cartoni invece non sono pervenuti. I fregi delle Virtù teologali dei bordi, due dei quali (Le Ore e Le Stagioni) staccati (fg.5), furono realizzati a corredo dell’arazzeria per armonizzarne le disposizioni liturgiche, mentre, dal formato altrettanto oblungo al fine di disporlo nella risega verticale a fianco della cantoria sulla parete Nord della Cappella, il ‘S. Paolo in carcere’, in cui compare la figura di un Titano a personificare il terremoto nell’episodio della ‘Prigionia di S. Paolo a Filippi’ dagli Atti degli Apostoli (fg.8).

8Figura 8 - Da Raffaello, Prigionia di S. Paolo (Musei Vaticani, arazzo)

 

Dei dieci arazzi leonini in mostra nella Sistina quattro raffigurano infatti episodi dagli ‘Atti di S. Pietro’, laddove nel complesso l’iconografia degli altri sei è ispirata a quelli di S. Paolo. Fa parte della leggenda biografica dell’artista, morto in giovanissima età, il fatto che lui stesso non potesse vedere realizzati tutti i cartoni commissionatigli da Leone X.

Bibliografia

SALVEMINI, Francesca. La pittura come rilievo monumentale. GEOmedia, [S.l.], v. 8, n. 5, lug. 2004. ISSN 2283-5687. Disponibile all'indirizzo: <http://mediageo.it/ojs/index.php/GEOmedia/article/view/869/796>

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