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C'è spazio per i Beni Culturali nelle smart cities?

Costruire una nuova città con i criteri smart è sicuramente più semplice di adattarne una storica. Smart o intelligente può significare ad esempio anche una cosa semplice come ottimizzare i punti di scambio nelle fermate del trasporto pubblico, ove l’impedimento del tessuto storico (o forse anche un po’ di incapacità progettuale) vanifica appieno le plurifunzionali app informative dei nostri palmari, dove un'intelligente integrazione di sistemi informativi consente di conoscere quale sia il modo migliore per raggiungere una località desiderata.

Il ritorno dell'aerofotogrammetria in archeologia

Telerilevamento e Fotogrammetria sono due tecniche diverse molto usate in archeologia e si fondano su principi diversi che richiedono precipue competenze. La International Society of Photogrammetry and Remote Sensing (ISPRS) è l’associazione che raggruppa tutti gli esperti mondiali del settore ed è attiva da decenni a livello internazionale, promuovendo convegni in tutto il mondo a cadenze fisse, durante le quali il punto della situazione sull’avanzamento tecnologico è illustrato singolarmente e dettagliatamente. Ciascuna nazione viene rappresentata nella ISPRS dalle analoghe affiliazioni locali come, tra le altre, la statunitense ASPRS (American Society of Photogrammetry and Remote Sensing), o l’italiana SIFET (Società Internazionale di Fotogrammetria e Topografia), nella quale ultima, però, al posto del Telerilevamento (Remote Sensing) troviamo la classificazione di Topografia. L’originalità italiana dipende dalle competenze scaturite da autonomi settori formativi, che sono consistiti, dalla fondazione dell’AIT (Associazione Italiana di Telerilevamento), nella riunione dei gruppi di esperti e ricercatori delle due branche disciplinari in un solo organismo. L’adozione da parte delle Agenzie Spaziali di ulteriori denominazioni del campo di ricerca hanno dato vita nel corso del tempo all’Earth Observation (EO), che in Italia cumula e sviluppa con una certa indifferenziazione il Telerilevamento e l’Osservazione della Terra. In campo archeologico Fotogrammetria e Telerilevamento sono tecnologie fondamentali che supportano i ricercatori nelle fasi di esplorazione, individuazione e documentazione e sono traenti per caratteristiche di precisione e dettaglio.

Le esigenze pratiche connesse al costo di sviluppo dei dati hanno portato negli scorsi decenni a dispiegare le due disparate metodologie forse in parte al di là delle prestazioni nominali di ciascuna, che per il Telerilevamento è determinata dall’analisi dell’emissione di energia elettromagnetica effettuata sulla superficie terrestre, sollecitata dal Sole o da altre fonti ed è in grado di sensibilizzare un apposito sensore, mentre, per la Fotogrammetria, dalla misurazione e rilievo cartografico di alta precisione con procedimenti 3D, svolti a bordo di aerei e velivoli appositamente attrezzati. L’evoluzione dei satelliti ha lasciato ritenere una progressività nella riduzione dei costi delle immagini satellitari, che avrebbero potuto competere con quelle aerofotogrammetriche, rendendo accessibili tali tecnologie anche nei casi di limitata disponibilità economica o di impegno parziale di approfondimento quale quella applicata del settore di prevenzione esercitata sul Patrimonio Culturale. Le recenti risultanze di uso di velivoli a pilotaggio remoto, gli UAV, dotati anche di camere amatoriali, hanno trovato un fertile campo di impiego, assistiti, così come sono, dalle notevoli capacità, adattamento, correzione e capienza dei softwares, in grado spesso di sopperire alle aberrazioni ottiche, anche nell’uso occasionale di obiettivi di bassa qualità o accuratezza.

Il rilievo aerofotogrammetrico archeologico con UAV (o APR in italiano, ma evitiamo l’uso della parola DRONE, che tanto terrore può incutere a popolazioni che ne stanno soffrendo usi bellici) attualmente si propone come soluzione definitiva, a basso costo, per qualsiasi necessità di mappatura di siti e monumenti archeologici, comportando risoluzioni di altissimo livello, finora impensabili o raggiungibili solo noleggiando aerei opportunamente dotati in volo di camere aerofotogrammetriche con potenti teleobiettivi. Non solo la precisione fornita da una bassa quota, ma anche la manegevolezza e trasportabilità del mezzo si è rivelata senza precedenti confrontabili. Una valigetta portatile, un cosidetto collo a mano, spesso contiene l’intero corredo necessario per esegure voli aerofotogrammetrici di alta qualità da terra. Un limite ancora è costituito dalla relativa autonomia, nell’ordine di qualche decina di minuti, sulla quale però tecnologia insorgente fornirà adeguate risposte, si spera, a breve termine.

L’Italia, che si propone al mondo come un paese leader del settore, ha appena dimostrato la possibilità di effettuare rilievi aerofotogrammetrici archeologici anche in zone storicamente inagibili, nelle quali per varie motivazioni di dislocazione, conformazione e sicurezza dell’area da sorvolare in situazioni belliche, anche negli ultimi decenni era stato possibile il solo sfruttamento al massimo grado delle informazioni dei satelliti. Il Ministero degli Affari Esteri, per il tramite dell’organismo della Cooperazione allo Sviluppo, ha appena raggiunto efficacemente l’obbiettivo di una prima ripresa ad alta risoluzione con velivolo a pilotaggio remoto dell’area del sito archeologico di UR, sito per il quale è lo stesso Stato italiano ad approntare un Piano generale di Conservazione, entro cui l’Iraq consegua la dichiarazione finale di sito di interesse dell’umanità da parte dell’Unesco. (per avere informazioni sulla ripresa aerea di UR vedi immagine campione a pag.35 del Numnero 2 2014 di Archeomatica).

 

Editoriale del numero 2 2014 di Archeomatica.

 

Open Access per la ricerca sui Beni Culturali

La causa della conservazione del patrimonio culturale è insieme a quella della ricerca medica un’impresa che dovrebbe essere sentita da tutti e meno affetta dall’aggressione della speculazione industriale. Si sa che il mercato delle industrie coinvolte dai beni culturali è limitato a pochi settori i quali, escludendo gli interventi sempre più rari di improbabili mecenati, non navigano nell’oro a causa della bassa sostenibilità degli interventi, che ad oggi solo dal turismo avrebbe un ritorno e l’avrebbe solo dagli incassi dei biglietti per i musei, i monumenti e le mostre, che tra l’altro riescono a richiamare visitatori a sufficienza solo se offrono una spettacolarità, o congenita alla struttura, come nei casi eclatanti del Colosseo e della Domus Aurea, o ricostruita con chiari alti costi di intervento. Oltretutto porterebbero un bene alla cultura del patrimonio, attirando l’attenzione dei più e dei media, ma solo su pochi elementi, resi selettivi e spettacolari, dalla cultura dell’evento che però tralascia migliaia di “illustri esemplari” senza approfondimento alcuno o comunque inaccessibili ai più. Potrebbe dirsi in tal senso che la politica della valorizzazione sia solo puntuale e tematica di fronte ad una cresciuta domanda di valorizzazione complessiva, sistematica e territoriale.

L’Open Access per le informazioni, inteso come accesso on-line libero e immediato non solo ai risultati della ricerca scientifica e il diritto di utilizzare e riutilizzare questi eventi silenti, ha il potere di trasformare il modo sia di fare ricerca che di condurre l’indagine scientifica. Ha implicazioni dirette e diffuse per il mondo accademico, la medicina, la scienza, l'industria e per la società nel suo complesso.

L’Open Access ha il potenziale per massimizzare gli investimenti di ricerca, aumentare l'esposizione e l'utilizzo di ricerche pubblicate, di facilitare la capacità di condurre una ricerca in tutta la letteratura disponibile, e migliorare l'avanzamento complessivo degli impegni cosiddetti “precari”. Agenzie di finanziamento della ricerca, istituzioni accademiche, ricercatori e scienziati, insegnanti, studenti e membri del pubblico in generale, stanno sostenendo il passaggio a Open Access in numero crescente ogni anno. Open Access Week è un'ottima occasione per tutti i soggetti di una comunità ad agire per rivitalizzare uno slancio a proseguire (wiki.openarchives.it).

Open Access Week, un evento globale che si tiene ormai da otto anni, è il luogo di diffusione e partecipazione accademica e di ricerca per continuare e sviluppare i potenziali benefici contribuendo a ispirare la diffusione più ampia, in modo da non duplicare i risultati raggiunti (tra gli altri limitati all’eterna scansione di documenti già in rete,o, peggio, alla limitazione dei formati di lettura). E da alcuni anni sta promuovendo anche in Italia un’adeguata cultura sulla libera fruizione del dato editoriale.

Ma la vera occasione viene dalla Commissione Europea che ha disposto che i progetti di ricerca Horizon 2020 debbano essere pubblicati in Open Access. A livello normativo italiano la situazione è complessa e in uno stato di continuaevoluzione per la necessità di adeguamento dei vecchi schemi editoriali. La ricerca sulle tecnologie per i beni culturali ha estremo bisogno di Open Access, affinchè le risultanze della ricerca non siano solo finalizzate ad un impegno “in carriera” del singolo ricercatore, ma accrescano i metodi di conservazione e fruzione.

 

Editoriale pubblicato su Archeomatica Numero 3 2014 

Bio-ipermedia ovvero l’ambiente peculiare cui tutti noi ogni giorno diamo luogo interagendo nello spazio-tempo, attraverso i corpi, con macchine, reti, algoritmi, dati, territori reali e sintetici (Giorgio Griziotti). Secondo modalità di crescente intensità e pervasività, con le interfacce, estensioni meccaniche ed elettroniche, che tendono a integrarsi sempre più intimamente nei corpi, estendendo e potenziando le capacità umane, finendo per modificare la stessa coscienza.

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